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Anna Torretta, l'Ama Dablam, e il lato femminile della montagna

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Il 23 ottobre scorso, Anna Torretta ha raggiunto la vetta dell'Ama Dablam (Khumbu, Nepal, Himalaya) lungo la classica Cresta Sud-Ovest. La salita rientra nel progetto "Il lato femminile della montagna".

Ama Dablam, Anna Torretta

Il 23 ottobre scorso, Anna Torretta ha raggiunto la vetta dell'Ama Dablam (Khumbu, Nepal, Himalaya) lungo la classica Cresta Sud-Ovest. La salita era stata programmata insieme a Viviana Savin di Cogne, e rientra nel progetto "Il lato femminile della montagna", sposorizzato da Grivel e dalla Regione Valle d'Aosta e patrocinato dalla Società Guide di Courmayeu, che prevede delle salite tra donne sulle montagne "femmina". Ama Dablam, infatti, significa "Madre con collana", oltre ad avere una via di cresta (sostantivo femminile), elegante e gentile  per arrivare in vetta... Purtroppo Viviana Savin ha avuto problemi di salute già prima della salita, a Loubuce, 6.100m, così non si è sentita di affontare la salita.

Quella di Anna Torretta è stata un'esplorazione, un primo approccio all'alta quota e all'Himalaya su una montagna molto bella e anche molto frequentata. Ecco come ha vissuto questa sua prima esperienza dove l'incognita di come avrebbe reagito il proprio corpo in altitudine s'è sovrapposta alla curiosità per un mondo che conosceva solo per sentito dire:

Ama Dablam, Anna Torretta
Ama Dablam, Anna Torretta
AMA DABLAM - CRESTA SUD-OVEST
di Anna Torretta

Sono molti gli italiani al Campo Base dell'Ama Dablam, sono molte le spedizioni che aspettano di salire sul Cervino Himalayano in questo Ottobre. La neve è abbondante, soffice e polverosa, impalpabile sulla cresta sud-ovest; giunge voce che gli sherpas creino gli ancoraggi versando acqua sulla neve, per avere coesione…

Sono venuta in Nepal per vedere un paese che non conosco e mettere le mie mani sulle montagne Himalayane, per capire cosa vuol dire salire a 6-7 mila metri, per chiedere al mio corpo una risposta.

Passo la notte al Campo 1 con Luca Argentero, architetto e guida alpina di Courmayeur, al mattino una leggera nausea mi infastidisce, Luca scende a raggiungere i compagni al Campo Base, io preparo mie cose e mi sforzo di partire con la longe nelle “fisse”
.
L'Ama Dablam è una montagna che viene imbragata da mille e più metri di corda statica, per permettere alle spedizioni commerciali di portare i clienti sulla cima, la cresta sud-ovest è tutt'altro che banale, ma le corde fisse ne appiattiscono le difficoltà.

Lo zaino mi soffoca mentre salgo al campo 2, sento tutto il peso sui miei polmoni, sono troppo lenta. Attendo un'ora e mezza alla “torre gialla”, sono quasi contenta, mi riposo: guardo le ridicole scene delle persone davanti a me che cercano di vincere i pochi metri di roccia verticale con la risalita in jumar. Mi sembra di essere con i clienti sulla “cresta dei Cosmique” al passaggio chiave, ma qui non posso aggirare, devo stare in coda! Ho perso tempo prezioso, non riesco più a salire al campo 3, ormai è quasi buio e mi devo fermare.

Il campo 2 è in una posizione incredibile, sul filo di cresta, sopra al precipizio, con pochissime e scomodissime piazzole: trovo una tendina libera, posso passare qui la notte. Sergey, un ucraino enorme che sembra Babbo Natale, si trova nella mia stessa condizione, ma non trova posto per dormire, così viene a chiedermi ospitalità per la notte.

Al mattino mi alzo di buon ora e alle 7 sono pronta per “atttaccare” le corde fisse verticali sopra al campo. Ho preso una decisione: lascio tutto il materiale da bivacco, al campo e salgo solo con il duvet, il pronto soccorso e il the caldo sulle spalle. Ieri lo zaino mi ha stancato, mi ha tolto divertimento, oggi voglio fare la mia salita veloce, raggiungere la cima e rientrare il più presto possibile, sono sicura di riuscire in giornata.

Passo al campo 3, trovo la tenda dove avrei dovuto dormire, nascondo lo zaino all'interno e salgo senza. Non porto né barrette né acqua, la vetta non è lontana e poi fa troppo freddo per qualsiasi cosa. Salgo sotto al seracco, incrocio i ragazzi francesi che scendono, Pierre Blanc, guida di Courchevel mi guarda un po' preoccupato e mi offre dell'acqua. La bevo con avidità, Pierre mi dirà poi di avermi visto delle labbra completamente bianche.

La “fissa” mi ha guidato nella nebbia sulla la vetta, dove ho mosso 10 passi da ubriaca, libera da corde, verso le bandierine che uscivano dalla neve. Sergey, mi ha aspettato quasi mezz'ora in cima, mi stringe la mano e gli porgo la mia telecamera. Lo ringrazio di cuore, fa freddo, scende prima di me lungo il filo di arianna nella nebbia. Sono sola in cima all'Ama Dablam, guardo in direzione dell'Everest e poi mi dirigo anche io verso le corde che spariscono nella nebbia.

Scendo velocemente, le corde sono fissate distanti, il discensore scorre veloce. Al campo tre recupero il mio zaino dalla tende in cui nel frattempo si è sistemato uno sherpa insieme ad una ragazza, non è il caso di discutere poichè ho altri problemi, sono scesi quasi 60 cm di neve fresca, la luce si sta abbassando, devo raggiungere il campo 2.

Per fortuna gli ucraini sono lenti in discesa, li raggiungo e mi accodo, senza fretta, così avrò compagnia. Ho raggiunto il campo 2 alle 7.30 di sera, dopo più di dodici ore non stop. E' buio, sono felice, cerco una tenda libera per passare la notte. Qualcuno ha montato una tendina nuova oggi. Fare la cena non è così facile, la neve polverosa scesa oggi è voluminosa, ma ne servono 2 litri per fare 2 dita d'acqua! Una minestrina sarà sufficiente a mettere qualche cosa nello stomaco, poi sono golosa e non resisto alla tentazione di farmi una mousse al cioccolato.

Ho usato sull'Ama Dablam lo stile che avrei usato per una salita a casa mia, ma ho usato le corde fisse, ho usato delle tende che già c'erano, ho come un dispiacere a parlarne, non avrei mai pensato di salire una montagna in questo modo.

Non scrivete che sono salita in solitaria, questo è un abuso di termini, sono salita in autonomia, ma la solitaria è un'altra cosa! Io ho seguito un cordone ombelicale che mi ha condotta nella nebbia sulla cima della mia prima montagna Himalayana.

di Anna Torretta

Le "tappe" della salita
20/10/06 Partenza Campo base, 4.800m
21/10/06 Campo 1, 5.700m
22/10/06 Campo 2, 5.960m
23/10/06 Campo 2 - Cima 6.852m- Campo 2
24/10/06 Ritorno Campo Base


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Nelle foto dall'alto: Anna Torretta e Viviana Savin con sullo sfondo l'Ama Dablam; Cholatse; cima Ama Dablam (ph arch. A. Torretta)

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