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Il terzo tiro di Zahir, Wenden, Svizzera
Photo by arch. Vonarburg
I Wendenstöcke, Svizzera
Photo by arch. Vonarburg
La parete vista dall’attacco di Niagara, Wenden
Photo by arch. Vonarburg
Luca Schiera e Nicola Vonarburg
Photo by arch. Vonarburg
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Zahir, cronaca di una giornata sulla top via del Wenden

08.09.2011 di Planetmountain

Nicola Vonarburg racconta la sua esperienza su Zahir. Dopo una prima “ispezione” il 31/08 scorso, il climber ticinese è ritornato lo scorso 6 settembre riuscendo nella libera sui primi 4 tiri.

Questa è la storia di come possano partire i trip (nel senso più ampio del termine) in arrampicata. E' la storia, nata quasi per caso, tra Nicola Vonarburg e Zahir, la via test del Wenden aperta, tra il '96 e il 2004, dagli svizzeri Gunter Habersatter e Iwan Wolf e poi dagli stessi liberata nel 2006. Vonarburg - che viene da Mendrisio, ha 39 anni, arrampica da quando ne aveva 13, e ha un curriculum davvero a 360° e “pesante” - il 31 agosto scorso s'è trovato a provarla del tutto senza premeditazione. E qui è scattata quella che potremmo chiamare una sorta di “sindrome del climber” che in altri campi va sotto la voce innamoramento. “Con la bella e difficile Zahir ho delle chance in... libera” ha più o meno pensato il nostro. Ora chi ha un po' di esperienza sa che un pensiero del genere tende ad assomigliare ad un tarlo. Morale: non ti abbandona più. Così, detto fatto, lui lo scorso martedì 6 settembre era già sul campo per verificare il suo “sogno”. E' finita con i primi 4 tiri, i più difficili, saliti e liberati. Mentre gli ultimi 3 sono ancora lì... Nicola dice che è soddisfatto così, e noi gli crediamo. Ma siccome questa è la storia di come nascono e siano persistenti i trip, non mettiamo la mano sul fuoco. Chissà... magari il tarlo prima o poi ricomincia a scavare... Intanto vi proponiamo come Nicola ci ha raccontato la sua esperienza su Zahir. Con l'avvertenza che è del tutto possibile che la bella Zahir possa colpire al cuore anche qualche lettore.

ZAHIR… CRONACA DI UNA GIORNATA UN PO’ “FOLLE” MA NON TROPPO!
di Nicola Vonarburg

Come dice Matteo (Della Bordella) “ci sono vie che fai tanto per arrivare in cima, alcune le vuoi tentare a vista mentre altre vuoi salirle in libera”, Zahir è una di queste ultime. L’idea di provare Zahir è nata un po’ casualmente, fondamentalmente un ripiego (alla faccia del ripiego) causato da una meteo non troppo sicura per un tentativo serio sulla lunga e severa Dingo. Così quel giorno con Fabio (Palma) comincio a provare i primi 4 tiri (quelli duri) e come per magia scopro che questa via tutto sommato è fatta su misura per me, non troppo strapiombante, appigli piccoli ma non troppo distanti,… ed é così che “purtroppo” mi parte il trip!

Dico purtroppo perché mi rendo subito conto che sarà impossibile trovare qualcuno disposto a seguirmi, faccio fatica a trovare soci per andare in falesia, figuriamoci a provare una via di 8b+ in Wenden! Passo così una settimana a “messaggiare” a destra e a manca alla ricerca di un fido assicuratore per il weekend ma niente da fare, nessun candidato…

Fortunatamente Luca, un giovanissimo iper-motivato conosciuto da poco in val di Mello, è disponibile in settimana ed é così che martedì di buon ora siamo all’attacco della via che seppur bagnata sta velocemente asciugando. Purtroppo i “segni” della settimana prima se ne sono andati quindi non resta che affidarsi alla memoria. Quest’ultima però mi tradisce proprio nel momento del bisogno in cima a L2 e così mi ritrovo a penzolare 7-8m più in basso… Breve pausa e si riparte per questo lungo e bellissimo tiro con uscita particolarmente dolorosa che se pur a fatica mi lascia passare, senza dubbio un bel 8a/8a+!

Ora tocca al tiro chiave, 25m di 8b+ su di un muro leggermente strapiombante a tacchettine minimaliste che richiede un grande sforzo sulle dita e gran lavoro di piedi e dove se non sei Ondra, già trascinarsi in sosta richiede un bell’impegno. Dopo un bel ripasso di tutti movimenti parto determinato, sulla prima parte passo abbastanza bene, il chiave invece è un disastroso pasticcio di piedi ma alla fine in qualche modo mi salvo e completamente “pieno” mi trascino all’unico discreto punto di riposo. Mi riprendo un po’, ci credo e parto “cattivo”, ma memorizzare 200 prese in un giorno e mezzo non è proprio evidente e così mi “dimentico” di un piedino fondamentale quando oramai sono in vista della catena... e... tutto da rifare!

Da un lato non mi aspettavo un così bel tentativo ma dall’altro il tutto mi è costato una vagonata di forza e soprattutto di pelle, esito, forse dovrei investire la giornata a studiare per bene i movimenti per un tentativo futuro. Luca invece continua a dirmi di stare tranquillo che il tiro non mi scappa…sarà…. e così alla fine decido per un altro tentativo “serio”, della serie “o la va o la spacca”.

I minuti seguenti sono di quelli “perfetti”, dove arrampichi con la testa vuota, in automatico, senza esitazioni, con la giusta cattiveria, dove tutto ti sembra facile e la catena non può più sfuggirti! Il prezzo però sono due dita bucate e altre tre con la pelle ai minimi termini ed è così che il tiro seguente diventerà un vero e proprio calvario… Gli ultimi metri che conducono alla sosta di L4 sono un’agonia, roccia a gocce supertagliente con appigli a spilli che non so più come prendere, il nastro non mi fa “sentire” le prese e lo tolgo, mi invento delle “spolliciate” improbabili pur di non usare gli indici bucati e piano piano mi trascino in sosta.

Così ci vorranno ben tre tentativi per portare a casa questo 7c che in condizioni normali si concederebbe facilmente. Mi ritrovo finalmente appeso alla sosta, un po’ incredulo di quanto è successo in questa giornata un po’ “folle, recupero velocemente Luca, vedo che guarda perplesso gli strani segni sugli appigli e lo rassicuro di non essere sieropositivo.

Sopra di noi ci sono ancora tre tiri, sulla carta “facili”, ma so’ per esperienza che non avendoli mai percorsi richiederanno comunque tempo ed energie. Forse con un pizzico di “follia” in più mi potrei nastrare le dita e tentare di finire la via con la frontale, o magari improvvisare un bivacco super leggero appesi come salami (brrrrr!), oppure…ma in fin dei conti arrampicare deve restare prima di tutto un piacere e forse invecchiando mi sono anche un po’ “rammollito”... Guardo l’ora, poi le mie povere dita, poi di nuovo l’ora,… infilo la corda nell’anello di calata…. il mio Zahir finisce qui…

Sicuramente tornare a rifare tutti i tiri duri e completare anche questi ultimi tre tiri mi regalerebbe qualche articoletto su qualche rivista specializzata, magari il privilegio di apparire per qualche ora nelle news di qualche rinomato sito internet o nella migliore delle ipotesi un contrattino per un paio di scarpette, ma sicuramente non rivivrei le intense emozioni di una giornata perfetta come quella appena vissuta.

Ma nella vita non bisogna “mai dire mai” e quindi chissà… Un grazie di cuore a Fabio Palma che mi ha dato l’occasione di fare un primo giro d’ispezione e soprattutto al giovane Luca Schiera che pazientemente mi ha assistito e motivato in questa intensa giornata wendeniana. A buon rendere!

Nicola Vonarburg (Nick-non-scavo)

Scheda ZAHIR - vista da Nicola Vonarburg
Zahir è stata aperta tra il 1996 e il 2004 da Gunter Habersatter e Iwan Wolf che poi l'hanno ripetuta in libera nel 2006. Sulla carta è la via più dura (come grado) del Wenden e tra le hard delle Alpi.
Difficoltà: max 8b+ (7c obbl.)
Lunghezza: 255m
Chiodatura: sicura anche se obbligata, sui tratti più facili è meglio comunque non volare.
Descrizione: La via sale il bellissimo muro tra la via Jetnika e un progetto non ancora completato, una specie di Biografie in scala 10:1
La mia esperienza su Zahir: 1a visita il 31 agosto con Fabio Palma. 2a visita il 6 settembre con Luca Schiera
L1: 6c placcoso e di “spalmo”
L2: Bellissimo muro di movimento con finale molto boulderoso su piccole tacchette dolorose.
Sulla carata 8a ma secondo me un po' più duro (8a+) ma forse non ho trovato il sistema migliore. Tentativo OS finito al penultimo chiodo il 31.08. Liberato il 06.09 al secondo tentativo
L3: Muro leggermente strapiombante a piccole reglettes, tecnico e molto continuo sulle dita,…una tipica via da Manolo. Forse il grado proposto di 8b+ non tiene il paragone con certi monotiri nello stesso stile ma prendiamolo per buono… 2 Giri d’ispezione il 31.08. Liberato il 06.09 al terzo tentativo (1 per mettere i rinvii e 2 tentativi “seri”), in totale 5 tentativi
L4: 7c con partenza in traverso da un buon riposo (bagnato) su piccole reglettes e roccia dubbia, poi strapiombo di resistenza su tacche buone un po’ distanziate e finale su tacche a gocce taglienti. Ispezione il 31.08. Liberato il 06.09 al terzo tentativo
L5: 7a (secondo Schweiz extrem - edizioni Filidor). Tiro da me non salito
L6: 7a (secondo Schweiz extrem - edizioni Filidor). Tiro da me non salito
L7: 7b (secondo Schweiz extrem - edizioni Filidor). Tiro da me non salito
L8: 6b (secondo Schweiz extrem - edizioni Filidor). Tiro da me non salito
Note: La connessione di L3 + L4 proposta come Zahir+ e quotata 8c è sicuramente logica ed interessante anche se il grado proposto a mio avviso “non tiene” in quanto alla sosta di L3 c’è un riposo praticamente totale (se sei passato sotto ci puoi restare 1h a patto di sopportare il mal di piedi). La roccia è molto dolorosa, bella ma non la migliore del Wenden, alcune reglettes sembrano un poco fragili... Unica perplessità: una reglettes su L3 sembra un po’ migliorata ma forse è stata solo pulita un po’ “intensamente”. La linea e soprattutto la parete su cui corre sono invece superbe.

- Nicola Vonarberg curriculum

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