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Siula Grande, Huayhuash, Peru
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Illimani
Fotografia di E. Rosso
Le Dita di Fatima
Fotografia di G. Bressan
Risi Kot II e Q6400 da colle Italiani Changabang
Fotografia di U. Manera

Nuove frontiere per l'alpinismo d'avventura al Convegno Nazionale CAAI 2015

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Nuove frontiere per l'alpinismo d'avventura il report del Convegno Nazionale del Club Alpino Accademico Italiano tenutosi al Castello di Casiglio (Erba). Il report di Mauro Penasa.

Nuove frontiere per l'alpinismo d'avventura. Questo il tema dell’annuale Convegno Nazionale del Club Alpino Accademico Italiano, tenutosi a fine ottobre, questa volta nell’incantevole Castello di Casiglio, presso Erba. Un’ottima occasione per parlare di montagna e di giovani, che sulle più alte cime e pareti del mondo sono il futuro dell’alpinismo. “Alpinismo parlato, alpinismo vissuto, e... alpinismo da fare!” Questo recitava la locandina di invito al Convegno, promettendo che “Protagonisti di oggi e di ieri ci racconteranno dove è possibile trovare ancora terreno d’avventura in giro per il mondo, con esempi e spunti pratici per spedizioni “fai da te” sulle montagne del mondo”. Ovviamente un pretesto. Un pretesto per dare risonanza ad un gruppo di ragazzi di alto livello che ormai da tempo è sul palcoscenico del panorama mondiale. Ma anche un pretesto per tutti di sognare ancora una volta l’avventura su pareti vergini e zone da sempre poco battute o dimenticate, se non del tutto inesplorate, non per forza su difficoltà elevatissime e su terreni di grande complessità. Durante il convegno si sono toccati quasi tutti i continenti, del resto l’esperienza dei presenti era decisamente vasta e si può aggiungere varia...

Montagne poco conosciute e praticamente mai salite le ha presentate Matteo Della Bordella, con la sua analisi delle possibili salite su pareti di roccia di gran classe offerte dalla Groenlandia. Tre le zone principali da lui individuate: sulla costa orientale la grande avventura nella penisola di Renland, dalla complessa logistica (dove ha aperto una gran linea in scalata libera sullo Shark Tooth), e la più battuta e raggiungibile area di Tasiilaq, dalla roccia salda ma articolata. Sulla punta meridionale invece ci sono pareti più conosciute e frequentate (Tasermiut, Quvnerit, Apostelens) ma anche disperse su di un’area molto vasta, cosa che dà ancora grandi possibilità di esplorazione.

Il Sud America è stato invece raccontato da Tito Arosio, un’altra giovane promessa appassionata di misto moderno. Il suo viaggio in Cordillera Huayhuash, in Perù, gli ha fatto vedere quanto resti da fare su quelle montagne, da sempre poco frequentate soprattutto a causa della loro severità (la cima è sempre davvero una conquista, anche su terreno all’apparenza facile), e da come queste siano quasi abbandonate dagli alpinisti (come sempre basta girare l’angolo per vivere la montagna in piena serenità). Un vero trampolino di lancio verso l’alpinismo tecnico sui giganti della terra.

Piacevole la digressione che ha portato l’uditorio in Bolivia dietro al racconto di Enrico Rosso, non più giovane, lui, ma sempre attivamente impegnato nella formazione dei ragazzi locali che appena possibile coinvolge in qualche avventura, non importa se facile o difficile, tanto la sorpresa è sempre dietro l’angolo. Questa regione bellissima offre ancora spazi, e non solo per l’alpinismo più tecnico. Le sue immagini di meravigliose pareti nella Cordillera Real hanno procurato più di una curiosità e qualche sogno...

Il racconto si è poi inoltrato in Asia attraverso la sua porta, l’immensa distesa montuosa che percorre la Turchia. Mauro Florit e Stefano Zaleri hanno esplorato diverse aree di questa regione ostaggio delle armi, aprendo innumerevoli itinerari e vivendo momenti di vera avventura, sulle pareti o tra i guerriglieri. “Per noi le montagne e le genti che le abitano sono tutte uguali. Sappiamo che la realtà è ben diversa, ma questo ci lascia liberi dalla tentazione di giudicare. Ci rende possibile fare amicizia con un turco, poi con un curdo, e pretendere che tra di loro diventino amici”.

Ugo Manera e Gian Maria Mandelli hanno poi parlato di diverse zone del Garhwal Indiano, sulla base delle rispettive esperienze. C’era più di un ragazzino tra i presenti nella sala, e di sicuro Ugo era uno di quelli mentre presentava le vertiginose linee del Changabang, o le repulsive pareti settentrionali del Nanda Devi e dei suoi satelliti. Problemoni, non si può pretendere di meno da Manera. Anche Gian Maria ha individuato una serie di cime sconosciute ed inviolate nella zona meridionale del Gangotri, vicino al Kedarnath Dome salito negli anni ’70. E’ interessante osservare la quantità di montagne inosservate che circondano le vette più famose di Shivling e Meru, per dirne alcune. Stessa zona in cui si trovano i Bhagirathi, con il loro possente versante ovest, oggetto del racconto con cui Luca Schiera ha completato l’analisi del gruppo Montagne tecnicamente difficili ed impegnative, sulle quali basta una striscia di roccia cattiva per mandare a monte un sogno.

Poi l’Africa, la cui parte settentrionale è stata visitata più volte e ben raccontata nelle sue infinite sfaccettature da Giuliano Bressan. Mali, Marocco, una sconfinata in Wadi Rum, anche qui lo spazio per l’avventura c’è ancora, specie se quello che interessa è il confronto con sé stessi, e non l’idea di calpestare un terreno vergine.

Tutto insieme, si è trattato di un grande spiegamento di idee ed esperienze, con indicazioni precise su molte pareti che ancora attendono qualcuno in grado di risolvere il “problema”. Protagoniste le montagne, protagonista l’alpinismo, e soprattutto grande attenzione ai giovani. Yuri Parimbelli ha raccontato il progetto formativo dedicato ai giovani alpinisti al di sotto dei 25 anni portato avanti con la sezione di Bergamo, che dà il giusto rilievo ai tentativi di trasferire la passione alpinistica a chi, come molti ragazzi di oggi, si trova lontano dalla montagna.

La sorpresa della giornata è stata però la presenza dei giovani e fortissimi Martin Dejori e Alex Walpoth, freschi apritori della Via degli Studenti, sulla immensa parete Nord-Ovest della Civetta. Facendo da contrappunto all’intramontabile Giacomo Albiero, che ha ricordato le sue salite con la semplicità del fuoriclasse, Martin ed Alex, timidi ma sicuri del fatto loro, hanno raccontato in breve la loro avventura, con la stessa semplicità. Questi ragazzi ne combineranno di tutti i colori, a partire dalle Dolomiti per finire sulle pareti di tutto il mondo. E’ un sentito augurio.

Artefice di tutto Convegno è stato il Gruppo Centrale del CAAI, nella persona del suo presidente attuale, Domenico Sinapi. A Mimmo ed al nuovo Presidente Generale Alberto Rampini vanno i ringraziamenti di tutti. Da un po’ di tempo i Convegni dell’Accademico si erano legati a tematiche importanti, come ad esempio la libertà in montagna ed i pericoli che la nostra attività corre quando questa libertà sia minacciata da pastoie legali. Importanti ma anche “imponenti”. Tornare per una volta a parlare di montagne e di scalate, semplicemente, con leggerezza e senza necessità di un contraddittorio, è stato un po’ come una boccata di aria fresca. Ricordando poi che, come ha sottolineato Andrea Giorda, l’avventura è una forma mentale: non c’è bisogno della grande parete in terre inesplorate (obiettivamente non accessibili a tutti) , per affrontare sé stessi e vivere il gioco dell’avventura. Essa è dentro di ognuno, e la si può riconoscere con un po' di fantasia non appena si gira l’angolo. Anche questo è creazione.

Mauro Penasa - CAAI – Gruppo Occidentale

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