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Jacopo Larcher e Barbara Zangerl durante la loro salita in libera di The Zodiac, El Capitan, Yosemite
Fotografia di François Lebeau
Jacopo Larcher e Barbara Zangerl durante la loro salita in libera di The Zodiac, El Capitan, Yosemite
Fotografia di François Lebeau
Jacopo Larcher e Barbara Zangerl durante la loro salita in libera di The Zodiac, El Capitan, Yosemite
Fotografia di François Lebeau
Jacopo Larcher e Barbara Zangerl in cima a El Capitan, Yosemite dopo aver salito in libera The Zodiac
Fotografia di François Lebeau
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Jacopo Larcher: intervista dopo Free Zodiac su El Capitan, Yosemite

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Arrampicata big wall: intervista al climber sudtirolese Jacopo Larcher che lo scorso autunno insieme a Barbara Zangerl ha ripetuto in libera Free Zodiac (8b, 21 tiri) sulla parete sudest di El Capitan, Yosemite.

L’autunno scorso lo Yosemite è sembrato il centro mondiale dell’arrampicata big wall, con numerose cordate alla caccia di importanti salite in libera su El Capitan. Adam Ondra sulla Dawn Wall, Jorg Verhoeven sulla Dihedral Wall, Sébastien Berthe sulla Heart Route, Pete Whittaker su Freerider… Ma anche Barbara Zangerl e Jacopo Larcher che, sulla Zodiac aperta nel 1972 in solitaria da Charlie Porter, hanno effettuato queela che è soltanto la terza salita in libera di questa storica via sulla sudest, dopo quella di Thomas Huber e Alexander Huber nel 2003 e dopo quella di Tommy Caldwell poche settimane più tardi.


Jacopo, cosa sapevate di questa via?

Sinceramente all’inizio non molto, se non che fosse una delle vie d’artificiale più famose della parete e che era stata salita in libera dai fratelli Huber. Immaginavo che non avesse molte ripetizioni, visto che non se ne sentiva mai parlare, ma non pensavo che fosse stata ripetuta solo una volta prima di noi!

Allora come mai questa via?
La nostra idea iniziale era di andare a provare Pre Muir, ma avevamo sentito che molte cordate avevano lo stesso obbiettivo ed abbiamo cercato un "piano B". Così mi è venuta in mente Zodiac e l’ho proposta a Babsi, che ovviamente ha accettato subito. Abbiamo iniziato a documentarci qualche giorno prima di partire, visto che dovevamo decidere che materiale portare… ed abbiamo così "scoperto" che era stata ripetuta solamente da Tommy Caldwell nel 2003, e che da allora era stata tentata da diverse cordate senza successo. Questa scoperta ci ha un po’ spaventati, ma allo stesso tempo ci ha anche incuriositi.

Come mai non The Nose per esempio? Nel 2015 avevate ripetuto El Nino.
The Nose è sicuramente l’emblema della parete ed uno dei grandi capitoli della storia dell’arrampicata: sarebbe un sogno riuscire a salirlo in libera un giorno! Purtroppo, vista la sua fama e difficoltà in artificiale, la via è sempre super affollata e non avevamo assolutamente voglia di ritrovarci "imbottigliati nel traffico". Sembra che Yosemite stia vivendo una seconda primavera; la valle ad ottobre era piena di gente, e di notte, guardando The Nose e la Salathe, non si riuscivano a distinguere le stelle dalle luci delle frontali! In ogni caso ci piacerebbe tornare fuori stagione per provarlo…magari già l’anno prossimo :-)

Allora tornando allo Zodiac. Sono 16 tiri. Si può definire corta ma intensa?
In realtà la versione in libera, Free Zodiac, conta 21 tiri; la via è molto più corta rispetto alle linee che salgono la parte centrale della parete, ma è anche molto più strapiombante. A parte il secondo tiro (5.13a), la maggior parte delle difficoltà sono concentrate nel cosiddetto White Circle, una vertiginosa successione di diedri liscissimi, che termina con il celebre Nipple pitch. Dopo altri due tiri molto strapiombanti (The Mark of Zorro e Devil’s Brow), le difficoltà diminuiscono e la via prosegue per evidenti diedri e fessure fini alla cima. La parte centrale è veramente impressionante e liscia, tant’è vero che tutte le soste sono "hanging belays", appese!

Voi avete effettuato un team free ascent - in libera entrambi su tutti i tiri difficili. Ci parlate dei preparativi?
Essendo consapevoli della difficoltà della via, abbiamo deciso di provare i singoli tiri prima di effettuare un tentativo vero e proprio. Dopo aver raggiunto l’inizio del famoso White Circle, abbiamo fissato delle statiche e ci siamo calati. Siamo risaliti dopo un giorno di riposo con tutto il materiale necessario, ed abbiamo trascorso 5 giorni in parete a lavorare i tiri chiave. Dopo un’ulteriore giorno di riposo, siamo risaliti ed abbiamo riprovato i tiri per altri 3 giorni. Ci sentivamo pronti per un tentativo, ma volevamo perfezionare ancora qualche sequenza e lasciare dell’acqua in parete; siamo quindi risaliti per un’ultima volta fino al termine del White Circle, dove abbiamo passato altri 3 giorni sul portaledge.

Con il meteo?
Abbiamo avuto veramente fortuna, visto che non ha quasi mai piovuto in 20 giorni; l’unico problema è stato il caldo. I tiri chiavi sono caratterizzati da movimenti molto aleatori su prese quasi "inesistenti, per i quali sono necessarie delle buone condizioni (freddo, secco). Siamo stati quindi costretti a scalare solo di notte e all’alba, usando le pile frontali, e riposandoci durante il giorno. Siamo così riusciti a "raggirare" il problema del caldo, ma questo processo ha anche rallentato la nostra salita.

Eravate pronti per il vostro "final push", il tentativo buono dal basso
Dopo due giorni di riposo siamo partiti per fare un primo tentativo "rotpunkt". Avendo solo 10 giorni a disposizione prima del nostro volo di ritorno abbiamo deciso di prendere il necessario per passare il resto del nostro soggiorno in parete, visto che in caso di insuccesso non avremmo avuto il tempo per fare un altro tentativo. Abbiamo deciso di alternarci sui tiri più facili (scalando ovviamente tutti e due in libera), e di salire entrambi da primi i tiri più duri di 5.12+. Siamo partiti prima dell’alba per riuscire a salire il primo 5.13a con delle buone condizioni, e abbiamo raggiunto il nostro portaledge all’inizio del White Circle verso il primo pomeriggio. Dopo esserci riposati, abbiamo continuato di notte sul prossimo 5.13c.

Poi?
Abbiamo trascorso il secondo giorno sul portaledge, aspettando che tramontasse il sole per continuare sui tiri duri. La sera abbiamo salito subito il successivo 5.13a, raggiungendo così il tiro più delicato e duro della via: un diedro boulderoso e liscio, gradato 5.13d. Dopo alcuni tentativi siamo riusciti a salirlo tutti e due, ed abbiamo deciso di terminare così la giornata. Il terzo giorno abbiamo riposato ancora una volta fino a sera, ed abbiamo spostato il portaledge alla base del tiro successivo, il famoso Nipple Pitch.

L’ultimo tiro chiave della via…
Si. Babsi ha preferito riposare completamente, mentre io ho deciso di provarlo. Dopo un breve riscaldamento sono riuscito a raggiungere pulito la sosta successiva, togliendomi così un bel peso dallo stomaco!

E Barbara?
Babsi ha fatto la stessa cosa all’alba, ed abbiamo poi proseguito sui tiri successivi (5.12b, 513b?, 513c), che per fortuna sono risultati meno ostici del previsto. Eravamo ormai giunti alla fine delle difficoltà, ma ci mancavano ancora 6 tiri. Ci siamo calati al portaledge ed abbiamo impacchettato tutto, visto che volevamo cercare di salire il più possibile nonostante il caldo. I tiri successivi sono risultati essere meno facili del previsto; un "innocuo" 5.12 ci ha fatto rallentare parecchio, ed abbiamo così deciso di fermarci due tiri prima della cima. Abbiamo proseguito la mattina successiva, arrivando in cima dopo 5 giorni in parete.

Una soddisfazione non da poco?
Veramente una grande soddisfazione! Nonostante il grado sulla "carta" non sia così alto, la via è risultata essere una bella sfida; la scalata è molto complicata, e le protezioni sono spesso abbastanza precarie (peckers, copperheads, …).

La vostra è soltanto la terza salita dopo i fratelli Huber e Tommy Caldwell, vero?
A quanto pare si. Sappiamo che è stata provata da molte persone, ma per un motivo od un altro, sembra che nessuno fosse riuscito a salirla. Spero che la nostra salita motiverà più persone a provarla, perché la via è veramente splendida! Avviso per i futuri ripetitori:, parlando con Alex Honnold abbiamo scoperto che The Mark of Zorro è molto più duro ora, poiché ha spaccato una delle prese chiave provando il tiro… infatti ci era sembrato durissimo come 5.12d!

L’hai accennato prima: in Yosemite quest’autunno c’è stato grande fermento…
Come ho scritto sopra, sembra che Yosemite stia vivendo una seconda primavera. La valle era piena di arrampicatori e, secondo i locals, non si erano mai viste così tante cordate provare delle via in libera. Ovviamente (e giustamente) tutti i fari erano puntati su Adam Ondra, ma questo autunno c’è stato un vero e proprio "boom" sulle cosiddette "free climbs" in Valle! Credo sia un segnale molto positivo, e spero che in futuro sempre più arrampicatori si renderanno conto che El Cap è in realtà un enorme "parco giochi" per l’arrampicata libera. L’unica cosa che mi lascia un po’ perplesso, è la confusione "etica" che c’è in valle. Ovviamente ognuno è libero di interpretare l'arrampicata a proprio modo, ma sarebbe importante definire delle linee guida che "regolino" lo stile delle varie ripetizioni (yoyo, no hands, clipstick, ritornare a terra, calarsi dall’alto, ecc…). Sono sicuro che il vero boom dell’arrampicata libera a Yosemite stia per scoppiare, e credo sia giunto il momento di discutere di tutto ciò :-)

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