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Maurizio Giordani impegnato sul tratto chiave di Colata Nera
Fotografia di Maurizio Giordani
Maurizio Giordani durante la prima ripetizione della Via Lancillotto
Fotografia di Maurizio Giordani
Manrico Dell’Agnola durante la prima ripetizione della Via Lancillotto
Fotografia di Maurizio Giordani
Nancy Paoletto e Maurizio Giordani in vetta a Verso il Pescione, Marmolada
Fotografia di Maurizio Giordani

Mai mollare... l'appiglio. Di Maurizio Giordani

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Maurizio Giordani presenta in questa prima puntata una serie di vie d'arrampicata aperte in Dolomiti insieme a Nancy Paoletto, Manrico Dell’Agnola, Luciano Ferrari e Massimo Faletti. Una panoramica e un viaggio che danno conto della passione inesauribile del fortissimo alpinista trentino. Nella seconda e terza puntata: le vie in Valle del Sarca e Sardegna.

Via Lancillotto alla Punta Lastoi (Lastoi di Formin) e via Colata nera alla Cima Rodetta (Pale di San Martino)
Il "vizio", nel corso degli anni, è rimasto intatto, davanti o sotto una parete di roccia. Lo sguardo fisso la, dove sembra che il terreno sia ancora inesplorato, dove la "via nuova" potrebbe starci. Ripetuta "Re Artù" su cima Lastei ai Lastei di Formin, subito torno con mia moglie Nancy a "toccare" la possibilità, di poco a sinistra, poi a salire con decisione... troppo bella la roccia su questa assolata parete, perfetta la linea, la sequenza di buoni appigli che mai si interrompe. Lo stesso accade nelle Pale di San Martino, dopo aver salito il "Pilastro rosso" di H. Grill e compagni su cima Immink… torno con l’amico Luciano per "vedere" se quella linea individuata sulla cima Rodetta non è ancora stata percorsa e la "sorpresa" si ripete, anche se sembra impossibile. Nessuna traccia di passaggio, roccia perfetta, arrampicata divertente, mai banale ma nemmeno estrema.

Verso il Pescione in Marmolada
Il piccolo trapano appeso all'imbrago oggi è una presenza frequente. Come un tempo non eccedo nel mettere protezioni... è raro trovare difficoltà non obbligatorie lungo le mie vie ma alle soste mi sono abituato a mettere uno spit con anello e anche prima dei tratti difficili, se non ho buone alternative, tendo a proteggermi con uno spit. Stravolto modo di pensare? Cambio di etica? Non credo.

Le mie convinzioni sono ancora solide e la mia scala dei valori in alpinismo inalterata da moltissimi anni, tanto che ancora oggi come ieri definisco l'incognita affrontata senza mezzi di aiuto il massimo possibile in arrampicata (la via nuova in free solo per intenderci). E le salite che ho effettuato in questo stile le mie più belle in assoluto. Ho però anche constatato che questo messaggio non è recepito e salite di immenso valore e bellezza praticamente abbandonate (vedi la via Fantasia in Marmolada per tutte, ancora oggi non ripetuta, e di esempi così potrei farne a decine). L'uomo ama scendere a compromessi... e a giustificarli.

In passato non mi sono fatto mancare nulla in fatto di esperienze estreme e posso considerare la mia ambizione perfettamente gratificata; per questo non mi agito davanti all'idea di qualche pezzo di metallo in più in parete. Vediamo cosa succede con meno rischio e con qualche aiuto in più...

Sono passati poco meno di quarant’anni da quando toccai per la prima volta la roccia della Marmolada e, se devo essere sincero, un po’ mi stupisco di me stesso, ancora entusiasta e sognatore come non mai, quando osservando le foto della parete sulle quali aggiungo e correggo tracciati davanti al computer, ancora sono rapito da progetti di nuove avventure, come se nemmeno un decimo di tutto questo tempo fosse passato. Forse non sono poi invecchiato molto, non nell’ardore… anche se gli acciacchi di oggi pesano diversamente da quelli di ieri e lo specchio e la data di nascita scritta sulla mia carta d’identità, troppo spesso riportano a una realtà che si vorrebbe scordare.

Con Nancy arranco lungo i pericolosi dirupi che separano la parete dai ripidi prati della val Ombretta, verso est, verso il Seràuta. Per trovare tratti di parete libera, ormai bisogna allontanarsi dalle zone più famose e frequentate, e "cercare" dove bisogna camminare almeno un paio d’ore, se non di più, prima di legarsi e scalare in verticale… Il temporale ci prende in alto e l’ultima funivia è ormai persa… arrivare all’auto richiede un ultimo sforzo di tre ore di discesa lungo il non semplice vallone d’Antermoia ma un altro progetto appena inventato ha trovato forma e nome, ispirato da quel grande masso in vetta, a forma di pescione…

Per la prima volta, da quando scalo in Marmolada, ho fatto la conta delle vie nuove da me aperte nel corso degli anni sulla fantastica parete sud. Ad oggi sono 52 e anche se mai, nel mio alpinismo, ho ottenuto gratificazione dalla mera somma di gradi, cime, vie salite, quel numero ha tuttavia un’importanza rilevante per pesare quanto solida sia rimasta nel tempo la mia passione per scalare le grigie rocce oltre la val Ombretta, e non solo quelle…

Via dei Veterani, Civetta
In Civetta ho scalato relativamente poco. Ho ripetuto la maggior parte delle vie classiche e storiche ma nessuna via nuova e "solo" una veloce solitaria free solo sulla via Tissi alla Torre Venezia.  Bisogna rimediare...

Propongo a Manrico Dell’Agnola, lui super specialista del Civetta, la mia idea di una nuova linea in Busazza, fra la Anghileri e la Videsott, e lo trovo disponibile. Detto fatto. Lui ama la velocità e le fessure, io le placche e le pareti al sole... entrambi siamo del 1959… cordata perfetta e collaudata. Due giorni di bella scalata, prima lungo rocce articolate, poi per impegnative placche grigie ci raccordiamo in alto con gli ultimi tiri dello spigolo Videsott e nasce la via "dei Veterani", indipendente per i primi 800 metri, da "raddrizzare" con un’uscita diretta e indipendente se avremo forza e voglia in futuro…

6 Pilastri al Sassolungo e Via Pil Astro al Piz Ciavazes, Sella
Anche nel gruppo del Sassolungo ho scalato poco in passato… a dirla tutta fino a poco tempo fa nemmeno ero mai arrivato in vetta alla cima principale quindi alla prima occasione, una giornata senza compagno e senza impegni, mi inerpico veloce lungo la via Pichl, scendo lungo la via normale e colgo l’occasione per studiare attentamente la parete, in cerca di possibilità non ancora sfruttate, di rocce ancora "libere". È vero che man mano che il tempo passa, le possibilità di trovare roccia "vergine" da scalare si riducono inesorabilmente, ma i fatti mi danno torto e le linee non ancora sfruttate "saltano fuori" di continuo, inaspettatamente…

Solo poco tempo fa, con Massimo Faletti, ero su una delle pareti più sfruttate in Dolomiti, sulla sud del Piz Ciavazes nel gruppo del Sella, oltre la cengia dei camosci e stavamo scalando una perfetta nuova linea, pure abbastanza logica ed evidente, seppur impegnativa… la via Pil Astro.

In Sassolungo torno con Luciano e in una splendida giornata di agosto troviamo la giusta sequenza, lungo una successione di 6 pilastri, uno sull’altro, come avevamo fatto qualche tempo prima in Marmolada.
In vetta, lo sguardo segue la mente, o viceversa, là verso l’orizzonte, dove, sono certo, mi ritroverò ancora in simili momenti, apparentemente uguali a molti altri e come molti altri unici e irripetibili…

Ciao Ragazzi, Croz dell'Altissimo, Dolomiti di Brenta
Il Croz dell’Altissimo, con la sua parete sud, è una montagna importante nel mio alpinismo. Il mio primo bivacco... la mia prima invernale… la mia prima via nuova importante… e ora una delle mie ultime, importanti salita in roccia…

Non è cosa da poco; un muro di calcare alto un chilometro, per nulla facile da salire. Va detto che nessuna parete alta più di 500 metri va sottovalutata, ma sul Croz non è solo la quantità di tiri di corda necessari per uscire in vetta a decretarne l'impegno ma anche la tipologia della scalata (mai banale), le caratteristiche della roccia (spesso levigata o friabile) la presenza di erba nelle fessure (data la relativa bassa quota), la difficoltà nel posizionare protezioni adeguate…

Un mio vecchio progetto rimasto nel cassetto troppo a lungo e, per fortuna, mai ripreso da altri… un ampio, lungo lembo di roccia ancora vergine, dove la parete precipita in tutta la sua altezza. Con Nancy un primo tentativo, poi un secondo condito da un bivacco in parete fra lampi, tuoni e scrosci di pioggia e infine la conclusione, due anni dopo, ancora con fulmini e grandine, fortunatamente quando ormai siamo sull'ultimo tiro, e la vetta è a portata di mano. Ciò che rimane è un ricordo… un nome che permette di ricordare… Chiamiamo la via "Ciao Ragazzi", per ricordare Fabio Giacomelli, Mauro Giovanazzi, Marco Anghileri e tanti altri amici che se ne sono andati prima del tempo, lasciando vuoti non facili da colmare… Ciao ragazzi.

di Maurizio Giordani

Si ringrazia: Karpos, SCARPA, Climbing Technology


SCHEDA: Via Lancillotto alla Punta Lastoi, Lastoi di Formin

SCHEDA: Colata nera alla Cima Rodetta, Pale di San Martino

SCHEDA: Verso il Pescione, Marmolada

SCHEDA: Via dei Veterani, Civetta

SCHEDA: 6 Pilastri, Sassolungo

SCHEDA: Via Pil Astro, Piz Ciavazes, Sella

SCHEDA: Ciao Ragazzi, Croz dell'Altissimo, Dolomiti di Brenta

Link: www.gmountain.it

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