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Jean-Christophe Lafaille, e il K2

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Breve intervista a Jean-Christophe Lafaille prima della sua partenza per il K2

L’aveva detto nell’intervista a PlanetMountain dopo la sua nuova via sui Drus, ed ora è arrivato il momento della partenza. La meta per Jean-Cristophe Lafaille è il K2, ed il proposito è quello di esplorarne la difficilissima parete sud. Progetto arduo di cui già molti in passato non sono venuti a capo. Ma sentiamo cosa ci ha detto su questa sua nuova spedizione.


Quali sono le tue intenzioni sul K2?

  
Jean-Cristophe: Il mio progetto è quello di salire la ripida parete sud del K2. Si tratta prinicipalmente di una salita di neve e ghiaccio. E data questa sua particolarità è un progetto possibile soltanto se le condizioni della neve sono buone… Intanto vorrei acclimatarmi sullo sperone Abruzzi e dopo vedro’…


Che cosa conosci del K2 e quali invece le incognite?

  
Jean-Cristophe: Per la verità so poco o niente perchè non ho mai tentato questa magica e difficile montagna. L’ho vista soltanto una volta, nell’estate 96, quando ho salito Gasherbrum e Gasherbrum II. Ma in compenso in questi ultimi mesi ho letto tanti libri e studiato tante foto.


Quale stile sceglierai e come vorresti effettuare la salita?

  
Jean-Cristophe: Le condizioni metereologiche sono molto difficili nella regione del Baltoro. Devi aspettare a lungo il bel tempo, e dopo una o due settimane al campo base hai soltanto tre/cinque giorni di buone condizioni per la salita… Il mio feeling o stile in himalaya è di salire (dopo un buon acclimatamento!) leggero, molto veloce, e da solo. Mi piace questo stile, e penso che così sia possibile salire anche la parete sud del K2; almeno lo spero…


Sei un alpinista della generazione 'multimediale'. Come influisce questo sulla tua passione? Ti cambia come alpinista?

  
Jean-Cristophe: Non so se appartengo alla generazione 'multimediale', perché... non sono molto bravo col computer! Sono un alpinista professionista che vive in quest’epoca, ma di sicuro non sono molto bravo con l’informatica! Mi piace arrampicare, e ho la fortuna di fare quello che mi piace: arrampicare! E’ la mia vita e i media non cambiano questa passione. E’ certo che dovrò lavorare di più adesso al campo base. Dovrò telefonare e scrivere e-mail, ma in fondo non è un grosso problema, perchè sicuramente avrò tutto tempo per farlo. Poi quando sto per tanto tempo su un ghiacciaio himalayano non mi dispiace il contatto con l’Europa! Ma tutto questo non cambia il mio alpinismo.


Con quali salite e con quali alpinisti ti confronti?

  
Jean-Cristophe: Ho un buon feeling, e la mia etica è stata influenzata dalle salite e dai libri di Pierre Beghin e Messner. Loro rimangono i maestri della nuova generazione di himalaysti: piccole spedizioni, niente ossigeno, poca attrezzatura, soltanto le capacità e le possibilita’ dell’uomo di fronte ad una delle montagne più alte della terra. Sono questi i concetti ed è questa l’etica che preferisco.
   

Jean-Cristophe Lafaille





Jean-Cristophe Lafaile in vetta al Pumori sullo sfondo Everest e Lhotse.







Gli 8000 di Jean-Cristophe
- Cho-Oyu (8206m) – via dei polacchi
- Shishapangma (8046m) – nuova via in solitaria
- Gasherbrum II (8035m) e Gasherbrum I (8068m) - concatenamento
- Lhotse (8516m) – versante ovest
Manaslu (8163m) – parete nord, prima solitaria


Intervista a Lafaille dopo la nuova via sui Drus.

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