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Paolo Cristofori sul secondo tiro
Photo by arch. G. Ballico
Beppe Ballico sul terzo tiro
Photo by arch. G. Ballico
Val Travenanzes con Candela di Supermario
Photo by arch. G. Ballico
Il tracciato di Transtravenanzes
Photo by arch. G. Ballico
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Transtravenanzes e la valle delle meraviglie

25.02.2009 di PlanetMountain

Il 22/02/09 Giuseppe Ballico e Paolo Cristofari hanno effettuato la probabile prima ripetizione di Transtravenanzes, la cascata di ghiaccio salita per la prima volta da Massimo Farina ed Ezio Marlier nel 2005.

La Val Travenanzes, tra le Cime di Fanes e le Tofane, è probabilmente uno dei luoghi più belli ma anche più selvaggi delle Dolomiti. Soprattutto d'inverno. Soprattutto, anche se non solo, per gli ice climber. Se mai ce ne fosse stato bisogno, ce lo conferma questo report di Giuseppe Ballico sulla ripetizione, effettuata insieme a Paolo Cristofori, di Transtravenanzes (180m, III-5-M5+) cascata aperta da Massimo Farina ed Ezio Marlier nel 2005 e che rivaleggia per bellezza con la vicina “Pilone centrale”.

Probabilmente quella di Cristofari e Ballico è la prima ripetizione - peraltro affrontata in condizioni di “tutto ghiaccio” e con una sottilissima candela che ha evitato ai due quel tratto in dry tooling a cui i primi salitori furono costretti. Ma questo a nostro parere è un dettaglio rispetto alla bellezza del posto e al bel “ingaggio” che regalano queste salite... Senza contare poi che questa è anche un'altra occasione per ricordare Massimo Farina e la sua passione per il ghiaccio.

Transtravenanzes, viaggio nella Valle delle meraviglie
di Beppe Ballico

Quest’anno è l’anno delle sorprese, ma del resto con tutto il freddo e la neve che sta facendo, non ci si poteva aspettare nient'altro che un inverno con la “I” maiuscola… Noi dell’est, abbiamo una valle, qui nelle Dolomiti Orientali, che nelle Alpi non ha nulla da invidiare a nessun'altra, anzi… Sto parlando della Val Travenanzes, una valle raggiungibile in circa 2 ore di cammino, che mi fa sognare ormai da oltre dieci anni: ogni volta che ci entro rimango affascinato da quelle sue pareti a picco sotto la Tofana.

Le colate d’acqua che d’estate disegnano di nero il calcare, d’inverno si trasformano in fantastiche strutture ghiacciate lunghe fino a 300 metri, insomma è un paradiso dove si può respirare tranquillità e spaziare con l'immaginazione. Quest’anno, mentre ripetevo nuovamente quel “pullman verticale” che è “il Pilone centrale”, il mio occhio cadeva sempre su quei meravigliosi “festoni” di sinistra su cui corre “Transtravenanzes”, la via aperta nel 2005 da Ezio Marlier e Massimo Farina. Una linea di tre tiri dove in apertura, per raggiungere le candele del terzo tiro, Ezio e Massimo dovettero salire qualche metro su roccia. Quest’anno invece sembra che si riesca a salire direttamente su ghiaccio…

Ricordo quei giorni quando Ezio mi chiamò per dirmi che sarebbero andati ad aprirla, purtroppo il lavoro mi impedì mio malgrado di muovermi… pazienza pensai, arriverà il giorno che forse riuscirò a ripeterla. Questa linea mi affascinava, soprattutto per il terzo tiro da “ingaggio”... Insomma bisognava buttarci il naso per capire dove passare. Il momento è arrivato lo scorso 22 febbraio, quando con Paolo Cristofori di Schio entro nuovamente in valle. Con Paolo nel 1998, avevo ripetuto il Pilone, dopo di che tra impegni famigliari e tutto il resto ci eravamo persi, ma quest’anno carico come non mai per il ghiaccio anche il mitico “Ferro” è ritornato alla ribalta.

L'appuntamento è alle 5 a casa mia ma alle 4.30 squilla il cellulare, è Paolo: “Porca zozza! Il passante mi ha fregato sto andando in direzione San Donà di Piave…” Ritardiamo così la partenza di una mezz’oretta, ma riusciamo ad essere lo stesso in pole position al parcheggio con le prime luci. L’avvicinamento è veloce, la neve è abbastanza portante rispetto a qualche giorno prima ed arriviamo rapidi in vista alle cascate. Qui però il forte vento ha accumulato molta neve rallentandoci il passo. Poco male così posso mostrare a Paolo la linea e discutere con lui se passare a sinistra su roccia o rischiare la candela diretta... che però sembra ultra fina...

Attacco il primo tiro, un bel tirone da 50 m bello dritto, con i primi 10 metri di grossa crosta che mi impegnano non poco nella pulizia e intanto si alza il vento che ci spazzola addosso l’impossibile. Paolo mi raggiunge velocemente e parte in direzione della candela che raggiunge dopo 30 metri. Molla tutto vieni! mi urla. Mentre arrampico enormi boati attirano il mio sguardo verso sud: sono delle grandi valanghe che si staccano dal pendio sopra la zona di “Moby Dick” (…e pensare che ci sarebbe piaciuto salire proprio lì…).

Sono in cengia, raggiungo Paolo che mi guarda un po’ perplesso sulla fattibilità del terzo tiro. Cosa dici Bepo? Silenzio. Mi avvicino alla candela che tocca terra per un diametro di 15 centimetri, ci giro attorno, la osservo, la sfioro dolcemente per sentire se mi risponde… niente. Sembra volermi invitare a tutti i costi alla festa. Ma io ancora non cedo. Guardo meglio a sinistra e vedo un nut incastrato (quello di cui mi parlava Ezio...). Provo la roccia con le picche, ma la struttura che poi mi collegherebbe alla candela è troppo fragile. Così non rischio!! Dunque: ritorno deciso sui miei passi, prepariamo una sosta a prova di bomba e poi via, si va.

Salgo circa 8 metri senza battere le picche e trattenendo il respiro… Sopra un tetto di circa 2 metri mi sbarra la strada, ma prima riesco a mettere il primo chiodo e passare un cordino su una clessidra. Faccio un po’ di pulizia, tolgo le frange che mi impediscono di sbucare fuori, ma una di queste cade secca sul mio nasone… Caz.. che male! Niente di rotto per fortuna. Un passaggio strapiombante mi fa sbucare su una frangia molto fine, dove conviene forare delicatamente per poi andare in aggancio... rilasso le braccia e spacco fuori a destra, un bel respiro e via, sono fuori; altri sei metri a 90° e sosto sulla grande cengia. Grido un veloce “molla tutto”, pensando al freddo che Paolo avrà sofferto fermo in sosta. Delicato, senza rompere niente, mi raggiunge tra le raffiche di vento che si fanno via via sempre più forti mentre, ogni tanto, il rumore di qualche slavina cerca di distogliermi dal pensiero di questo meraviglioso tiro.

Buttiamo giù le doppie che attrezziamo su abalakov scendendo piano piano sotto quei festoni che sembrano dire: attenti che scendiamo anche noi…!?
Alla base ci stringiamo la mano. Ora posso rilassarmi, tutto è andato bene, ma soprattutto è stata una giornata fantastica in ottima compagnia. Grazie Paolo!

Beppe Ballico

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