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Una delle immagini simbolo nel catalogo del XVII Gran Paradiso Film Festival
Photo by archivio Fondation Grand Paradis - Foto Enrico Caracciolo
Il film "Il ritorno dell'upupa" di Florain Berger e Stephan Polasek, vincitore del trofeo Stambecco d'oro al Gran Paradiso Film Festival 2013
Photo by Fondation Grand Paradis
Dario Vergassola al Gran Paradiso Film Festival 2013
Photo by Fondation Grand Paradis
La premiazione del Gran Paradiso Film Festival 2013
Photo by Fondation Grand Paradis

Gran Paradiso Film Festival: quando la natura fa spettacolo

02.09.2013 di Simonetta Radice

Un mondo troppo spesso dimenticato o ignorato nonostante sia tutti i giorni sotto i nostri occhi e foriero di meraviglia: il Gran Paradiso Film Festival (26 - 31 agosto a Cogne, Rhêmes-Saint-Georges, Valsavarenche, Villeneuve e Ceresole Reale) è stata un’occasione per interrogarci e per riflettere sul nostro rapporto con la natura che ci circonda, vicina e lontana.

I film e i premi
In Cina, le api non esistono più. Un dissennato utilizzo dei pesticidi ha infatti portato alla scomparsa di questi preziosi insetti - da cui dipende un terzo delle nostre derrate alimentari - e i contadini impollinano a mano a fiori degli alberi da frutto.
Dalla Birmania alla Tailandia, dall'India allo Sri-Lanka gli elefanti vengono catturati e addestrati con metodi spesso violenti, che fanno riflettere sul rapporto tra l'uomo e questa specie, sull'occasione mancata di comprendere la vita e la specificità di ognuno di questi individui.
Osservare gli animali di montagna richiede tempo, fatica e pazienza e la vita di chi si dedica a questa attività è fatta di lunghe marce che di altrettanto lunghe attese, immobili e incuranti delle condizioni meteorologiche alla ricerca delle tracce di camosci, stambecchi, lepri selvatiche e volpi.
More than Honey (premio speciale Gran Paradiso), Life Size Memories (Premio Speciale Marisa Caccialanza) e Mille e una Traccia, sono solo alcuni dei dei film in concorso proiettati e premiati alla diciassettesima edizione del Gran Paradiso film Festival, appuntamento di rilevanza internazionale con il cinema naturalistico, organizzato dalla Fondation Grand Paradis con la direzione artistica di Luisa Vuillermoz. (Il premio WWF Italia è stato vinto da «Wüstenschiffe, Von Kamelen und Menschen - Le navi del deserto: storie di uomini e cammelli» di Georg Misch).
La rassegna si è conclusa sabato 31 agosto con il trofeo Stambecco d'oro assegnato al documentario "Il ritorno dell'upupa" di Florain Berger e Stephan Polasek. Il film, votato dalla giuria popolare, racconta come nella zona di Wangram, in Austria, questo piccolo volatile in via di estinzione abbia trovato un nuovo habitat nei vigneti dell'area, anche grazie alla passione di chi ha imparato a "sussurare alle upupue" creando le condizioni per il loro ritorno e un'armonica integrazione con l'ambiente circostante.

Non solo cinema
Il festival ha visto anche un'intensa attività collaterale: sei giorni di proiezioni di conferenze, concerti, mostre e performance teatrali con il ciclo di incontri “De Rerum Natura” nei comuni dell'area del Gran paradiso tra Cogne, Rhemes Saint Georges, Valsavaranche, Villeneuve e Ceresole Reale. la manifestazione ha contato quest’anno 9.500 presenze, confermando un importante trend di crescita.

Noi e la natura
Come ha affermato Massimo Gramellini, a cui è stata affidato il messaggio d'apertura del festival, “La Natura viene data per scontata, in particolare da noi italiani, che abbiamo la fortuna di vivere in un Paese con  condizioni climatiche favorevoli e con un panorama e una ricchezza naturale enorme.". Aggiungerei a questo che gli animali, la loro vita e la loro emotività sono uno dei grandi rimossi della nostra società, dove anche chi vive a stretto contatto con essi lo fa quasi sempre a fini economici. Un festival dedicato al cinema naturalistico diventa quindi una grande occasione per riflettere e riappropriarsi di ciò che rischia di andare e in gran parte è già andato perduto: il sentimento di empatia  nei confronti delle altre specie di una parte e la consapevolezza di essere parte di un unico grande e fragile organismo vivente dall'altra.

Un vita da tacchino?
Tra i film più amati dal pubblico, e anche da me voglio ricordare "La mia vita da tacchino" in cui lo scienzato Joe Hutto decide di allevare un gruppo di tacchini selvatici, dalla schiusa delle loro uova. "Che cosa ho imparato da quest’esperienza? A vivere nel presente. Gli animali vivono solo nel presente e lo vivono nella maniera più piena possibile. Noi spesso e volentieri, protesi tra passato e futuro, manchiamo di cogliere l'immediatezza e perdiamo per sempre la sua piccola magia quotidiana". Già John Lennon diceva che la vita è ciò che ci accade mentre siamo occupati a fare altro: don’t let it be.

Simonetta Radice

>> I vincitori del Gran Paradiso Film Festival 2013

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