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Sul primo tiro di Babau, Monte Traunik gruppo del Mangart
Photo by arch. G. Ballico
Andrea Gamberini sul primo tiro di Zadnji slap - M.te Prednja Glava
Photo by arch. G. Ballico
Giuseppe Ballico sul secondo tiro di Zadnji slap
Photo by arch. G. Ballico
Sulla candela di Centralna
Photo by arch. G. Ballico
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Slovenia… ghiaccio oltre confine

15.03.2010 di Giuseppe Ballico

Giuseppe Ballico racconta la sua esperienza, con Andrea Gamberini e Raffaele Mercuriali, sulle cascate delle Alpi Giulie, tra il Friuli e la Slovenia. La cascata Babau (Monte Traunik), la Centralna (Monte Prisojnik) e una combinazione della cascate Zadnji Slap + Zadnji Slap ramo destro hanno confermato la bellezza di queste aspere montagne. Come hanno confermato quanto duro e anche pericoloso sia stato quest'inverno.

L’idea di vedere posti nuovi è sempre appagante, anche se a volte torni indietro con la coda tra le gambe… Quest’anno, grazie alle preziose informazioni di alcuni amici guide Friulane, ho iniziato, già dai primi di gennaio, a cercare di spaziare oltre confine verso est. I soliti posti, le solite cascate delle nostre Dolomiti iniziavano ad essermi strette, sebbene non mi stanchi mai di tornarci. Ero attirato dalle colate che scendono dal Monte Prisojnik una montagna, vicina all’abitato di Kraniska Gora, d’inverno molto selvaggia e abbastanza pericolosa.

E’ così che il primo gennaio dopo aver formato un bel gruppo da quattro, sono partito con l’idea di salire Centralni e Desna: due belle classiche di questo monte. Arrivati a destinazione e constatato che il ghiaccio non era buono per poterle ripetere, il nostro sguardo si è diretto all’interno di una valletta laterale dove, giusto per non tornare a bocca asciutta, volevo “tirar su la corda” su un bel muro verticale. Nevicava e un brutto presentimento sfiorava la mia mente…ma sono quei momenti in cui ti dici: “no dai, non succede…” e invece, mentre mi trovavo a dieci metri da terra, ben due valanghe hanno investiti i miei soci. Fuggi fuggi generale mentre una terza valanga viene giù sopra la mia testa! Una di quelle situazioni da “stringi le chiappe” e scappa prima che puoi lasciando fortunatamente sotto la neve solo il mio vecchio e amato thermos e qualche zaino poi recuperato! Questo posto mi attira nonostante tutto e mi riprometto di ritornarci.

Le nevicate, il lavoro e gli impegni famigliari mi riportano in zona solo alla fine di gennaio. Questa volta con l’idea di salire ”Babau” (nel mio cassetto dei sogni da dieci anni), una cascata di 600 m sul Monte Traunik gruppo del Mangart, data V,6 e aperta da Romano Benet e Luca Vuerich. Propongo la salita a Raffaele Mercuriali amico di gare e raduni e affidabile compagno di cordata che parte da Forlì con il suo camper e la sera stessa siamo presso i Laghi di Fusine, decisi e carichi come non mai per la salita del giorno dopo. Siamo in cima a Babau in 5.30 h e nella mente un pensiero va a Luca Vuerich scomparso qualche giorno prima…

I giorni a venire, un po’ di ghiaccio nostrano della magnifica Val Travenanzes, tiene caldi gli avambracci per qualche settimana, poi però si riaccende in me la voglia di tornare sul Prisojnik. Un fine settimana libero, l’amico giusto e subito ho lo zaino in macchina pronto per partire attirato anche dalla buona cucina offerta appena oltre il confine. Questa volta mi muovo con il Gambero (Andrea Gamberini) che, come Raffaele, non abita dietro l’angolo e da vero “cinghiale” d’avventura che non si tira mai indietro nemmeno se gli proponi di dormire a -20° in tenda, non rinuncia a questa proposta. Le previsioni dicono che sarà un fine settimana all’insegna del freddo anche se ormai marzo è già ampiamente cominciato.

Puntiamo nuovamente sul Prisojnik per salire “Centralna” che, dalle informazioni che ho raccolto, sembra bella grassa. In tre ore siamo al Rifugio Koca na Godzu, sulla strada per il Passo Vrsic dove parcheggiamo. Il freddo punge come previsto, mentre il forte vento spazzola i cumuli di neve. Constatiamo che non ci sono tracce fresche di passaggio e battiamo traccia su 10 cm di neve fresca. La cascata è davanti a noi, ma l’unico ghiaccio visibile è quello della candela iniziale perchè il resto è coperto da neve recente. Tra l’altro la candela è molto corta per l’importante cono di neve venutosi a creare alla base. Dentro di me tanta delusione, considerato che è la seconda volta che torno, per dovermi accontentare di salire solo la candela; giusto per fare qualcosa. Pessima idea forse la peggiore che io ricordi! Facciamo qualche metro slegati fin sotto la vera e propria candela, attrezziamo una sosta e parte il Gambero: a lui gli onori per questi 20 m risultati tremendi. Mentre io in sosta non sapevo più che balletti fare per tenere in movimento il corpo, il mio socio era alle prese con croste di rigelo e neve pressata sul verticale, neve da piccole slavine negli occhi e un vento patagonico!

Dopo circa mezz’ora per fare 20 m finalmente è il mio turno; lo raggiungo avanzando malamente perché dopo 10 m le mie mani diventano dei moncherini insensibili e, come un coniglio, mi fermo sul chiodo: non ce la faccio più dal dolore lancinante, quello che ti fa venire le lacrime agli occhi: ah! I Diavoletti!! Stringo i denti ripetendomi che prima arrivo in sosta e prima scendiamo da quest’inferno (il mio orologio misurava -15°…). Mentre ritorniamo verso l’auto rassegnandoci della giornata andata buca, mi viene in mente che qualche giorno prima l’amico Massimo Laurencig, mi parlava di una valle qui vicino dove si trovano altre cascate sui 200 m. Non rimaneva dunque che dedicare la giornata all’avanscoperta…

In auto e ancora con gli scarponi ai piedi decidiamo di scendere in direzione Kranjsca e dopo pochi tornanti notiamo in lontananza un bel muro stile Val Travenanzes, i nostri occhi si illuminano, sognano, immaginano, ma soprattutto sperano…Ormai è tardi per salire qualcosa e decidiamo di andare solo a vedere. Scendiamo lungo la stradina in discesa che porta verso la Val Krnica e in poco più di 15 min siamo sotto a questo muro, che risulterà poi essere la parete NE del Monte Prednjia Glava, spettacolo!! Individuiamo con il binocolo quella che potrebbe essere la linea di domani e intanto proseguendo per la valle troviamo un rudere di baita aperta che eleggiamo a nostro rifugio per la notte in arrivo. Perfetta perchè a 15 minuti dal parcheggio e quasi altrettanti dalle cascate! La mattina seguente facciamo i “comodoni” svegliandoci poco prima delle 7. Ci attrezziamo anche con chiodi da roccia visto che la linea non ha gran quantità di ghiaccio e preferiamo non trovare sorprese.

Il freddo ma soprattutto il vento ci danno tregua. Il cielo è stupendamente azzurro e la valle che guarda Kranjsca Gora ci ricorda la Norvegia. Il Gambero attacca la bella candela che dà il benvenuto a chi sale questa cascata che scopriremo chiamarsi Zadnji Slap. Sosta dopo 30 m e poi un bel muro a 90° fin sotto una stretta e verticale goulotte. Altro tiro molto bello con ghiaccio fino verticale e un po’ di misto per arrivare ad un pendio nevoso. Il poco ghiaccio non permette di sostare su ghiaccio e attrezzo su roccia. Da qui con traverso esposto di 60 m arriviamo sotto quella che sarà da noi chiamata Zadnji Slap ramo destro, non essendo relazionata sulla guida Slovena e con altri tre bei tiri lunghi guadagniamo la cima di questa montagna. Alla fine ci siamo divertiti su otto magnifici tiri, senza l’incubo di valanghe (già troppe per quest’anno), ma soprattutto abbiamo goduto di questi luoghi spesso da noi, a torto trascurati.

Beppe Ballico

Scheda cascate
Cascata Babau
Cascata Zadnji Slap


VIDEO CASCATA BABAU


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