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Durante la prima salita di Il Male di Vivere (300m , 45° M 7a+ (VIII+) R3, Paolo Baroldi, Francesco Salvaterra e Alessio Tait 02-03/06/2015), Monte Bianco di Presanella
Fotografia di Francesco Salvaterra
Monte Bianco di Presanella parete est. In rosso il tracciato Il Male di Vivere (Paolo Baroldi, Francesco Salvaterra e Alessio Tait 02-03/06/2015), in verde il tracciato Gian e Gian (Urbano Dell'Eva, Ivan Bertinotti 24/07/1977)
Fotografia di Francesco Salvaterra
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Il Male di Vivere sul Monte Bianco di Presanella

Dal 2 al 3 giugno 2015 Paolo Baroldi, Francesco Salvaterra e Alessio Tait hanno aperto sulla parete est del Monte Bianco di Presanella la nuova via alpinistica Il Male di Vivere (300m , 45° M 7a+ (VIII+) R3). Una "via difficile in ambiente severo aperta in stile classico" che incrocia in più punti la via Gian e Gian, aperta nel 1977 da Urbano Dell'Eva e Ivan Bertinotti.

Una bella avventura ci ha portato a salire un itinerario molto interessante e impegnativo. La logistica per come affrontare una via nuova è sempre qualcosa di interessante e vario, per una via come questa si sarebbe potuto puntare ad una salita rapida e leggera, ma ci siamo chiesti "perché?" Sempre di più l'andare in montagna rispecchia la vita quotidiana, ossia si parte presto e si torna presto, di corsa, senza intoppi e con risultato garantito. Deve essere anche per questo motivo se le vie più gettonate sono quelle ben attrezzate, ben relazionate e conosciute da tutti: avventura preconfezionata e spendibile, "carne da selfie". Per una volta abbiamo quindi deciso di prendercela con calma, di passare delle ore sulla montagna fermi, senza fare nulla. E' stata una bella esperienza...

Sono le sette e mezza di sera e siamo ancora in un punto non precisato della parete ad almeno ottanta difficili metri dalla cengia nevosa dove pensavamo di passare la notte. Io e Paolo ci stiamo ghiacciando i piedi in sosta mentre Alessio sta finendo un lungo tiro di corda che per il tempo che gli è costato dev'essere molto difficile. Abbiamo finito il repertorio di barzellette, mentre con le scarpette stallonate gioco con la fanghiglia di neve acquosa e terra che ci si è formata sotto ai piedi penso al perché non ho dedicato queste giornate ad entrare nelle grazie di una ragazza che mi piace molto, invece di venire qua a fare queste cazzate. Giungo alla conclusione che probabilmente è stato perché la montagna "mi vuole bene" quasi sempre, al contrario di qualcun altra.

Dopo un tratto di stop dove sentivamo risuonare delle martellate dall'alto, la corda torna a scorrere a singhiozzo e dopo un'altro po' Alessio ci dà il via, possiamo salire. Il tiro è veramente difficile, uno strapiombo boulder per iniziare, segue poi un camino sfuggente e dopo una bella fessura il bastone finale: un diedro svasato e cieco dove Alessio ha fato un vero numero; dieci metri sul 7a con un solo friend nel mezzo. Gli faccio i complimenti mentre mi prendo il materiale e guardo attorno nella speranza di trovare un terrazzo.

Niente da fare, già ci vedo seduti su qualche scaglia di granito uno distante dall'altro a passare una notte pessima, invece... sulla sinistra e sotto di me trovo un pilastro di poco staccato dalla parete che sembra abbastanza pianeggiante e grande. Lo raggiungiamo, buttata giù la neve che lo ingombra per metà scopriamo un posto perfetto: tre metri per uno e mezzo di granito incrinato a 120° verso il basso. In breve fissiamo una "linea vita" con un paio di chiodi e ci infiliamo nei sacchi a pelo.

Abbiamo tenuto a portata un po' di neve e ci cuciniamo dell'ottimo purè liofilizzato, Paolo mi fa notare che contiene circa un decimo delle calorie che ci servirebbero e io ribatto che gli fa bene un po' di dieta, inoltre non sa che come sorpresa ci sono tre scatolette di tonno e perfino il dolce; fichi secchi. Tutto sommato siamo dei pascià: pancia piena, relativa comodità, non fa freddo e il tramonto ci regala una vista veramente stupenda sul Monte Nero e le Dolomiti di Brenta in secondo piano.

Passiamo la notte con le gambe a penzoloni e l'imbrago che da dentro il sacco a pelo ci impedisce di scivolare, ci svegliamo qualche volta ma pensavo peggio, fa quasi caldo. L'alba è stata il regalo migliore; la nostra parete è esposta perfettamente ad est e ci troviamo a circa 3200 metri sulla montagna più alta del Trentino. Oggi siamo i primi a veder nascere un nuovo giorno in diretta e dagli spalti più vicini al palco.

di Francesco Salvaterra

Grazie a: FerrinoZamberlanClimbing TechnologyLizard


SCHEDA: Il Male di Vivere, Monte Bianco di Presanella

SCHEDA: Gian e Gian, Monte Bianco di Presanella


13/11/2014 - Nuove vie di ghiaccio e misto sul Monte Nero e Monte Bianco di Presanella
Il 12/10/2014 Paolo Baroldi, Jacopo Pellizzari e Francesco Salvaterra hanno aperto Couloir Martina sul Monte Bianco di Presanella, una via di ghiaccio e misto dedicata a Martina Pallaoro, la giovana alpinista deceduta sulla Presanella lo stesso giorno. Sempre nel gruppo Adamello - Presanella, il 29/10/2014 Pellizzari e Salvaterra hanno aperto Diretta Solitudine sul Monte Nero. Il report delle due vie, e la relazione della classica via Couloir H sulla parete NE del Monte Nero.

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