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Patagonia: il fronte glaciale si schianta ed è inghiottito dal mare
Fotografia di Marcello Cominetti, Lorenzo Nadali
Patagonia: Marcello Cominetti e Lorenzo Nadali sullo Hielo Continental
Fotografia di Marcello Cominetti, Lorenzo Nadali
Il Cerro Torre, Patagonia all'alba.
Fotografia di Marcello Cominetti
Patagonia by Water, la mappa della traversata da Oceano ad Oceano
Fotografia di Marcello Cominetti, Lorenzo Nadali

Patagonia by Water - Marcello Cominetti e Lorenzo Nadali da Oceano a Oceano attraverso l'aqua

di

Patagonia by Water è la grande traversata della Patagonia da oceano a oceano che Marcello Cominetti e Lorenzo Nadali tenteranno di effettuare il prossimo dicembre 2000, in completa autonomia e senza alcun mezzo di comunicazione col resto del mondo.


Perché questa traversata?
testi e foto di Marcello Cominetti

Siamo abituati a pensare alla Patagonia come una regione montuosa e null’altro. In realtà le montagne, seppure incredibilmente belle, occupano una porzione minima se raffrontate alle pianure, le pampas che tanto avevano impressionato Darwin che le giudicò sterili, monotone ma inspiegabilmente attraenti, solcate da fiumi ruggenti ed abitate da laghi pedemontani sconfinati e da ogni tipo di animale.

E che dire delle coste? Del mare che Coloane ci ha raccontato tra tempeste ed umanità tese l’un l’altra ad annullarsi e, contemporaneamente, ad esaltarsi nella splendida avventura della vita? Ed i ghiacciai? Racchiusi tra un castello fortificato che si chiama Ande Patagoniche Australi ed un labirinto di fiordi scavati da un vento implacabile, odioso ma caratterizzante quei posti come null'altro, che quando non soffia hai paura che succeda qualcosa d'improvviso che ti fa restare guardingo e teso e che quando soffia fa di te e delle tue cose ciò che vuole come un gatto col topo, o forse peggio.

Mare, montagne ricoperte di ghiacci, acque dolci e di nuovo il mare, in un abbraccio passionale di chi ama quei posti, sono la nostra spinta ideale. Fondere tutti questi elementi in una cosa sola è la nostra spedizione, che si chiama "Patagonia by water" cioè attraverso l’acqua, perché è l’acqua a dominare ed a ricoprire tutto, anche quando si presenta sotto forma di ghiaccio.

Quando pensai a questa traversata per la prima volta la immaginai in solitaria, da vero egoista, per non condividerla con nessuno! Quando conobbi meglio Lorenzo Nadali pensai subito che si poteva condividere e gliela raccontai, avidamente, mentre navigavamo sulla Puerto Edèn, una nave mercantile cilena che serve ad annullare il fatto che il Cile, tra Puerto Montt e Puerto Natales (1900 km!), non ha strade nè paesi, ma solo ghiacci, vento ed acqua.

Per un errore di prenotazioni finimmo nella "suite armadores": una cabina enorme con gli oblò che guardavano la prua della nave appena sotto il ponte di comando, da cui guardammo per quattro giorni il mare raccontandoci di noi. Fu sufficiente ed anche comodo perché avevamo davanti ai nostri nasi quello che avevamo sempre sognato: mare e montagne, senza nessuno.

Io al mare ci sono nato e ci sono vissuto dentro, nel senso che passavo molto tempo nell’ acqua, durante tutta la mia infanzia ed anche dopo. Poi mi misi a fare l’alpinista e la guida alpina, cose che faccio tutt’ora e che mi danno persino da vivere, ma il mare non l’ho mai dimenticato. E’ grande e forte almeno quanto le montagne ed è anche uguale alle montagne, nel senso che insieme costituiscono la natura ed io penso che la natura è una cosa sola e giusta e quindi ne apprezzo ogni differente aspetto, punto!

Sono stato qualche giorno a Puerto Edèn sull’Isola Wellington, dove vivono gli ultimi dieci Kaweshkar, gli idios ribattezzati dai "conquistadores": alacalufes. Loro vivevano nei fiordi cileni e si spostavano con canoe leggere fatte di pelli di foca e fini assicelle di legno. Queste rustiche imbarcazioni sono considerate dagli studiosi come elevatissimi esempi di applicazione di tecnica di costruzione navale e costituiscono l’imbarcazione semplice più progredita dell’intera civiltà americana.

Questo è un motivo sufficientemente valido a spingerci da quelle parti utilizzando una canoa peraltro moderna e funzionale, una sorta di rispetto per quelle persone purtroppo in via d’estinzione. Avremmo potuto certamente usare un gommone a motore, ma sarebbe stata sicuramente un'altra cosa… anche più pesante visto che tutto dovrà viaggiare sulle nostre schiene!

Il resto, ovvero la traversata dello Hielo Continental e l’eventuale scalata del Cerro Torre, sono questioni alpinistiche: nulla di eccezionale in un certo senso, perché è un po’ quello che facciamo ogni giorno come guide di montagna, anche se ovviamente non lo facciamo spesso da quelle parti. L'assieme costituisce una cosa estremamente attraente ed armoniosa se si pensa all’acqua come fluido in movimento… speriamo solo di non cascarci dentro!


INTERVISTA A MARCELLO COMINETTI
di Vinicio Stefanello

Ma cosa hai letto per farti venire in mente un'idea così e quali collegheresti alla tua traversata?
Grazie al fatto di conoscere lo spagnolo molti anni fa ho letto Francisco Coloane. Oggi Coloane è tradotto in italiano e riscuote grandi consensi, libri come Terra del Fuoco, Capo Horn ed altri sono in testa alle classifiche dei classici dell’ avventura. Ma la lettura che più di ogni altra mi aveva appassionato è stata la vita di Pasquale Rispoli, un corallaro napoletano finito a Punta Arenas agli inzi del secoloa per fare il cacciatore di foche e poi trasformatosi in una figura leggendaria di pirata.

Laggiù il Rispoli è considerato un eroe nazionale ed il fatto che fosse napoletano me lo ha fatto subito divenire simpatico. Sto anche traducendo in italiano il libro che narra della sua "leggenda"… poi cercherò un editore disposto ad un rischio calcolato! C’ erano anche i testi scientifici di Juan Augusto Grosse, Reichert, De Agostini (nella vecchia edizione integrale argentina) ed altri. Poi i racconti degli amici locali, le mie conoscenze dirette del posto, che bazzico da molto, e qualche rivista cilena di avventura.

Dopo essere stato folgorato sulla via di Damasco quanto ci hai messo per concretizzare l'idea... e per preparla?
La folgorazione in effetti c’è stata davvero, mentre bevevo birre in un bar di portuali a Puerto Natales. Il tramonto sul Seno Ultima Esperanza, il Cerro Balmaceda sullo sfondo ed i racconti sugli indios Kawehskar del mio amico messicano (che però vive lì) Sergio, hanno la colpa più grande. Si poteva fare! Il mare, lo Hielo Continental, le Ande, i laghi ed i fiumi dei miei sogni: tutti insieme per un viaggio senza tempo ne collegamenti. Infatti non ci porteremo nè orologio (non lo uso neppure qui) ne radio o cose simili, che tra l’ altro pesano.

Si parla sempre di più e si è sempre più attratti dalle grandi traversate, dai viaggi-avventura... una specie di richiamo della foresta o cosa?
Rispondendoti potrei solo essere banale: il logorio della vita moderna (di "arigliana" memoria), le banalità di tutti i giorni, la voglia di fuga… ma io per me, che sto benissimo anche qui, vedo solo una raggiunta maturità. Per professione sono ogni giorno appeso su una parete verticale o su un pendio di neve con gli sci e quando ho un momento libero vado a scalare con gli amici, quindi una traversata sostanzialmente in orizzontale (anche se non lo è del tutto) mi attira di più che la solita salita in verticale.

Certo che ci abbiamo infilato, solo come intenzione ( e come potrebbe essere diversamente?), la salita del Cerro Torre per la via Ferrari che ti dirò che è un vecchio sogno di Lorenzo e mio, e questa tanto orizzontale non è, ma che vuoi fare(!?) L’ idea bella è quella di fare tanta strada. Quando arrampichi fai tanta fatica e poca strada, è arrivato il momento di allungare i nostri orizzonti.
Una cosa certa è che non è per moda che ci lanciamo in una traversata, ma per voglia e basta!

Sapresti ricostruire lungo il percorso che vi proponete di fare degli 'impossibili incontri' con gli esploratori che per primi si sono avventurati in quei territori? e quelli possibili con gli animali che ancora li abitano...
La traversata dello Hielo Continental come la vorremmo fare noi è cosa nuova ma una spedizione argentina nel ’51 l’ aveva effettuata in senso opposto giungendo a vedere dall’ alto il braccio di mare dal quale noi intendiamo entrare nello Hielo e poi ritornando indietro al Paso Marconi. Dal mare al Paso Trinidad, il punto raggiunto dagli argentini, ammesso che ci convenga salire attraverso di esso, ci sono ca. 1000 metri di dislivello su pendii di ghiacciaio, rocciosi e boscosi che nessuno ha mai percorso. Non sarà gran cosa, ma con 150 kg. di attrezzatura ci faremo un bel mazzo di sicuro ed il fatto di essere i primi non ci esalta affatto ma semmai ci incuriosisce, tutto qui.

A parte gli esploratori di una volta, davanti a cui mi levo sempre tanto di cappello, un pensiero affettuoso ad un esploratore dei nostri tempi lo devo a Paolo Cavagnetto che lo Hielo Continental lo aveva traversato tutto da Nord a Sud e che così facendo aveva fatto un impresa sicuramente più importante di quella che intendiamo realizzare noi.
Gli unici animali marini che non vorrei incontrare da vicino sono le orche: la nostra canoa è pneumatica! Mi auguro invece di vedere volare le otarde sullo Hielo perché annunciano il buon tempo. A terra spero finalmente di vedere un puma, altrimenti smetto di credere che viva laggiù!

Il vostro prossimo viaggio diviso in ipotetiche tappe...

Una nave cargo ci depositerà a Puerto Edèn, da dove in canoa navigheremo per circumnavigare la penisola Exmouth raggiungendo il fronte del Ghiacciaio Pio XI. Abbiamo preventivato ca. una settimana di remate perché le maree provocano delle forti correnti che quando sono contrarie al nostro senso di marcia diventano impossibili da risalire. In qualche giorno di viaggi su e giù per morene e ghiacciaio dovremo raggiungere l’ altipiano da dove potremo tirare il nostro bagaglio con una slitta che ci siamo costruiti e che è molto leggera.

Attraversare fino alla base del Cerro Torre dovrebbe richiedere un max. di 15 giorni, considerando che si può procedere anche col tempo brutto (già provato). Al Torre dedicheremo al max una settimana, so che è azzardato per le particolari condizioni meteo, ma di più non ne abbiamo voglia, se è bello si va altrimenti no. Valicato il Paso Marconi dovremo fare anche qualche tratto a piedi perché non tutti i fiumi sono navigabili con la nostra "barca". Contiamo di raggiungere l’ Atlantico in ca. 20 gg., forse ne bastano meno ma non abbiamo nessuna fretta.

I problemi tecnici della vostra avventura: quali sono e come intendente risolverli...
I reali problemi che vi saranno li conosceremo quando si presenteranno davvero. E’ logico che ci prepariamo per non averne affatto, ma di certo al 100% non c’ è nulla… o meglio, si dice, vi sia solo la morte!

Che incognite presenta la faccenda, immagino non siano proprio pochissime...
Personalmente mi impensieriscono le raffiche di vento e le conseguenti onde d’ acqua sul lago Viedma. L’ anno scorso navigandoci con un gommone di 12 metri con due fuoribordo da 180 cv di un amico, abbiamo beccato una tempesta che io credevo che il vento ci facesse volare via con canotto e tutto. La nostra canoa pesa 22 kg. ed è lunga 4 metri!
Per il resto, il fatto di avere delle incognite, seppure in parte calcolate, rappresenta un aspetto decisamente affascinante. Non viviamo forse in un mondo dove si può anche morire di certezze?

Come vi state preparando... (ma vi state preparando?
Fisicamente ci muoviamo abbastanza a causa del nostro lavoro per fortuna, per l’ aspetto canoistico, quando possiamo ci lanciamo giù per qualche fiume dalle nostre parti.

I problemi ecologici toccano quelle terre che vi preparate ad affrontare?
La nostra traversata non implica nessun problema di questo tipo ma semmai politico. Cile e Argentina si accapigliano da anni su quale sia il confine che li divide lungo lo Hielo Continental. Idealmente ci piacerebbe trasmettere con la nostra traversata un messaggio di pace e di convivenza pacifica, ma so che servirebbe a poco e quindi la nostra "gita" non porterà nessuna bandiera e nessun messaggio particolare.

Qualche consiglio/dritta per chi volesse conoscere e recarsi, naturalmente solo ai margini e molto più sicuramente, in Patagonia... (una cosa da fare e una assolutamente da non fare)
La Patagonia è grande e ridurre in due parole dei consigli su come visitarla non è cosa facile. Se siete sportivi non fate programmi, non seguite gli itinerari proposti dalle guide turistiche, mettetevi lo zaino sulle spalle e puntate a Sud! A Capo Horn siete arrivati. Altrimenti affidatevi a chi organizza viaggi da quelle parti, non tutti propongono pacchetti per turisti "intruppati", ci sono delle proposte originali, basta cercare.


LA SCHEDA
La traversata
L'inizio. L'avventura avrà inizio dall’ Isola Wellington (raggiunta dai due alpinisti con una nave cargo) situata sulla costa cilena dell’ Oceano Pacifico ad una latitudine prossima al 47° parallelo sud.

Con una speciale canoa gonfiabile si porteranno al termine del Fiordo Eyre, circumnavigando in ca. una settimana la Penisola Exmouth. La zona è tra le più remote presentando circa 2000 km. di costa senza presenza umana o quasi: da Puerto Montt a Capo Horn.

Qui incontreranno il fronte terminale del Ghiacciaio Pio XI, il più grande ghiacciaio continentale dell’emisfero australe che si tuffa nel mare, che risaliranno con ramponi, piccozze e racchette da neve, fin sotto le pendici del Volcan Lautaro, cima situata nel centro dello Hielo Continental Sur.

Da qui attraverso il Paso Moreno ad una quota intorno ai 1800 m. discenderanno sul Ghiacciaio Viedma attraversandolo trasversalmente in direzione del Paso Marconi e del Cerro Torre che, condizioni meteo permettendo, i due tenteranno di scalare da ovest lungo la Via Ferrari.

Dalla base del Cerro Torre i due scenderanno, prima attraverso il Passo Marconi e poi lungo il Ghiacciaio omonimo giungendo ai piedi del Fitz Roy una delle più incredibili montagne della terra.

L’attraversamento di questi ghiacciai richiederà una dozzina di giorni, mentre l’ ascensione al Cerro Torre circa una settimana.

Giunti al termine dei ghiacciai si riutilizzerà la canoa (trainata durante tutta la traversata dei ghiacci) per discendere il Rio Electrico, il Rio de Las Vueltas, attraversare il Lago Viedma, percorrere il Rio La Leona, il Lago Argentino ed imboccando infine il Rio Santa Cruz che, dopo un zigzagare tra la steppa Patagonica di ca. 400 km., sfocia nell’Oceano Atlantico.

Le difficoltà maggiori saranno rappresentate dalle durissime condizioni meteo che nella zona significano forti venti quasi costanti che ingrossano il mare ed i laghi da attraversare in canoa. Durante la traversata dello Hielo Continental Sur si possono incontrare le condizioni climatiche più estreme del pianeta con raffiche di vento che arrivano a superare i 200 km/ora e nevicate che depositano anche 15 metri di neve in un paio di giorni.

Lunghezza del percorso
La parte sui ghiacci ha uno sviluppo di ca. un centinaio di chilometri, mentre quella dei fiumi e laghi è intorno ai 700 chilometri che i due alpinisti stimano di percorrere in ca. 20 giorni di navigazione.

Tecnologia utilizzata
Unici attrezzi "tecnologici" utilizzati durante la traversata saranno una macchina fotografica ed una piccola telecamera digitale per la realizzazione di un reportage fotografico e di un filmato che saranno diffusi attraverso la stampa specializzata e proposti ai media interessati, oltre che inseriti nel circuito pubblicitario ed informativo sulle prestazioni dei prodotti da POLARTEC.

Partenza dall’Italia
Fissata per il mese di Dicembre 2000, il ritorno si stima intorno a fine Gennaio 2001.


PATAGONIA BY WATER TEAM
Marcello Cominetti

genovese, guida alpina, fotogtrafo, residente a Corvara da 20 anni, profondo conoscitore della Patagonia (ha anche guidato un cliente sul Fitz Roy). Nelle Alpi ha aperto e ripetuto numerosi itinerari. Tra i primi in Italia a praticare l'alpinismo di velocità con concatenamenti

Lorenzo Nadali
bolognese, guida alpina, canoista. In Patagonia, che frequenta da più di 10 anni assiduamente, ha aperto diverse vie (Egger, Pollone, Fitz Roy) oltre a numerose ripetizioni e tentativi su altre. E' uno dei climbers che ha aperto più vie in Sardegna ed è un mago dell'arrampicata artificiale.

Sponsor
La ditta POLARTEC ha sostenuto il progetto fin dalla sua nascita con il POLARTEC CHALLENGE, un fondo che la Malden Mills dedica a imprese sportive nel campo dell'alpinismo, dell'esplorazione e della canoa. Ogni anno una giuria internazionale di giornalisti valuta le proposte dei candidati che vengono presentate su un apposito modulo. Le proposte devono essere originali ed in sintonia con l' ambiente. Per saperne di più www.polartec.com

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