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Andrea Mellano sui tiri chiave della 'Cavalieri Mellano Perego' al Becco di Valsoera 50 anni dopo l'apertura
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Diedri finali della 'Cavalieri Mellano Perego' al Becco di Valsoera
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Il Becco di Valsoera
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Andrea Mellano e il Becco di Valsoera 50 anni dopo

02.09.2010 di Andrea Giorda

I 50 anni della via Cavalieri-Mellano-Perego al Becco di Valsoera: a 76 anni Andrea Mellano ha ripetuto la grande e storica via che il 6 e 7 agosto 1960 aveva aperto insieme a Romano Perego e Enrico Cavalieri su quello che è conosciuto come il “piccolo Dru del versante canavesano del Gran Paradiso”. Andrea Giorda racconta questa salita del 50° e insieme traccia un profilo di Mellano alpinista e "visionario" che negli anni '80, con Emanuele Cassarà, "inventò" le moderne competizioni di arrampicata sportiva.

E’ difficile non credere agli spiriti della montagna, la notte stellata che ci inghiotte all’uscita del rifugio Pontese, è di sicuro un omaggio al nostro Grande Vecchio. A vederlo zampettare e saltare i fossi di vecchio ha ben poco, in breve siamo ai ripiani della “muiassa”, così in canavese chiamiano i prati intrisi d’acqua dove tutti, almeno una volta, sono finiti a mollo. Il Becco ora si incomincia a vedere, la giornata è radiosa, la compagnia si ricompatta è allegra ed eccitata all’idea di ripetere con Andrea ed i suoi 76 anni, la mitica Cavalieri - Mellano - Perego.

Dei tre apritori c’è solo Andrea Mellano, la salute non è stata altrettanto generosa con i suoi due compagni. Romano Perego però ci ha fatto lo stesso un grande regalo, il 12 giugno è salito insieme ad Andrea fino al Pontese, invitato dalla Scuola di Alpinismo Giusto Gervasutti di Torino e dal Caai per la celebrazione del 50° anniversario della prima salita. Il rifugio era avvolto dalla bufera, e gli allievi della scuola, appassionati e amici hanno ascoltato a bocca aperta i racconti di un alpinismo fatto di passione, grandi imprese, ma anche di prudenza e rispetto della vita. Andrea e Romano sono stati tra i primi al mondo a scalare le tre grandi nord, Jorasses, Cervino ed Eiger, di cui hanno fatto anche la prima italiana.

Romano Perego, Ragno di Lecco, Accademico del Cai e membro del GHM francese, è uno dei più forti scalatori dei suoi tempi, ci ha portato con la memoria a rivivere anche la sua straordinaria avventura con Cassin, in Alaska sul Mc Kinley. Fu definita la più grande impresa alpinistica realizzata in Nord America, ricevette i complimenti di John Kennedy, presidente degli Stati Uniti e la prestigiosa rivista americana Life, quella che noi ragazzini sbirciavamo per le foto osè della mitica BB, gli dedicò ben dieci pagine di foto a colori.

Per i piemontesi la Cavalieri - Mellano - Perego è una via simbolo, un punto di arrivo di una carriera alpinistica, tutti noi l’abbiamo sognata e ci ricordiamo quando siamo sbucati in cima al diedro finale. E’ una via che ha rotto un tabù, dopo la morte e la grande epopea di Gervasutti, l’alpinismo piemontese si era seduto. In un vecchio Scandere degli anni ’50, si può leggere con un certo imbarazzo come veniva esaltata la prima salita della via Malvassora al Becco della Tribolazione, proprio di fronte al Becco di Valsoera. La Malvassora è una via stupenda, ma assai modesta nelle difficoltà, nello stesso anno Walter Bonatti scalava la parete est del Gran Capucin, tutta un’altra storia.

La storia dell’Alpinismo italiano si era trasferita in Lombardia, la grandezza di Andrea Mellano fu quella di averlo inteso e di uscire dai confini angusti di un ambiente che esprimeva ben poco. Strinse una grande amicizia, che dura tutt’ora con Romano Perego e respinti dal brutto tempo sul Monte Bianco, lo convinse a dirigere la sua moto Guzzi verso il vallone di Piantonetto, a lui sconosciuto. Come nella vita dei santi, la leggenda dice che tre belle signorine a Courmayeur, pur di farsi portare ad arrampicare avrebbero sciolto le loro chiome, ma da duri alpinisti i tre eroi, sempre in bilico tra le tentazioni del gentil sesso e la lotta con l’alpe, ebbero, fortunatamente per noi, scelto quest’ultima.

La via Cavalieri Mellano Perego sul Becco di Valsoera, nel 1960, ha riportato nel torinese la sfida alle grandi difficoltà su roccia, aprendo la strada alla nuova generazione di Manera, Motti, Grassi e a quella stagione di grandi visioni che fu il Nuovo Mattino. Ora siamo qui, in una giornata radiosa alla base del Becco, con Vincenzo Sartore, Manlio Motto e fortunamente la giovane Luisa ad abbassare un po’ l’età media , tutti a fare il tifo per Andrea. Lui bofonchia e promette pochi tiri, ma in cima per carità, non se ne parla! Conosciamo l’uomo e la sua fibra, gioca al ribasso ma lui come noi in fondo ci spera, quando tocchiamo finalmente la roccia lo vediamo scalare veloce e sicuro nonostante le due ore di avvicinamento.

Al primo tiro, la cordata degli apritori delle vie del Valsoera si inchiavarda buttandosi in parete invece di traversare basso, se non fosse che facciamo da tappo alle pazienti cordate che seguono, il tutto sarebbe molto esilarante, chiediamo fin la relazione ad un giovane scalatore… sperando di non essere riconosciuti! Siamo felici di vivere questa esperienza e ci divertiamo, tra una battuta e l’altra arriviamo ai tiri chiave dove resistono i vecchi cunei di legno piantati 50 anni fa. Andrea, in silenzio, li guarda quasi con affetto.

Mi chiedo come mai un anziano signore scateni tanto entusiasmo, per Andrea la terza età non è certo una stagione di solitudine, si è fatto a gara per essere qui con lui. Andrea è un uomo originale, di grandi visioni, dal carattere difficile e a volte anche tignoso e polemico. Lui è quello che finita la stagione di grande alpinismo fatto di prime e di imprese come l’Eiger, non si è fermato, ha inventato l’arrampicata sportiva realizzando la palestra al coperto del Palazzo a Vela a Torino e organizzato con Emanuele Cassarà le prime gare di arrampicata a Bardonecchia.

Aveva tutti contro, lasciamo perdere i nostrani, Motti per primo, ma lo stesso Messner che inaugurò con me la palestra, non mi sembrava tanto convinto. Si scatenò addirittura un movimento di firmatari contro le gare che comprendeva quasi tutti i più bei nomi internazioni, Berhault per fare un esempio che tenne fede alla promessa, ma molti sbracarono correndo già l’anno dopo verso le luci della ribalta.

Andrea ha mille cose da raccontare ai giovani, come quella volta che salvò Wolfang Gullich… si proprio quello di Action Direct, dalle grinfie dei carabinieri di Bardonecchia, da buon “crucco” aveva alzato un po’ il gomito e armeggiava non si sa perché sui binari del treno!
Speriamo si decida a scriverle in un libro, di certo non gli mancherebbero gli argomenti.

Arrivati in cima al Becco, Manlio ci precede nelle doppie, avendole attrezzate lui speriamo che almeno la discesa la si trovi! Andrea sembra niente convinto, lo capisco, ai suoi tempi e anche ai miei… una doppia era sempre un rischio, ora con gli spit ci si butta nel vuoto allegri e spensierati. Arrivati in fondo sfodera orgoglioso la maglietta arancione della sua SASP, la società sportiva che gestisce la palestra di arrampicata del Palatazzoli ed è fucina di giovani campioni.

Andrea si avvicina e mi confessa, in quest’epoca di crisi, di aver trovato ancora una volta i fondi per rinnovare i muri e le prese “...sai dobbiamo rinnovarci!”. Diavolo di Andrea, ma quando ti fermerai?

Andrea Giorda - CAAI

// SCHEDA CAVALIERI - MELLANO - PEREGO AL BECCO DI VALSOERA



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