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Barbara Zangerl su Prinzip Hoffnung, Bürser Platte, Austria nel marzo 2014
Fotografia di Johannes Mair / Alpsolut

Arrampicata: il 'Fattore di Caduta', questo sconosciuto

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Un articolo di Vittorio Bedogni e Carlo Zanantoni (Centro Studi Materiali e Tecniche del CAI) per conoscere i concetti base sul 'fattore di caduta' ma anche sulla 'forza di arresto' in arrampicata.

Uno dei concetti più utilizzati nel mondo dell’arrampicata, quando si parla di fenomeni fisici legati alla dinamica di un volo del capocordata, è senz’altro quello di Fattore di Caduta (FC). Per fattore di caduta FC si intende il rapporto tra lunghezza del volo Lv e lunghezza di corda interessata Lc: FC = Lv/Lc

Un aspetto importante da precisare subito è che ha senso parlare di fattore di caduta solo nel caso in cui la corda sia bloccata in sosta. In questa situazione l’energia in gioco in una caduta dipende dall’altezza del volo e viene assorbita completamente dalla corda mediante la sua deformazione. Maggiore è l’altezza di caduta, maggiore sarà quindi l’energia cinetica da dissipare.

Nella pratica dell’alpinismo, al di fuori delle vie ferrate, il valore massimo di FC è pari a 2, e corrisponde al caso in cui nella progressione verticale non sono presenti rinvii tra l’ancoraggio di partenza (sosta) e chi cade (alpinista 1° di cordata).

Analizziamo qualche esempio (ricordiamo che si deve considerare la corda come bloccata in sosta). Se ci si alza dalla sosta per 5 metri senza mettere rinvii e si cade, il volo sarà di 10 metri, mentre la lunghezza di corda in grado di assorbire energia sarà di 5 metri; in questo caso il fattore di caduta risulta Lv/Lc = 10/5 = 2. Se ci si alza di 10 metri, sempre senza rinvii, il volo sarà di 20 metri e la corda interessata 10 metri, per cui il fattore di caduta risulta 20/10 = 2, identico al precedente come identica sarà la forza massima con cui la corda reagisce (bloccata in sosta).

Naturalmente in arrampicata si usano i freni ma, è bene saperlo, il volo a corda bloccata è una situazione che può capitare realmente quando è impedito lo scorrimento della corda (a es. corda bloccata su uno spuntone). Le corde sono appunto progettate per lavorare anche in questo caso limite (FC = 2), nel quale devono garantire che le sollecitazioni che si generano siano in ogni caso tollerabili per il corpo umano.

Ci poniamo però la domanda se il concetto di FC sia sempre utilizzato a dovere. Si tende spesso ad associare un elevato "FC" a un volo "importante" con conseguenze anche critiche per l’intera catena di sicurezza; per converso si tende a sminuire un volo di "piccola entità" classificandolo automaticamente a basso "FC", generalmente prescindendo dalla configurazione della catena di sicurezza.

Questo modo di analizzare una caduta può risultare particolarmente critico: usare il concetto di "FC" in presenza di rinvii e di assicurazione dinamica può portare a valutazioni completamente errate delle forze in gioco. Come già esposto per trattare in modo corretto quest’argomento bisogna riferirci alla caduta libera verticale di una massa rigida in cui la corda è fissata da una parte alla massa che cade e dall’altra a un ancoraggio fisso.

Come sappiamo vi sono però altre situazioni che si possono presentare: presenza nel sistema di un freno, di punti di rinvio o più generalmente di punti di attrito, caduta fuori dalla verticale dell’ultimo rinvio o, più semplicemente, caduta su un pendio. In tutti questi casi è corretto parlare di fattore di caduta?

Gli autori (Vittorio Bedogni e Carlo Zanantoni - CSMT), spiegano nel dettaglio la definizione e il corretto utilizzo di questo concetto nell’articolo Il "fattore di caduta", questo sconosciuto, che trovate su www.caimateriali.org nell’area "articoli e dispense" e poi "fisica e alpinismo".

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