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Il 11/12/2017 verrà proiettato Domandando di Dougan, il film di Flavio Ghio e Giorgio Gregorio dedicato alla vita del fortissimo alpinista triestino Vladimiro Dougan (1891-1955), a torto dimenticato nonostante la sua attività alpinistica di grande rilievo.
Fotografia di Flavio Ghio

Vladimiro Dougan, il discepolo dimenticato di Julius Kugy il film a Trieste

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L'11 dicembre, in occasione della Giornata Internazionale della Montagna, verrà proiettato Domandando di Dougan, il film di Flavio Ghio e Giorgio Gregorio dedicato alla vita del fortissimo alpinista triestino Vladimiro Dougan (1891-1955), a torto dimenticato nonostante la sua attività alpinistica di grande rilievo.

Nell'occasione della Giornata Internazionale della Montagna, 11 dicembre 2017, le sezioni triestine del Club Alpino Italiano, Società Alpina delle Giulie e XXX Ottobre, lo Slovensko Planinsko Društvo Trst (Società Alpina Slovena di Trieste) e l'Associazione Culturale Monte Analogo intendono restituire alla città la memoria di uno dei più eminenti alpinisti che Trieste abbia prodotto.

Ebbe a scrivere Julius Kugy "Se fossi il Re delle Giulie, Dougan dovrebbe essere il principe ereditario." Un'investitura solenne per Vladimiro "Miro" Dougan (1891-1955) il cui valore alpinistico viene considerato pari a quello del suo coevo e più conosciuto e celebrato Emilio Comici. Eppure, nonostante le tante e autorevoli credenziali, scomparso dagli annali e dalla memoria. Condannato, e siamo negli anni '30 del '900, dall'essere d'etnia slovena e dall'aver prestato servizio durante la Prima Guerra Mondiale nelle file dell'esercito austro-ungarico.

Si sono assunti il compito di ricostruire la memoria di Dougan Giorgio Gregorio e Flavio Ghio e attraverso le immagini e le parole ridare al concittadino la giusta collocazione nella storia e a farne conoscere la figura, le realizzazioni alpinistiche, i pensieri. Lo fanno attraverso un film, Domandando di Dougan, che verrà proiettato in anteprima lunedì 11 dicembre alle ore 21.00 al Teatro Miela, in Piazza Duca degli Abruzzi 3 a Trieste. Interverrà la guida alpina Mario Di Gallo sul tema “Alpi Giulie e Carniche: montagne del silenzio”

L'ingresso alla proiezione è libero. Con il patrocinio della Regione Friuli Venezia Giulia e del Comune di Trieste.

Domandando di Dougan, il film di Flavio Ghio e Giorgio Gregorio

Vladimiro Dougan, alpinista ed esploratore nato a Trieste verso la fine dell’ottocento, ben presto si distinse per le sue imprese, accademico del CAI aveva arrampicato nelle Alpi occidentali, nel Caucaso, in Atlante, eppure era sempre ritornato nelle Giulie, sue montagne predilette.
Era già un grande: accademico del CAI, aveva arrampicato nelle Alpi occidentali, nel Caucaso, in Atlante, eppure era sempre ritornato nelle Giulie, sue montagne predilette.
Lì aveva compiuto ascensioni molto difficili, alcune mai ripetute, come la parete Nord del Ciuc di Vallisetta.
Lì aveva combattuto nell’esercito austro-ungarico.
Lì aveva incontrato un problema che non aveva saputo o voluto risolvere la cui soluzione sarebbe avvenuta per un’etica alpinistica diversa dalla sua: l’anello delle cenge degli dei, nel gruppo dello Jôf Fuàrt, la famosa via Eterna, visionaria idea di Kugy realizzata da Comici. Vicenda qui ripresentata grazie a filmati inediti che mostrano Kugy in età avanzata e un Comici, nell’acme delle forze, ripercorrere le cenge e il tratto chiave della via Eterna.
Cosa rimane oggi della sua lezione? Vedere nella montagna lo specchio dell’anima?
Lo suggeriscono le storie di Dougan e della Val Dogna: lui, stregato dalla sua solitaria bellezza, lei accogliendo con maestoso silenzio, il suo oblio e il suo abbandono.
Lo raccontano le tormentate esperienze di uno scrittore sconosciuto, D.K. che lavorando alla biografia di Vladimir Dougan, l’alpinista dimenticato, s’imbatte in picchi d’essenza insuperabili. Lascerà gli incantesimi della scrittura e troverà nel silenzio ostinato delle cose un controcanto sopravanzante la cruda realtà del finire.
Poi quel controcanto sfuggirà a D.K. e alla sua volontà di determinarlo, seguirà strade impreviste, forse solo inconsciamente sognate.
Il film è un vestito d’arlecchino fatto con le immagini fantasticate negli onirici incontri tra l’amletico narratore e l’alpinista dimenticato, incontri che avvengono tra le pagine di un libro che non c’è. Improvvisamente sorgerà un contrasto tra queste due ombrose figure, colmato da un pathos di silenzio vivo, non dal silenzio morto che risucchia le cose nel gorgo del nulla.
Abbiamo noi orecchi per distinguerli e sottrarre al nulla questa storia?
Nel tempo dell’oblio, non in polverosi scaffali ma nell’inesauribile Natura si cerchi il Pantheon dove risuona il canto degli alpinisti dimenticati da una storia a volte distratta.

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