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Luca "Canon" Zardini su La lavagna del Col Drusciè (Lago Ghedina, Cortina d'Ampezzo)
Fotografia di Filippo Menardi
Luca "Canon" Zardini su La lavagna del Col Drusciè (Lago Ghedina, Cortina d'Ampezzo)
Fotografia di Filippo Menardi
Luca "Canon" Zardini su La lavagna del Col Drusciè (Lago Ghedina, Cortina d'Ampezzo)
Fotografia di Alessandro Fiori
Michele Ossi e Luca Zardini
Fotografia di Luca Zardini

La Lavagna e la scuola d'arrampicata di Luca Zardini

di

Due nuove vie d'arrampicata sportiva per il maestro Canon: "La lavagna" (8c) e “Attila” (8b+) alla Lavagna del Col Drusciè (Lago Ghedina, Cortina d'Ampezzo, Dolomiti). Ovvero Luca "Canon" Zardini e la scuola dell'arrampicata che non finisce mai. Il report - racconto di Luca Zardini.

Per raccontare questa “piccola” storia devo cominciare dai ringraziamenti che solitamente si fanno sempre alla termine del racconto... be' un grande grazie va al mitico Michele Ossi, ci siamo ritrovati dopo un po' di tempo per dare vita e per condividere ancora una volta un avventura che senza il suo supporto ed entusiasmo non sarebbe stata possibile! Grande Miguel!

Penso fosse attorno al 1987 ad avevo iniziato ad arrampicare da poco più di due anni. L'allenamento consisteva in devastanti sedute al trave e nei mesi estivi in lunghe giornate passate a fare quantità industriali di “traversi” da una parte all'altra del “Sasso di Colfiere" nei pressi del lago Ghedina. Questa falesia fu una delle prime con una connotazione sportiva dell'arrampicata e dove ci si trovava spesso anche a discutere e raccontare leggende arrampicatorie in un periodo in cui il mondo della scalata era in pieno fermento, e dove l'entusiasmo e la voglia di cambiare le regole del gioco si respirava a pieno anche da queste parti.

Proprio dalla parte esposta a nord del sasso di Colfiere si poteva scorgere uno scudo di roccia bellissimo, liscio e che si ergeva nella parte alta del Col Drusciè poco più in alto da dove ci si spellava le dita tutti i pomeriggi del doposcuola. Ed è proprio in uno di questi pomeriggi che preso dalla curiosità mi avventuro, non senza conseguenze irrimediabili ai miei pantaloni “THINK PINK”, vero must per l'arrampicatore fine anni ottanta, nell'attraversare arbusti e vegetazione di pino mugo per arrivare alla base del masso.

Ci arrivo trafelato, scorgo il masso dall'altezza di una quindicina di metri scarsi; il panorama da lassù era bellissimo e si poteva ammirare tutta la valle d'Ampezzo fino agli inizi di San Vito di Cadore; ma la cosa che fin da subito mi impressionò di più era il fatto che mi sembrava effettivamente troppo liscio! Con la preparazione e l'esperienza del tempo faticavo a scorgere qualche appiglio tenibile ed una linea che si potesse scalare, così un po' deluso mi rituffai in mezzo alle “tagliole” di pino mugo per finire a puntino il lavoro sui miei pantaloni preferiti.

Dovranno passare quasi vent'otto anni prima di ritrovarmi nuovamente, passeggiando in un pomeriggio di settembre nei pressi del Col Drusciè e grazie anche ad un avvicinamento decisamente più tranquillo, sotto quel masso ormai soprannominato negli anni “la lavagna”. La visione a distanza di così tanto tempo e con un bagaglio di esperienza decisamente diverso mi pare tutt'altra cosa. Vedo la possibilità di poter salire, sopratutto nella parte centrale, la sua inclinazione e praticamente perfetta e la qualità della roccia ottima!

Passano pochi giorni e grazie al fido compagno di vent'anni di scalata Michele Ossi, trapano in spalla, nascono velocemente tre linee... una più dura dell'altra! Le vie sono corte, intense, su piccoli appigli (sopratutto tacche e verticali) dove l'uso di piedi risulta importantissimo!

Solo nel mese di un dicembre, quello scorso, climaticamente ottimo anche da queste parti parto con l'intenzione di provare seriamente la via più scalabile del masso e cioè quella centrale.

Fatico non poco a trovare sequenze, posizioni e piccoli appoggi per i piedi così che le prime sedute di approccio sono un po' difficoltose ed i tentativi frustranti. Ma, via via che il tempo passa, l'arrampicata diviene più fluida così come l'idea di poter salire finalmente “la lavagna”!

In effetti provando e riprovando nel tempo pulisco e scorgo appigli ed appoggi qua e là lungo la linea della via che, riguardata dal basso sul suo sfondo nero, sembra proprio una lavagna con alcuni piccoli segni praticati con il gessetto bianco...

Tutto fila liscio il primo febbraio di quest'anno in una giornata eccezionalmente calda e dopo un percorso segnato, come spesso accade, da gioie e dolori. Un cammino in cui ogni piccolo dettaglio diventa importante per la realizzazione di un progetto che, anche questa volta, è stato costellato da peripezie varie ma forse, proprio per questo, si è rivelato molto più bello e coinvolgente!

Per quanto riguarda la difficoltà o il "voto" in questa pseudo "interrogazione alla lavagna" penso si possa trattare di un solido 8c o forse qualcosa di più. Anche se mai come questa volta, vista la scalata molto spesso in totale allungo con appigli ed appoggi molto obbligati ed una conseguente difficoltà molto legata dalla taglia di chi scala, sono stato così in difficoltà a definire un grado per una itinerario.

Qualche giorno più tardi poi vengo a capo del secondo itinerario chiodato dalla premiata ditta : “Attila” un 8b+ con un interessante e difficile blocco iniziale seguito da venti intensi movimenti senza pause fino al bordo del masso. Bellissimo!

La strada è aperta e le lezioni continueranno anche nel prossimo futuro, l'importante sarà non finire dietro alla lavagna!

Un ringraziamento ad Alessandro Fiori e Filippo Menardi per le splendide foto e a Paolo Specchier per le “magiche sicure”...

Luca Zardini
lucacanon.blogspot.it

La Lavagna si trova in località Col Drusciè sopra il Lago Ghedina e circa 800 metri più in alto rispetto alla classica falesia del Sass di Colfiere.

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