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Rolando Larcher in apertura sul 3° tiro de La banda del buco - Antro della Perciata, Palermo, Sicilia
Photo by arch. Larcher, Giupponi, Sartori
Tracciato La Banda del Buco all' Antro della Perciata, Palermo, Sicilia
Photo by arch. Larcher, Giupponi, Sartori
La doppia dal 3° tiro de La banda del buco - Antro della Perciata, Palermo, Sicilia
Photo by arch. Larcher, Giupponi, Sartori
Nicola Sartori in apertura sul 2° tiro de La banda del buco - Antro della Perciata, Palermo, Sicilia
Photo by arch. Larcher, Giupponi, Sartori

La Banda del Buco nuova via all'Antro della Perciata, Monte Pellegrino

27.05.2011 di Planetmountain

Il 5 e 6 aprile 2011 Rolando Larcher, Luca Giupponi e Nicola Sartori hanno aperto La banda del buco (175m, 7a+/7b max, 6c+ obbl.) una nuova via sulla parete Nord dell' Antro della Perciata sul Monte Pellegrino (Palermo, Sicilia).

Per la serie i soliti noti colpiscono ancora, ecco la seconda puntata del mini tour siciliano di Rolando Larcher, Luca Giupponi e Nicola Sartori. Dopo l'apertura e la Rotpunk di Pompa funebre, protagonista di questo “secondo tempo” è un'altra via nuova: “La Banda del Buco”, aperta dai tre sull'Antro della Perciata, sempre sul Monte Pellegrino e sempre godendo della spettacolare vista su Palermo e il suo mare... Ora, come per la prima puntata, vorremmo lasciarvi subito al report. Non prima però di dirvi che, anche questa volta, il nome ha il suo perché. Ma soprattutto che si tratta di una linea assolutamente speciale. O meglio è una di quelle vie che fanno toccare con mano come in arrampicata la bellezza non sia misurabile solo con l'altissima difficoltà. Giudicate voi: La banda del buco, su 175 metri di sviluppo strapiomba per qualcosa come sessanta (!) metri, il tutto per una difficoltà massima che raggiunge “solo” il 7a+/7b e il 6c+ obbligatorio. Ce n'è abbastanza per credere, non solo che si tratti di una via più unica che rara, ma anche (usando le parole di Larcher) che sia una via assolutamente “entusiasmante e impressionante!”.

La Banda del Buco di Rolando Larcher

Una volta concluso il progetto di “Pompa Funebre”, io, Luca e Nicola, avremo potuto goderci gli ultimi due giorni facendo la bella vita, ma non sarebbe stato nel nostro stile. Troppo evidenti sono le possibilità del Monte Pellegrino e fin dall'inizio speravamo che rimanesse qualche scampolo di tempo, per affrontare un impareggiabile futuristico strapiombo.

Così abbiamo subito spostato il “cantiere”, dal quartiere Arenella a quello dell'Addaura e più precisamente nell'Antro della Perciata. Una doppia cavità, che dà forma ad un grande anfiteatro aggettante. Particolarissimo per quanto strapiomba e perché l'antro di sinistra è forato e sbuca dopo oltre 120 metri sul prato sommitale. Un'altra parete praticamente vergine, a parte la via Moby Dick di Roby Manfrè all'estrema destra e la calata degli speleologi dal buco.

Mai prima d'ora una parete, mi aveva così sorpreso e stupito. Non solo per la sua conformazione, ma per come l'abbiamo risolta. S'intravedeva una teoria di stalattiti e buchi, ma troppo usciva dalla verticale, per sperare in una cosa rapida. L'incognita più grossa era oltrepassare le foresta di stalattiti nel terzo tiro. I primi due potevano andare, lungo il pilastro centrale che sostiene i grottoni, ma poi...?

Con le braccia ancora indolenzite da “Pompa funebre”, curiosi, iniziamo questo gioco. L'ambiente è talmente inconsueto, da smorzare l'entusiasmo del team ad un religioso silenzio, adeguato a questo tempio naturale. Gippo apre le danze sul primo tiro, mettendo subito un bel obbligatorio selettivo, la roccia è eccellente e leggermente oltre la verticale. Nicola gli dà il cambio, ora le canne, le concrezioni, le stalattiti, cominciano a predominare. Il tiro esce molto, deriva lateralmente a sinistra, come una traversata obliqua. Puntavamo ad una palmetta sotto il grande tetto, e lì Nic fa sosta.

Ora tocca me, ed entro nella “cristalleria”... Non voglio e non posso fare “l'elefante”, ma un minimo di pulizia, mio malgrado, devo farla per questioni di sicurezza. Togliendo solo l'indispensabile, avanzo con relativa facilità, lungo questo incredibile soffitto. Raggiungo la strettoia e prima di tentare di superarla, mi metto in spaccata, mollo le mani e riposo... pazzesco.

Proseguo strisciando tra due grandi colonne e poi avanti su buoni “tufas”, puntando ai 15 metri quadri di placca, dove vorrei far sosta. Mi aspetta ancora l'ultima incognita, un tratto senza concrezioni, ma trovo dei buchi insperati. La scoperta di ogni buco, la scandisco con un urlo, finché mi ritrovo in placca, nell'unica isola verticale, dispersa in un oceano strapiombante.

Questa sosta, mi fa provare delle sensazioni stranissime, quasi d'isolamento. Saranno forse gli 80 metri da terra, o gli altrettanti che mancano ancora per l'uscita, oppure i 25 metri orizzontali che mi separano dal mio compagno. Solo quando Nicola mi raggiunge mi tranquillizzo, nei suoi occhi leggo gioia e stupore, per quello che ha visto e toccato.

La giornata è finita e con la statica, come due ragni nel vuoto, raggiungiamo Luca alla base. Solo ora facciamo mente locale, capacitandoci che abbiamo fatto molto di più di quanto speravamo. Siamo anche stupefatti dalle modeste difficoltà incontrate, se proseguirà così diventerà una via clamorosa. Rimangono ancora 2 impegnative lunghezze, ma più “tradizionali” che non spaventano più. Forse domani possiamo finirla, anche se l'aereo parte alle 17.00, pertanto sveglia super alpinistica per l'ultimo giorno di vacanza!

Dopo un breve sonno ritorniamo con le frontali, fissiamo il tempo limite del rientro alle 14.00 e per riscaldamento ci spariamo gli 80 metri di statica nel vuoto. Il primo a ripartire è Gippo. Dopo l'esperienza di ieri sulle stalattiti, questa mattina le tira con maggior scioltezza. Oltrepassa il tetto sopra la sosta, noi non lo vediamo più, ma lui procede velocemente, finché entusiasta ci avverte di raggiungerlo. Salendo scopriamo un altro tiro spettacolare, che esce per 10 metri e non supera il 7a, magnifico: manteniamo la media.

Ora manca solo l'ultimo, spetterebbe a Nicola, ma generosamente mi lascia strada per ragioni di tempo. Lo ringrazio e parto più rapido possibile, promettendo di arrivare in cima entro il “time limit”. La roccia è sempre eccellente e magnanima e grazie alle sue numerose prese e clessidre, mantengo la parola data, arrivando velocemente in cima.

Faccio sosta in un prato fiorito, sull'ennesima clessidra e mentre recupero i compagni, godo del tepore del sole e dell'inclinazione orizzontale. Gioiosamente ci riuniamo nuovamente, festeggiando la riuscita di questa linea surreale.

E' stata una settimana intensa, conclusa nel migliore dei modi. Il nuovo team ha funzionato alla grande, per l'intesa , l'affiatamento e la motivazione. Assieme ci siamo divertiti e sicuramente in futuro ci ripeteremo, lungo qualche altra bella parete del mondo.

Il risultato delle nostre fatiche, è una via assolutamente unica: per l'ambientazione, per la qualità della roccia, ma soprattutto perché mai ho riscontrato difficoltà così contenute, in un strapiombo di tali dimensioni. Uscendo dalla verticale per quasi 60 metri, si raggiunge al massimo la difficoltà di 7a+/7b. Un itinerario spettacolare, alla portata di tanti, che da solo giustifica un viaggio sin qui.

Rolando Larcher

Via
Grado
Lunghezza
Bellezza
La Banda del Buco
7a+/7b max 6c+ obbl.
175m

Si ringraziano:
per i materiali: Rolando: La Sportiva, Montura, Petzl, Totemcam / Gippo: Five Ten, Mammut / Nicola: La Sportiva, Marmot


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