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Il sangue sotto la neve
Il sangue sotto la neve
di Stefano Ardito
SCHEDA LIBRO / info:
  • EDITORE: Rizzoli
  • PREZZO: 16 Euro
  • PAGINE: 288
  • ANNO: 2021
  • LINGUA: italiano
  • TIPOLOGIA: Narrativa
  • ATTIVITÀ: Alpinismo
  • ISBN: 9788817158916

Il sangue sotto la neve

di Stefano Ardito / Rizzoli

Il romanzo degli alpini nella Grande Guerra. Dall?Adamello alle Dolomiti, a Caporetto, una grande storia di coraggio, amore, amicizia.

RECENSIONE a cura di Alberto Sciamplicotti

Stefano Ardito è conosciuto come giornalista, scrittore e documentarista specializzato nel raccontare delle montagne e della natura d’Italia e del mondo. Ha iniziato più di trent’anni fa e in questo periodo ha pubblicato guide, reportage e inchieste fino a diventare uno dei più importanti giornalisti di questo settore.

Essendo nato a Roma, lontano dalle Alpi e da quelle cime che più nell’immaginario sono legate al concetto di montagna, è facile immaginare quanto al principio abbia faticato a trovare credito. Un po’ come il protagonista del suo ultimo libro, Antonio Renzi, un fiorentino che in virtù del suo amore per le ascensioni e per la montagna viene arruolato negli Alpini dovendo al principio scontrarsi con la diffidenza di chi è invece nato e cresciuto all’ombra delle alte vette.

“Il sangue sotto la neve” è il primo romanzo di Stefano Ardito. Un volume che arriva però dopo oltre un centinaio di guide, decine di saggi e ricostruzioni storiche, innumerevoli articoli pubblicati su riviste e quotidiani. Il passaggio da un tipo di scrittura come questo a quello di un romanzo non è cosa scontata comunque: è qualcosa che chiede e pretende un impegno differente e che impone un’attenzione all’emozione che si vuole trasmettere al lettore.

Stefano Ardito in questo volume racconta così la Prima Guerra Mondiale vista attraverso gli occhi del protagonista, con un racconto preciso, pieno di particolari e dettagli che riescono a ricostruire la vita di chi quella guerra era stata chiamata a combattere. Un quadro dove l’ambiente, quello delle montagne - così ben conosciuto dall’autore – è non solo sfondo all’azione ma altro protagonista, ancor più di quello ufficiale.

Antonio Renzi passa infatti attraverso tutto il conflitto attraverso il suo ruolo di osservatore incaricato dal comando generale, più come un’ombra che scivoli da un combattimento all’altro. Non è un caso che il suo percorso giunga al termine di quegli anni terribili davanti a un fuoco di campo dove si alternano i fantasmi di quelli con cui ha diviso il dramma della guerra. Lui stesso è quasi spirito ectoplasmatico, rappresentante di tutta quella umanità, vera e reale, che ha vissuto anni, mesi, giorni e ore della tragedia del conflitto.

Forse è anche per questo che tanti dei nomi dei militari compagni di strada del protagonista riecheggiano invece quelli di personaggi reali: le storie personali raccontate alla fin fine sembrano contare poco all’interno della vicenda totalizzante e senza via di uscita che è quella macina di carne umana della guerra. Nessuno conta, nessuna vita sembra aver valore in questo motore che schiaccia tutto, in cui ogni cosa sembra solo determinata a sopravvivere a se stessa e null’altro. Ogni figura della vicenda assurge così a rappresentante di un tipo, di un modo di essere, in una carrellata di uomini e personaggi che provano a riassumere i vari caratteri umani. Un quadro in cui ogni personaggio ha un destino che lo può portare all’annullamento in qualunque istante e dove l’unico eroismo possibile non è quello che porta a sfidare ciecamente la sfida della sopravvivenza, ma al contrario quello che riesce a far accettare la difficoltà dell’assurdità che si sta vivendo.

In questa rappresentazione, l’unica certezza sembra essere lo sfondo, quel panorama dove si svolgono le vicende raccontate da Stefano Ardito e di cui Antonio Renzi è guida per il lettore: le montagne dell’arco alpino diventano così pietre focaie, con le loro albe e tramonti, con i pendii ghiacciati, con le pareti verticali da scalare, con i regalati e unici momenti di contemplazione per la bellezza con cui avvolgono l’osservatore, unico modo continuare a far accendere e divampare quel fuoco d’amore e passione propulsione per la vita.

Alberto Sciamplicotti

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