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Fabrizio della Rossa sul tiro d M7 durante l'apertura di All-in sulla parete nord del Sas del Pegorer, (Gran Vernel), Dolomiti (Philipp Angelo, Fabrizio della Rossa, Thomas Gianola 09/01/2017)
Fotografia di Philipp Angelo
Philipp Angelo in partenza sul tiro di AI6- durante l'apertura di All-in sulla parete nord del Sas del Pegorer, (Gran Vernel), Dolomiti (Philipp Angelo, Fabrizio della Rossa, Thomas Gianola 09/01/2017)
Fotografia di Fabrizio della Rossa
Durante l'apertura di All-in sulla parete nord del Sas del Pegorer, (Gran Vernel), Dolomiti (Philipp Angelo, Fabrizio della Rossa, Thomas Gianola 09/01/2017)
Fotografia di Fabrizio della Rossa
Il tracciato di All-in sulla parete nord del Sas del Pegorer, (Gran Vernel), Dolomiti (Philipp Angelo, Fabrizio della Rossa, Thomas Gianola 09/01/2017)
Fotografia di Fabrizio della Rossa
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All-in, difficile nuova via di ghiaccio e misto sul Sas del Pegorer, Dolomiti

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Alpinismo invernale: il racconto di Philipp Angelo, Fabrizio della Rossa e Thomas Gianola che il 9/01/2017 hanno salito All-in (AI 6-, M7, R), una difficile nuova via di ghiaccio e misto sulla parete nord del Sas del Pegorer, Gran Vernel (Marmolada, Dolomiti).

Tutto comincia con una semplice chiamata per andare a fare qualcosa tra amici. Perché non andare a provare quella linea di ghiaccio verso il Gran Vernel? È possibile che nessuno sia mai andato a provarla sebbene quest'anno sia stata lì sotto gli occhi di tutti per più di un mese?

Grazie a qualche foto della parete fatta da Fabrizio qualche giorno prima e un sopralluogo per trovare il miglior accesso alla parete si poteva dare inizio alle danze. È così che il 9 gennaio siamo partiti insieme per aprire una nuova via sulla parete nord del Sas del Pegorer.

Partiti ancora al buio dalla macchina ci siamo recati alla base della parete. Ci siamo subito resi conto che quel che da sotto non sembrava essere tanto difficile avrebbe richiesto il nostro pieno impegno. Dopo un facile risalto e un traverso lungo un nevaio ci siamo trovati all'inizio della colata. La qualità del ghiaccio (ossía neve ghiacciata) e la compattezza della roccia hanno reso difficile e laboriosa la protezione e l'allestimento delle soste.

Dopo due tiri non troppo difficili ma assai psicologici siamo giunti al tiro più impegnativo. Per evitare di salire lungo chiazze di ghiaccio sottile e improteggibile optiamo per la variante dry: si supera una liscia placca iniziale, si obliqua verso un diedro e poi con qualche delicato aggancio su zolle d'erba si esce su un pendio di neve ghiacciata che porta alla comoda sosta.

Il prossimo tiro supera prima una delicata placchetta di ghiaccio per spostarsi poi in un diedro a sinistra che verso l'alto diventa difficilmente proteggibile. Segue il penultimo tiro: un tiro su ghiaccio molto fine e neve pressata sul quale le viti da ghiaccio hanno un valore decorativo. Alla fine di questo tiro era ora di tirar fuori le frontali. L'ultimo tiro che finisce poco sotto la fine della lingua di neve-ghiaccio è finalmente un tiro plaisir, niente di difficile, dove tutta la becca entra nella neve polistirene - ovviamente la proteggibilità lascia da desiderare..

Chiaro, si potrebbe proseguire in cima, ma l'obiettivo principale di scalare la linea di "ghiaccio" è stato raggiunto, l'ora è inoltrata e il materiale quasi finito. Così verso le 19.30 incominciamo le calate lungo la linea di salita. Arrivati alla base recuperiamo il materiale lasciato alla base e scendiamo a Canazei dove per fortuna troviamo ancora un locale dove scaldarci e goderci una meritata birretta e pizzetta.

di Fabrizio della Rossa, Philipp Angelo e Thomas Gianola

NOTE TECNICHE
La via corre sulla parete nord del Sas del Pegorer per uno sviluppo di circa 430 metri e 350 metri di dislivello. Probabilmente la linea è di difficile formazione in quanto il ghiaccio è formato dalla fusione della neve che si deposita sulla parete e che difficilmente si scioglie durante l’inverno; a meno di pioggia come è successo proprio quest'anno a fine novembre subito dopo a delle nevicate. I tiri sono generalmente appoggiati e presentano una scalata molto tecnica con lunghi tratti su roccia. La via si caratterizza per una estrema difficoltà ad accettare buone protezioni: il ghiaccio è troppo sottile per accettare viti mentre la roccia raramente offre fessure per chiodi o protezioni veloci. In apertura sono stati infissi 3 spit a mano su tre diverse soste, qualora qualche ripetitore voglia aggiungerne alcuni, gli apritori sono assolutamente solidali in quanto non sostenitori di un alpinismo eroico, ossìa kamikaze! Tenendo conto del tipo di ghiaccio presente la difficoltà è stata gradata utilizzando la scala ALPIN ICE: secondo noi AI 6-  M7, R per 8 tiri complessivi. Tutte le soste di calata sono attrezzate.
Materiale per i ripetitori: friends dal 0.3 al 3 (misure camalot) una scelta di chiodi a lama e universali. Chiodi da ghiaccio pressoché inutili, eventualmente portare 3-4 viti corte. Il penultimo tiro è lungo piú di 60m. Durante la prima ascensione è stato necessario allestire una sosta improvvisata sulle picche e due viti di dubbia tenuta. Oltre alle soste sulla via è stato lasciato solo un chiodo di progressione nella prima parte del tiro chiave.



SCHEDA: All-in, Sas del Pegorer, Dolomiti

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