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Sul muro di Alice
Photo by arch. F. Elli
Fabio Elli su Alice
Photo by arch. M. Mairati
Mauro Mairati su Alice
Photo by arch. F. Elli
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Ice climbing: 2a ripetizione di Alice, alle Gole di Gondo

04.03.2009 di PlanetMountain

Il 25 febbraio Mauro Mairati e Fabio Elli hanno realizzato la seconda ripetizione di Alice (280m, V,5+/6-) una delle cascate più belle ed effimere delle Gole di Gondo (Ossola, Svizzera).

In questo inverno tutto si “forma”. Anche Alice, una delle dieci cascate più difficili e belle delle Gole di Gondo (Ossola, Svizzera). Così dopo Buon Compleanno anche un'altra delle bellissime colate ossolane ha fatto la sua ricomparsa. Alice 280 metri di V,5+/6- preceduti da altri 300m di canale. Una cascata aperta nel 1996 da Roberto Pe e Maurizio Pellizzon, e poi ripetuta una sola volta da Marchino, forte guida valsesiana. Mancava da dieci anni all'appello Alice. Così  Mauro Mairati e Fabio Elli non se la sono lasciata scappare non senza qualche brivido e una domanda: ma chi era Alice?


MANCA SOLO ALICE di Fabio Elli

Sabato pomeriggio dopo un’altra cascata in quest’inverno così generoso con noi climber, ci fermiamo per la solita birretta all’ormai abituale birreria di montecrestese. C’è anche il Pelli, alias Maurizio Pellizzon, l’apritore di innumerevoli cascate in zona Gondo, nonché climber allround di tutto rispetto. Si parla di Buon Compleanno, mitica e stupenda cascata di grado 6, che quest’anno ha fatto una fugace apparizione e che i miei compari Mauro Mairati e Antonio hanno appena salito.

“Adesso manca solo Alice” dice il Pelli, poi quest’anno sono state salite tutte… In macchina, tornando verso casa l’avevo intravista, là, su quel paretone, in cima a quel lungo canale. Sembrava formata, anche se sapevamo che l’ultimo tentativo della settimana prima, portato da 2 climber di tutto rispetto, era terminato con una saggia ritirata, dopo aver testato la qualità del ghiaccio. “Manca solo Alice”… sarà un decennio che manca Alice. Non si forma mai, mi era riuscito solo di vederla accennata in questi anni, abbozzata contro quella lavagna da cui scende come una grossa lumaca. Dal 1996, anno dell’apertura, era stata ripetuta solo una volta, da Marchino, guida valsesiana molto in gamba. Adesso c’è. So che se Mauro la inizia difficilmente ne scenderemo a mani vuote, devo solo farlo ritrovare là sotto.

Mercoledì ferie e si parte. Ci dà subito una bella sveglia con un lungo canale di neve dura e ghiaccio, che noi facciamo slegati per risparmiare tempo, abbiamo il sentore che non sarà una gita di piacere. Le orecchie sono dritte, nessuno ha voglia di provare questo super toboga e in un’ora siamo alla base della cascata vera e propria. Incredibile, ha completamente cambiato faccia, vista da qui sembra molto facile, un grado 4, 4+, con 3 tiri dovremmo essere fuori.

Mauro parte e un po’ sbuffa... non capisco, è una cavolata! Poi parto io e dopo qualche metro capisco che una strana prospettiva ci ingannava… Sosta in una grottina di ghiaccio da cui grosse spade blu indirizzano incessantemente gocce acqua sul mio casco. Mauro parte per il secondo tiro, quello che sembrava 4+. Inizia il bombardamento, neve, ghiaccio, cavolfiori e interi pilastrini per fortuna mi saltano via e si schiantano nella goulottina di inizio del primo tiro. Se ci fosse una cordata sotto…

E’ molto strano, Mauro è forte come Tyson ma delicato come la Cuccarini, non spacca mai niente, che succede? Poi la frase che non vorresti mai sentire da Mauro, “azz, ma qui è difficile!”. In anni che lo conosco e ci arrampico insieme non l’avevo mai sentito dire certe cose. Ora ho la certezza, poi mi divertirò… Un super tiro, 55 metri perfettamente verticali su ghiaccio poco coeso, cavolfiori che si rompono sotto i piedi che sfondano, e tu sei sempre in strapiombo appeso alle picche. Meno male che non c’ho provato io da primo!

La sosta è in una nicchia appena abbozzata, facciamo un collage con 4 chiodi belli sparsi in questo ghiaccio dubbio e si riparte. Mauro commenta “sarà almeno 6+, ben più dura di BuonCompleanno, di Nessi e di Titanic” ma io non lo so, sono in acido, pulsa tutto, penso solo a come rinforzare la sosta.

Via per il terzo tiro, il ghiaccio sembra un po’ meglio, spacca meno, ma il bastardo si spacca scientifico. Basta un colpo solo a far partire un pilastrino televisione-sized, che Mauro rallenta con la faccia e io con lo zaino… Riparte, arriva in sosta, altri 40 metri di grado 6, perfettamente verticali, tocca a me. Cerco di bere dal camelbag, trovo la cannuccia ma non esce niente… cattivo presentimento, tocco all’indietro… la botta lo ha fatto scoppiare! Addio acqua, passamontagna e guanti asciutti.. A sera vedrò che anche lo zaino è stato squarciato, è stato strappato dagli spallacci… era nuovo!

Alla terza sosta ripeto l’operazione di piantare un quarto chiodo, e mi guardo sotto i piedi. “Sembra di stare appesi fuori da un grattacielo di ghiaccio”, da tanto non mi capitava di sentirlo così, il vuoto. Quarto tiro, dove la lumaca fa una curva, si sposta a sinistra, almeno non mi tira niente in testa, verso la fine mi dice che diventa più facile, era ora! Finalmente una sosta appoggiato sui miei piedi!

Il quinto tiro è puro godimento, ghiaccio molliccio e difficoltà easy. Il sesto tiro è facile, sale a insinuarsi più alto nel bosco, ma l’ora è tarda e la discesa ancora manca. Lo saltiamo e traverso dritto verso gli alberi. “A piedi facendo un semicerchio nel bosco fino alla base” recita la guida. Tutto e niente. E infatti non è così semplice, bisogna restare legati, i salti di roccia si intuiscono verso il basso, roccette, zolle d’erba gelate e colate di ghiaccio sono gli ingredienti di una ravanata coi fiocchi.

Sta per fare buio, iniziamo con le doppie, cerchiamo gli alberi migliori, le corde dello stesso colore ci fanno uno scherzo dopo l’altro, alla quarta doppia siamo a terra. E’ fatta, è finita! Recuperiamo gli zaini e torniamo alla macchina, cercando di non farci investire dai tir sui tornanti del Sempione. Poi sono solo 3 ore di macchina fino a casa, in cui si beve e si ripensa ad Alice, mai più ci torneremo, mai più ce la scorderemo. Un pensiero di ammirazione a chi l’ha aperta e ripetuta 13 anni fa, senza le nostre picche ricurve, ramponi monopunta e chiodi che si avvitano da soli. Chissà chi era Alice…

di Fabio Elli

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