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Il fantastico fessurino di dita della nona lunghezza, superato on sight in apertura da Giorda.
Photo by Maurizio Oviglia
La lunghezza chiave della via, caratterizzata dai licheni gialli.
Photo by Maurizio Oviglia
Il verticale profilo del Filo a Piombo, celebre via degli anni ottanta aperta da Giorda stesso.
Photo by Maurizio Oviglia
Alla fine dello scorso luglio, Andrea Giorda e Maurizio Oviglia hanno aperto Imagine (350m, 7a max, 6b obbl, RS2/III) nuova via sulla parete Ovest del Becco di Valsoera (Gran Paradiso).
Photo by Maurizio Oviglia

Imagine, nuova via sul Becco di Valsoera per Giorda e Oviglia

06.08.2012 di Planetmountain

Alla fine dello scorso luglio, Andrea Giorda e Maurizio Oviglia hanno aperto Imagine (350m, 7a max, 6b obbl, RS2/III) nuova via sulla parete Ovest del Becco di Valsoera (3369m, Gran Paradiso). Il report e il Video della salita.

Una nuova via sulla Ovest del Becco di Valsoera non è cosa di tutti i giorni. In quello che è considerato a ragione il Piccolo Dru del Gran Paradiso, Andrea Giorda e Maurizio Oviglia hanno aperto una linea che ha tutte le caratteristiche per diventare una classica. Una via che ha richiesto ai due (gran conoscitori del Becco) 4 giorni di scalata ripartiti alla fine dello scorso luglio. In tutto 350m con difficoltà massima di 7a con obbligatorio di 6b in cui sono stati usati 45 spit (comprese le soste) ma che, come avverte Giorda, per gli standard italiani "è una via dove la capacità di mettere le protezioni veloci fa la differenza". Insomma è una proposta di quelle da sottolineare, per la parete e le sue storiche vie (fra tutte la Cavalieri-Mellano-Perego) e per la bellezza e la varietà della sua scalata. Poi ci sarebbe da dire di imagine... ma il perché di questo nome lo scoprirete da soli leggendo il report di Andrea Giorda...

IMAGINE E I PROFETI DEL TRAD di Andrea Giorda

Un'altra via sul Valsoera? Ci sta? Sì ci sta! Maurizio non è come me, un apritore della domenica che si gioca il due di picche nell'unica settimana di ferie che ha a disposizione. Oviglia è un apritore prolifico, che quando può non perde l'occasione di tornare ad esplorare le montagne Gran Paradiso. Ancora una volta ha avuto ragione e poi insieme con grande pazienza e passione abbiamo tracciato un itinerario, che è nato dall'immaginazione e dalla sfida di trovare l'avventura dietro casa.

L'ultima via aperta con Adriano Trombetta sul Becco nel 2006 l'avevamo battezzata Stairway to heaven, mieloso hit dei Led Zeppelin, un tormentone delle stanche feste degli anni '70 dove la lunghezza della canzone dava l'opportunità anche al più imbranato di tentare il colpo con la bella del cuore. Questa avrebbe dovuto chiamarsi la via dei Profeti, ma si sa che il mondo degli scalatori non brilla per autoironia, e si prende molto sul serio. Qualche severo trombone non avrebbe inteso l'aspetto goliardico e ci avrebbe accusati di autocelebrazione e superbia. E poi diciamolo, un bel salto indietro rispetto ai Led Zeppelin, anche i Profeti erano un “Complesso” come si diceva una volta, ma molto più casareccio, di quelli con i pantaloni viola a zampa di elefante e i capelli cotonati alla Toto Cutugno.

Già perché i Profeti? In un simpatico batti e ribatti dopo l'esperienza che entrambi abbiamo fatto al BMC meeting in Galles, qualcuno ci ha apostrofati i Profeti del Trad, ossia dell'arrampicata Britannica dove sono ammessi solo le Cams e i Wires che qui da noi tutti chiamiamo Friends e Nuts. Per capire lo spirito di questo tipo di scalata, bisogna fare un'esperienza in diretta e la cosa che più sorprende è come l'avventura prevalga sulla prestazione sportiva. Sulle scogliere di Googarth in Galles, mi è capitato di smadonnare perché tra il muschio e la roccia compatta non c'era neanche una sosta, candidamente il mio Host (il mio accompagnatore), Steve Findlay, un mito tra i Sea cliff climber locali, mi ha detto divertito “Andrea, this is Adventure Climbing!“. E già perché anche la parola Trad non la usano, per loro è Adventure Climbing.

Sono concezioni diametralmente opposte, il mondo latino tende a vivere la natura come una fonte di pericoli da cui proteggersi, basta vedere un nostro bimbo che va a sciare, tra sciarpe, cappelli, guantoni, canottiera, occhiali, creme, berretto, sembra che vada in guerra. I bimbi nordici sono lasciati più ruspanti, la lezione di quelle mamme è che i pericoli non si possono eliminare, ma bisogna imparare a conoscerli e dominarli. Se esci senza guanti impari cosa è il freddo e torni a casa a prenderli, questa è la vera unica difesa.

Il nostro Trad casalingo della Valle dell'Orco, del quale mi sento orgoglioso promotore, è un parente molto distante della vera arrampicata britannica, dove le fessure, i tracciati e l'ambiente in generale sono molto più aleatori, e di sicuro senza compromessi. Ho visto scalare decine di persone a Googarth e nessuno si chiedeva perché non c'erano neanche le soste, ma il bello è che nessuno le avrebbe volute! Tolto me naturalmente, che qui sono un Profeta, là un cagasotto italiano. Guarda caso al rifugio Pontese, gestito dalla insuperabile Mara, vera regina del Vallone di Piantonetto, durante il nostro soggiorno era pieno di figli della perfida Albione... inglesi o meglio britannici, fanatici del nostro granito.

Il primo impatto a colazione è con il simpatico e barbuto John Temple, 77 anni ben portati, capo comitiva che ad ogni risata afferra e abbraccia generosamente la Mara, tutto il mondo è paese. Totò diceva che la volontà è forte... ma è la carne che è debole e sembra che nel Lake District dove vive l'allegro John, gli effetti dell'ormone non siano tanto diversi che da noi. Grandi convenevoli dunque con la comitiva di John fino a che in un attimo di gelo, uno dei più prestanti e smaliziati, guarda per terra come se avesse visto una siringa infetta e punta al nostro carica batterie; senza mezzi termini, con aria inquisitoria ci chiede “Fully bolted?” ossia “Spit a palla, tutta spittata?”

Diciamo che per due Profeti del Trad nostrano non è stato un bel momento. Ripresi dall'imbarazzo, in un buon inglese li ho rassicurati che noi i bolt, ossia gli spit li mettiamo solo sulle placche e con la parsimonia di un farmacista. Ma la mia risposta non convince, si guardano e sentenziano ITALIAN STYLE! Ripeto la nostra tesi ma ormai la sentenza è Italian style... forse non bocciati ma neanche assolti. Se qualcuno si lamenterà che ci sono pochi spit, sappia che per gli Inglesi è già una roba tarocca. Per i nostri standard è una via dove la capacità di mettere le protezioni veloci fa la differenza. In sé il tracciato è super sicuro, l'unico pericolo può venire dalla propria imperizia nel mettere un nut o un friend.

Aprire una via con Maurizio è sempre una bella esperienza, abbiamo identità di vedute e stili di apertura simili, sia sulle linee che sulle protezioni. Credo che il risultato che abbiamo realizzato sia una via logica, di difficoltà abbordabili, a tratti impegnativa, quel tanto che basta per dare soddisfazione. In ogni caso è bene sottolineare che nella scalata moderna, non conta passare ma salire senza appendersi, neanche ai friend. Per i gradi volutamente si è scelto una linea morbida, ma bisogna essere onesti con se stessi, un resting per mettere una protezione non è più libera e può abbassare la percezione di difficoltà di una fessura.

Il vecchio John, come dopo una sfida western all'Ok Corral , tra noi Profeti della mutua e i suoi puri e duri, rompe il ghiaccio con una risata fragorosa. E mentre la smaliziata Mara dribbla le smanacciate, ci dice che è originario di Liverpool,dove faceva il professore di geografia. Maurizio scherza e gli chiede se conosceva Paul McCartney, lui si fa serio e dice no, ma si ricorda bene di un suo allievo che finita la scuola suonava nei Quarrymen, si chiamava John Lennon!

Rimaniamo di sale e cogliamo il fatto come un suggerimento del destino, non abbiamo più dubbi sul nome della via, la cosa che più ci ha unito in questi quattro faticosi giorni, è stata la voglia di cercare una linea che non c'era, IMAGINE sembra proprio la canzone giusta!
..you may say I'm a dreamer but I am not the only one.

Andrea Giorda - CAAI



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