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Larkya Main, Himalaya: al primo campo in parete a 5870 m (Archil Badriashvili, Bakar Gelashvili, Giorgi Tepnadze 09/2017)
Fotografia di Giorgi Tepnadze, Bakar Gelashvili, Archil Badriashvili
Larkya Main, Himalaya: sul terzo tiro della Via Georgiana (Archil Badriashvili, Bakar Gelashvili, Giorgi Tepnadze 09/2017)
Fotografia di Giorgi Tepnadze, Bakar Gelashvili, Archil Badriashvili
Larkya Main, Himalaya: Archil Badriashvili, Bakar Gelashvili, Giorgi Tepnadze in cima il 27/09/207
Fotografia di Giorgi Tepnadze, Bakar Gelashvili, Archil Badriashvili
Larkya Main, Himalaya: la via Georgiana aperta da Giorgi Tepnadze, Bakar Gelashvili, Archil Badriashvili
Fotografia di Giorgi Tepnadze, Bakar Gelashvili, Archil Badriashvili

Larkya Main, prima via Georgiana in Himalaya

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Gli alpinisti georgiani Giorgi Tepnadze, Bakar Gelashvili e Archil Badriashvili hanno aperto una nuova via sulla parete sudest del Larkya Main 6.425m in Himalaya.

Gli alpinisti Giorgi Tepnadze (28), Bakar Gelashvili (31) ed Archil Badriashvili (27) sono andati a segno in Himalaya con una salita che ha un valore del tutto particolare per l’alpinismo del loro paese, la Georgia. Infatti, con la prima salita della parete sudest del Larkya Main nella zona del Manaslu, i tre sono riusciti ad aprire quello che loro hanno definito “la prima via georgiana in Himalaya.”

Archil Badriashvili ci ha raccontato: “Prima c’era stata la cortina di ferro, poi i decenni di indipendenza ma anche tempi difficili… Cogliendo una rara opportunità di viaggiare in Himalaya abbiamo scelto questa cima inviolata e questa parete bellissima, ben visibile dai campi del Manaslu quando si guarda verso nord. Era un progetto ambizioso, visto che sarebbe stata la prima via georgiana in Himalaya. Avevamo poche informazioni su questa montagna e sulla valle sottostante, sapevamo soltanto che il meteo è difficile…

Dopo 5 giorni di cammino passando per il colle Larkya (5100 metri), abbiamo raggiunto il nostro campo base a 4550 metri, poi abbiamo stabilito il campo base avanzato a 4700 m e siamo saliti fino a 5200 m per osservare la parete da vicino prima di scendere. Il giorno successivo siamo partiti dal campo base avanzato con degli zaini pesantissimi, nuovamente fino a 5200 m, superando delle sezioni di ghiaccio per raggiungere il labirinto dei crepacci sull’altopiano e installare il nostro Campo 2 a circa 5600 m. Lì abbiamo aspettato il miglioramento del tempo, ed il giorno successivo abbiamo salito tre tiri per poi calarci, freddi e bagnati, fino alla base della parete.

La via che avevamo scelto affrontava la parte centrale della parete per motivi di sicurezza, in quanto lì è ripida, sicura e logica. Abbiamo impegnato sei giorni per completarla, superando roccia di diverse qualità e difficoltà fino al 6a, M4 e lunghi tiri in arrampicata artificiale fino ad A3+. Man mano che salivamo la via diventava sempre più difficile. Nove giorni dopo aver lasciato Campo Base Avanzato, la mattina del 27 settembre abbiamo raggiunto la cima del Larkya main. Siamo scesi lungo la via di salita, ritornando al Campo Base dopo altri due giorni e due notti. Poi, senza mai fermarci, abbiamo completato il bellissimo trekking del Manaslu percorrendo a piedi circa 150 km in 38 giorni.”

La montagna salita dagli alpinisti georgiani non è da confondere con un’altra montagna dello stesso nome nella stessa zona e, stando alle fonti e le verifiche effettuate, la via georgiana è anche la prima salita del Larkya Main 6,425m. Ignaro della salita dei georgiani, una ventina di giorni più tardi un gruppo di alpinisti dall’Ecuador ha aperto una nuova via sulla stessa parete SE, leggermente a destra della via georgiana.

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