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arrowNewsarrowLa grande traversata del Denali

Le stelle sono talmente numerose che nascondono anche il nero della notte: è così che si vede il cielo dai monti dell’Alaska Range. Sono tornato in Alaska di nuovo e forse le ragioni che mi hanno riportato qui sono state proprio questo cielo e la natura selvaggia che domina quei territori unici al mondo.
Photo by arch. M. Barbiero, G. De Marchi
Affrontiamo la cresta con una non stop di 18 ore e zaini di oltre 30 kg, superando passaggi molto esposti e tratti ghiacciati fino a 60°, con una progressione in conserva che ci permetta di essere il più veloci possibile; sono le 4.30 del mattino quando finalmente entriamo di nuovo in tenda ed accendiamo il fornello: per oggi basta!
Photo by arch. M. Barbiero, G. De Marchi
Ancora due lunghe giornate scendendo la Head wall, attraversando il Windy Corner e percorrendo il Kahiltna Glacier; così raggiungiamo il punto di recupero sotto alla parete N del Mount Hunter, dove d’estate viene fissato il campo base per tutti i gruppi che salgono il Denali lungo la via Normale.
Photo by arch. M. Barbiero, G. De Marchi
Siamo stati da soli in tutto il massiccio del Denali, per 20 giorni, siamo stati anche fortunati ma soprattutto abbiamo vissuto una grande avventura che ci rimarrà addosso per sempre, come il cielo che abbiamo visto durante le notti trascorse lassù: con molte più stelle che nero!
Photo by arch. M. Barbiero, G. De Marchi
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INFO / links & info:
    IL VIAGGIO IN CIFRE
    Traversata del Denali da NE A SW - Prima Italiana
    Componenti - Michele Barbiero e Giuliano De Marchi
    Partenza - Kantishna Landing Strip versante NE del Denali (quota mt. 481)
    Arrivo - Kahiltna Landing Strip versante SO del Denali (quota mt. 2.170)
    Cima raggiunta - Mount Denali (Mc Kinley) mt. 6.192
    Dislivello in salita - mt. 5.711
    Dislivello in discesa - mt. 4.022
    Dislivello complessivo - mt. 9.733
    Km. percorsi - 115 circa
    Giorni Impiegati - 22 con 14 effettivi di traversata, 4 fermi per bufera, 1 fermi per riposo, 3 fermi in attesa del recupero.
    Stile - Alpino Unsupported
    Difficoltà - Percorso su tundra nella prima parte, su Ghiacciaio molto crepacciato nella seconda e nella parte alta, cresta molto esposta con Tratti fino a 60° per entrare sul ghiacciaio di Harper.
    Discesa - Lungo la West Buttress su neve e ghiaccio fino a 50° e brevi tratti di misto.

    NOTE - Risulta difficile e riduttivo dare una semplice valutazione tecnica ad un itinerario di questo tipo, in quanto non si può non tener conto delle componenti quota, freddo (abbiamo passato diversi giorni con temperature inferiori ai -40° c), carichi al seguito ed isolamento.


    gruppo rocciatori Ragni di Pieve di Cadore
    Expo Viking Nord Pool

La grande traversata del Denali

11.05.2007 di PlanetMountain

Michele Barbiero e Giuliano De Marchi tra marzo e aprile hanno compiuto la traversata del Denali (Mount McKinley 6.192) in Alaska. Una bella avventura e un gran tour di 115 km passando per la (freddissima) cima della montagna più alta del Nord America...

Tra marzo e aprile scorsi, Michele Barbiero e Giuliano De Marchi hanno effettuato la grande traversata del Denali (Mount McKinley, Alaska). Partendo dal villaggio di Kantishna, i due hanno attraversato la tundra gelata, il Denali River, quindi il ghiacciaio di Muldrow fino ai piedi del versante NE della montagna per poi raggiungerne la cima lungo la cresta NE. Da qui sono scesi lungo la cresta Ovest fino ai 2000m del Kahiltna Glacier. Davvero un gran tour lungo 115 Km circa per un dislivello complessivo di 5.711m in salita e 4.022m in discesa in un ambiente tanto duro e difficile quanto affascinante.

E' stata una grande avventura, un'immersione totale nella mitica wilderness dell'Alaska durata 22 giorni (di cui 14 effettivi di traversata, 4 bloccati dalla bufera, 1 di riposo). Il tutto in piena solitudine (i due erano gli unici alpinisti nel massiccio del McKinley) e in piena autonomia, ovvero in "stile alpino" e senza supporti esterni se si eccettuano i due "classici" voli di andata e ritorno con i piccoli aerei dei ghiacciai sfruttati da tutte le spedizioni che si addentrano nelle sperdute zone del grande Nord dell'Alaska.

Bello stile dunque, e grandissima esperienza quella vissuta da Michele Barbiero e Giuliano De Marchi in questo viaggio che, fino ad ora, sono i primi italiani ad aver compiuto, come attesta l'e-mail che hanno ricevuto al loro ritorno dalla stazione dei Ranger di Talkeetna. Nel messaggio, oltre alla conferma della "prima italiana" (e prima della stagione), si aggiungono i complimenti: “for the fine style of your climb”. E si sa, in queste avventure negli spazi infiniti del Grande Nord, lo stile e la solitudine fanno parte del sogno...


PIU’ STELLE CHE NERO - Denali 2007 Climbing Trip

di Michele Barbiero

Le stelle sono talmente numerose che nascondono anche il nero della notte: è così che si vede il cielo dai monti dell’Alaska Range. Sono tornato in Alaska di nuovo e forse le ragioni che mi hanno riportato qui sono state proprio questo cielo e la natura selvaggia che domina quei territori unici al mondo.

Per questo tornare è stata una necessità, ed è sempre difficile spiegare quello che è necessario. Ho concepito questa traversata nel corso di un anno e mezzo passato a sognare sopra a carte topografiche e guide alpinistiche dell’Alaska, percorrendola più volte con la mente cecando di immaginare come potesse essere nella realtà: così lunga Così selvaggia? Così impegnativa?
In Alaska in realtà è tutto abbastanza semplice, devi solo scegliere su che montagna impegnarti, poi il resto sono affari tuoi, ti devi arrangiare! Così ho scelto di provare a fare questa grande traversata del Denali, o McKinley come siamo abituati a chiamarlo in Europa, partendo dal vecchio villaggio di Kantishna, traversando la tundra gelata ed il Denali River, percorrendo il ghiacciaio di Muldrow fino ai piedi del versante NE della montagna e quindi salirla fino in vetta,
Da qui poi scendere lungo la cresta Ovest seguendo il percorso che porta al Kahiltna Glacier fino a circa 2000 metri di quota da dove uscire poi con uno dei piccoli aerei da ghiacciaio che, durante la stagione estiva, trasportano gli alpinisti all’interno della catena mountuosa.

Un viaggio lungo, freddo ed isolato, verso la schiena del Drago... Nel tardo Aprile dell’anno scorso, durante una settimana di sci alpinismo in Turchia con degli amici, ho chiesto a Giuliano se voleva venire in Alaska con me; lui dopo averci pensato un paio di secondi mi disse: sì, sì, va bene. Avevo il compagno perfetto. E così è finita lì, fino ai primi giorni di quest’anno, quando ci siamo trovati una prima volta per guardare su una cartina il percorso che dovevamo fare ed una seconda, il giorno prima di partire, per preparare i bagagli.
Nel frattempo ognuno aveva metabolizzato il viaggio a modo suo. Così, alla fine di marzo, siamo arrivati in un’Anchorage ancora completamente immersa nell’inverno (uno dei più freddi in Alaska negli ultimi anni), che ci ha accolto con cielo azzurrissimo e neve croccante sulle strade. Da Anchorage a Talkeetna il viaggio occupa poco più due ore di macchina ed il Denali ad un certo punto appare all’orizzonte come una chimera affiancato dai suoi scudieri Foraker ed Hunter.

L’aria ha lo stesso odore di due anni fa a Talkeetna e girare per il piccolo centro ancora quasi deserto ci riempie di entusiasmo: non vediamo l’ora di partire per le montagne! Presi gli accordi con Eric, il pilota che ci porterà sul versante Nord e svolte le brevi pratiche burocratiche con i Rangers, già la mattina successiva decolliamo con il piccolo Cessna 182 verso Kantishna, un vecchio villaggio minerario nel cuore del Parco Nazionale del Denali ora riconvertito ad utilizzi turistici ma completamente deserto in questo periodo dell’anno.
Al solito, i piloti da ghiacciaio non finiscono mai di stupirmi ed Eric non fa eccezione: ex pilota di Phantom durante il conflitto del Vietnam, ci porta in volo verso la nostra montagna facendoci vedere dall’alto, con dovizia di particolari, l’itinerario che ci vedrà impegnati nelle prossime settimane. Quindi atterra con disinvoltura sulla pista di Kantishna, una striscia lunga qualche centinaio di metri, liberata dagli arbusti e coperta da 30 centimetri di neve!
Il volo è stato strepitoso, con condizioni di visibilità perfette ci siamo goduti le viste sulla catena centrale dell’Alaska Range: Hunter, Foraker, Moose’s Tooth e poi il Ruth Glacier ed il Ruth Gorge, passano sotto di noi togliendoci il fiato. Ma è quando passiamo sopra al Mc Gonagall Pass che abbiamo una grossa sorpresa: dall’alto scorgiamosulla Tundra gelata due Dog Team che corrono veloci verso il Passo. Sono due mute di cani da slitta che trasportano i materiali per gli alpinisti che si recheranno in zona durante l’estate e la loro traccia sulla neve sarà per noi un prezioso riferimento!

“See yo in a couple of weeks guys, good luck!” Così Eric ci saluta e ridecolla verso Talkeetna, ora siamodavvero soli. Dopo aver caricato le sledges che trascineremo dietro di noi, partiamo decisi verso la Tundra. Nel corso dei quattro giorni successivi percorreremo circa 40 km in questo mondo stretto nella presa del freddo, attraversando il Wonder lake ed il Denali River approffittando della loro superficie gelata, districandoci nel labirinto della Turtle Hill e seguendo infine il corso ghiacciato del Cache Creek fino alla gola che conduce lungamente al Mc Gonagall Pass.
E’ qui, durante l’ultimo giorno di marcia nella Tundra, che incontriamo i due Dog Team che avevamo avvistato dall’aereo ed è per me un’emozione fortissima. Da bambino ho letto e riletto i libri Jack London ed ora, ritrovarmi di fronte a due mute di cani nel cuore dell’Alaska mi riporta in quel mondo fantastico che allora mi creavo con la fantasia: guardo gli occhi di questi due uomini e dei loro cani e dentro ci vedo tutta la grandezza e la wilderness di questi luoghi.

“Stay safe guys, good luck!” Ci salutano con queste parole i due Mushers, i conduttori dei Dog Team, io realizzo che in 4 giorni è la seconda volta che ci viene augurata buona fortuna, un saluto che da noi nessuno usa più, ma che qui trova ancora un suo preciso significato.
Il mattino seguente saliamo al Mc Gonagall Pass e lo spettacolo del Muldrow Glacier rischia di essere troppo anche per il nostro cuore, svariate miglia di ghiaccio e crepacci enormi che si dirigono direttamente verso la base del versante NE del Denali, per bloccarsi proprio sotto alla tormentata e gigantesca seraccata dell’Harper Ice Fall.
Impieghiamo ancora tre giorni per percorrere il ghiacciaio, con una navigazione attenta ad evitare gli innumerevoli crepacci e alla fine mettiamo la tenda alla base della Karstens Ridge, una cresta lunga 4 chilometri, che permette di aggirare l’Harper Ice Fall e raggiungere l’Harper Glacier dal quale si prosegue poi verso la cima del Denali.
Qui rimarremo bloccati tre giorni dalle bufere artiche, che con i loro venti che superano i 100 kmh non ci permettono di proseguire.

In questi tre giorni, il Drago si alza in volo potente e ci danneggia pesantemente la tenda, obbligandoci ad uscire in piena notte nella tormenta per rinforzare gli ancoraggi. Fortunatamente riusciremo a riparare discretamente i danni (w il nastro americano!), così da poter proseguire nella traversata... Affrontiamo la cresta con una non stop di 18 ore e zaini di oltre 30 kg, superando passaggi molto esposti e tratti ghiacciati fino a 60°, con una progressione in conserva che ci permetta di essere il più veloci possibile; sono le 4.30 del mattino quando finalmente entriamo di nuovo in tenda ed accendiamo il fornello: per oggi basta!

“Giuliano, oggi rest day, solo bere e mangiare, si riparte domani che ne dici?” “Perfettamente d’accordo Mik!!” Attraversare l’Harper Glacier, superando la seraccata che lo divide in due ci impegna per altri due giorni, al termine dei quali mettiamo il campo appena sotto al Denali Pass: domani si prova a salire in cima.
Dopo 15 giorni di slitte e zaino, finalmente oggi ci muoviamo leggeri e nel pomeriggio del 13 Aprile, insieme, arriviamo sulla vetta del Denali, la montagna più alta del Nord America dopo averne salito il versante NE. La temperatura è bassissima e rimaniamo in cima solo qualche minuto, siamo felici e molto emozionati ma bisogna scendere in fretta verso quello che rimane della nostra tenda molto provata, come noi, dai giorni passati.
La raggiungerermo in serata e vi rimarremo anche per tutto il giorno seguente, bloccati dal solito vento artico che non permette di uscire neanche per le necessità più naturali.
Poi il giorno 15 riusciamo a scendere il Denali Pass ed a portarci finalmente sul versante SO della montagna, versante che io conosco bene avendolo percorso un paio di anni fa e che useremo per la discesa.

Ancora due lunghe giornate scendendo la Head wall, attraversando il Windy Corner e percorrendo il Kahiltna Glacier; così raggiungiamo il punto di recupero sotto alla parete N del Mount Hunter, dove d’estate viene fissato il campo base per tutti i gruppi che salgono il Denali lungo la via Normale. Su questo plateau di neve rimaniamo tre giorni in attesa che il tempo, ora guastatosi un po’, migliori e permetta ad Eric di entrare con il suo Cessnaper recuperarci e riportarci a Talkeetna. E’ il primo pomeriggio del 20 aprile quando lasciamo il Kalhitna Glacier con Eric che ci regala un volo di rientro spettacolare e mentre sbuchiamo dal One Shot Pass, quandosi apre la vista verso Sud, ci sentiamo già con i piedi sotto al tavolo dell’unico pub di Talkeetna.

Ci aspettano tutti con allegria, siamo i primi alpinisti della stagione 2007 e i primi che dopo molti anni, hanno percorso questa traversata ma soprattutto non siamo statunitensi! Tanti complimenti e una sincera dimostrazione di stima anche da parte dei Rangers per il nostro “viaggio”, ma il complimentoa cui teniamo di più è stato quello rivolto allo stile che abbiamo usato: completa autonomia per 20 giorni, nessun avanzamento di materiali ma tutto rigorosamente al seguito dalla partenza all’arrivo, per precisa scelta e per onorare l’etica rigorosa dei grandi esponenti dello stile alpino che hanno reso famosa l’Alaska Range.

Siamo stati da soli in tutto il massiccio del Denali, per 20 giorni, siamo stati anche fortunati ma soprattutto abbiamo vissuto una grande avventura che ci rimarrà addosso per sempre, come il cielo che abbiamo visto durante le notti trascorse lassù: con molte più stelle che nero!

di Michele Barbiero
Aspirante Guida Alpina
Gruppo Rocciatori Ragni di Pieve di Cadore

P.S. Come la ciliegina sulla torta, due giorni dopo il rientro in Italia, mi arriva una e mail dalla stazione dei Ranger di Talkeetna i qualli dopo aver rinnovato i complimenti “for the fine style of your climb”, ci confermano che si tratta della prima italiana: un ulteriore motivo per essere soddisfatti del nostro viaggio!

Un ringraziamento alla ditta Viking di Calalzo di Cadore

Da luglio 2007 sarà disponibile una serata multimediale sulla traversata.
michelelaguida@libero.it

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