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David Goettler durante la salita della parete sud dello Shisha Pangma (8027m) il 21/05/2017, effettuata sulla via Girona insieme a Hervè Barmasse
Fotografia di Hervè Barmasse, David Goettler
Hervè Barmasse durante la salita della parete sud dello Shisha Pangma (8027m) il 21/05/2017, effettuata sulla via Girona insieme a David Goettler
Fotografia di Hervè Barmasse, David Goettler
Hervè Barmasse sullo Shisha Pangma, salito il 21/05/2017 insieme al tedesco David Goettler
Fotografia di Hervè Barmasse, David Goettler
Hervè Barmasse e David Goettler al campo base dopo la salita della parete sud ovest dello Shisha Pangma in 13 ore (da notare a terra gli zaini utilizzati per la salita)
Fotografia di Hervè Barmasse, David Goettler
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Hervé Barmasse e David Göttler, 13 ore per la sud dello Shisha Pangma

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Domenica 21 maggio 2017 il valdostano Hervé Barmasse e il tedesco David Göttler hanno salito i 2200 metri della parete sud ovest dello Shisha Pangma (Himalaya, Tibet) in sole 13 ore e in perfetto stile alpino.

Sono partiti da quota 5.850 metri alle 4 e 45 di domenica mattina. Sono arrivati a 8.024 metri alle 17:45 dello stesso giorno. 13 ore esatte per percorrere la parete sud ovest dello Shisha Pangma, senza ossigeno, senza corde fisse, senza installazione di campi intermedi e, naturalmente, senza l'aiuto di portatori d'alta quota. Insomma, una “corsa” di 2200 metri in puro stile alpino. A farlo sono stati il valdostano Hervé Barmasse e il tedesco David Goettler firmando, va sottolineato subito, una gran bella salita. E questo aldilà che si siano fermati – per pericolo di slavine – a 3 metri (sì, 3 metri!) dalla vetta. Anzi forse aggiunge anche qualcosa. Se non altro per la loro estrema sincerità! Perché bisogna dirlo chiaramente: hanno fatto la scelta giusta e la caratura della loro performance non si deve assolutamente misurare, e non va misurata, da quei tre metri in meno.

Ma andiamo con ordine. I due hanno percorso in velocità, appunto in 13 ore, la via Girona salita nel 1995 dagli spagnoli Josep Permañé e Carles Figueras. Una scelta dettata dal fatto che la finestra meteo di bel tempo, che Barmasse e Goettler hanno deciso di sfruttare, era ridotta a meno di 24 ore mentre la linea della via nuova che volevano aprire non era fattibile in così poco tempo. D'altra parte la via degli inglesi era troppo carica di neve. Il canalone di sinistra, invece, portava alla vetta centrale e da lì alla vetta principale c'è la famosa e spessimo impraticabile esilissima cresta di neve.

Insomma: c'era poco tempo per un blitz e quindi per centrare una salita (ripetiamo) da incorniciare. Ed è proprio questo che i due hanno fatto! Forti anche di una preparazione e di una concezione dell'alpinismo che hanno condiviso anche con Ueli Steck. Ricordiamo, infatti, che lo scorso marzo si erano allenati insieme all'indimenticabile fuoriclasse svizzero scomparso, come molti ricorderanno, poco più di due settimane fa sul Nuptse. Senza contare che l'anno scorso lo stesso Steck aveva tentato la salita di una via nuova sullo Shisha Pangma proprio con Goettler. Va da sé che anche questo ha influito sulla loro salita: non deve essere stato semplice partire dopo quello che era successo, dopo la scomparsa del loro amico Ueli. Quello stesso Ueli che, da esploratore del nuovo alpinismo, nel 2011 aveva salito proprio lo Shisha Pangma da solo e in 10 ore e mezza.

Perché va detto che quello che Barmasse e Goettler hanno fatto è sulla scia di un nuovo modo di intendere l'alpinismo. Un modo che ha avuto nell'alpinista svizzero Erhard Loretan un assoluto precursore (basti pensare alle performance che ha compiuto anche sullo Shisha Pangama nel 1990 con Troillet e Kurtyka, e nel 1995 da solo) e in Ueli Steck un autentico caposcuola. Giusto per avere un'idea della “leggerezza” e della “velocità” che non vanno mai disgiunte, Barmasse e Goettler sullo Shisha si sono portati in spalla: una tenda, un sacco piuma in due, un fornello gas da 500 grammi, un pentolino, 4 gel, 4 barrette, una cioccolata, 5 tisane, 2 chiodi ghiaccio a testa, 2 picche, 25 metri di corda, 6 moschettoni e... nulla più.

“Il momento più bello – ha detto Hervé Barmasse - è stato proprio quando nei pressi della vetta, guardando l’orologio, abbiamo capito in quanto poco tempo eravamo saliti. Non per una questione di record, ma di capacità di sfruttare al meglio le poche ore di bel tempo e il nostro impegno fisico e mentale.” Sono parole di felicità. Una felicità del tutto meritata e che non si è interotta nemmeno poco dopo quando, ad un niente dalla vetta, sono stati costretti a tornare indietro per l'altissimo pericolo di valanghe.

“L’alto rischio di valanghe ci ha convinto a non completare gli ultimi metri.” ha confermato Goettler su FB “Ma Hervé Barmasse ed io, dopo tutte quelle ore, dopo oltre 2000m di dislivello sulla via Girona, ci sentivamo felici e soddisfatti. Abbiamo goduto di un panorama incredibile sul Tibet e ho sentito lo spirito del mio amico Ueli. La solitudine lassù era travolgente. Eravamo due piccoli uomini persi nell'enorme e selvaggio spazio tra lo Shisha Pangma ed il cielo.”

Sì, non deve essere stato facile e insieme deve essere stato bellissimo! E' davvero un gran bel primo Ottomila per Hervé Barmasse.

di Vinicio Stefanello

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