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Giuliano De Marchi al Monte Denali
Photo by arch. M. Barbiero
Giuliano De Marchi in Alaska (M.te Denali)
Photo by arch. M. Barbiero
Michele Barbiero e Giuliano De Marchi
Photo by arch. M. Barbiero
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In ricordo di Giuliano De Marchi

08.06.2009 di PlanetMountain

Il 5 giugno Giuliano De Marchi, medico e forte alpinista bellunese è scomparso sul Monte Antelao. Il ricordo di Michele Barbiero suo compagno di avventura in Alaska nel 2007.

Venerdì 5 giugno Giuliano De Marchi è deceduto mentre si apprestava a salire con gli sci lungo la via Normale al Monte Antelao. Il colosso che si staglia tra la valle del Centro Cadore e la valle del Boite era familiare al forte alpinista bellunese che l’aveva già salito più volte. Ma come spesso accade, una semplice scivolata e l’impatto violento contro delle balze di roccia, sono state fatali per la sua vita. Niente avventatezza o imperizia dunque, ma la tragica fatalità che in montagna a volte, può risultare fatale.
Il corpo è stato rinvenuto e recuperato dalle squadre del soccorso alpino nel tardo pomeriggio di domenica, dopo due giorni di impegnative ricerche ostacolate spesso da condizioni meteo proibitive.

Giuliano De Marchi, urologo all’ospedale San Martino di Belluno, era molto conosciuto e molto stimato nell'ambiente alpinistico italiano e mondiale. Al suo attivo aveva moltissime salite nelle Dolomiti, era stato all'Everest, al K2 e aveva partecipato a molte spedizioni sulle montagne di tutto il mondo. Nel 2004, proprio al K2, Agostino Da Polenza gli aveva affidato il ruolo di capo della spedizione del 50° anniversario della prima salita.

Nel 2005 aveva ricevuto il Pelmo d’Oro insieme a Mario Rigoni Stern. Nell’aprile del 2007, a 60 anni, ha realizzato la prima italiana della grande traversata del Denali (McKinley). Una bellissima impresa portata a termine insieme a Michele Barbiero, che così lo ricorda:

Il mio ricordo di Giuliano
di Michele Barbiero

Erano circa le 3 di notte: dopo una non-stop di 18 ore Giuliano ed io ci trovavamo finalmente alla sommità della Karstens Ridge, una cresta lunga quasi 5 chilometri sul selvaggio versante nord del Mc Kinley. In quel momento, a 40 gradi sotto zero mentre cercavamo di montare la nostra tendina a 5000 metri di quota, Giuliano riuscì a farmi notare la straordinaria aurora boreale che si stagliava sull’orizzonte del cielo; così per un minuto, siamo rimasti entrambi immobili a fissare quello spettacolo che la natura ci stava regalando senza chiederci nulla in cambio.
Questo è il Giuliano che ho conosciuto io: una persona che si incantava davanti alle colossali montagne di 8000 metri, ma altrettanto profondamente si faceva rapire dal canto di un minuscolo uccellino nascosto tra i cespugli ai bordi di un fossato di campagna.

Tutti quelli che hanno avuto la fortuna di conoscerlo bene, continueranno ad apprezzarlo soprattutto per come era e non solo per la sua straordinaria vita di stimato chirurgo ed alpinista di prim'ordine.

Della grande avventura che abbiamo vissuto insieme conservo dei ricordi ancora molto chiari e credo, indelebili. Quelli più pazzeschi sicuramente quando, per 22 giorni abbiamo continuato a riderci in faccia l’uno con l’altro senza mai perdere il buon umore, anche mentre la bufera ci disfava la tenda in piena notte, oppure quando ci siamo trovati i sacchi piuma coperti di cioccolato bollente che per l’ennesima volta avevamo rovesciato nel tentativo di fare tutto con... attenzione.

E ancora il suo sessantesimo compleanno, festeggiato sempre nella stessa tendina ormai ridotta ad uno straccio, inzuppando degli improbabili biscotti in un pessimo caffè solubile, come sempre ridendoci sopra.

Il viaggio è la meta, ce lo siamo detti continuamente e così è stato. Un viaggio dove il raggiungimento della vetta ha rappresentato davvero un dettaglio, una parte di un tutto molto più grande. Un viaggio che alla fine ci vede ritratti in un abbraccio che mi piacerebbe poter protrarre all’infinito.

Ciao Giuliano
Michele

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