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David Bacci alla fine di L5 di Brothers in Arms
Photo by Davide Mazzucchelli
David Bacci su L5 di Brothers in Arms
Photo by Davide Mazzucchelli
Davide Mazzucchelli in Sosta 6 di Brothers in Arms
Photo by David Bacci
Il tracciato di Brothers in Arms
Photo by Davide Mazzucchelli

L'importanza del nodo, ovvero una storia finita bene sulla parete di Osogna

21.06.2013 di Planetmountain

Davide Mazzucchelli e la storia di Brothers in Arms, la via aperta insieme a David Bacci e Luca Auguadri sulla Parete di Osogna (Ticino, Svizzera). Un récit d'ascension per leggere, meditare e per fortuna anche sorridere visto il lieto fine.

Beh l’operazione al ginocchio è andata bene. Ho stampellato un po' e poi iniziato a recuperare il muscolo, tutto nella norma, direi! A novembre a Bismantova ho provato una sensazione strana, scendere dal sentiero non è stato doloroso, forte! Poco dopo David ed io saliamo per una due giorni sul paretone d’Osogna…la via procede alla grande e intravediamo la fine, imminente! Poi chissà, le cose della vita si dice… Faccio uno stop di circa 3 mesi dalla montagna... incredibile direte, ehhhhgggià! Eppure si sopravvive ;-)

Riprendo pian piano, e pian piano risalgo il baratro della mia forma fisica; inizio a correre, torno in palestra, e magicamente riaffiora la voglia di montagna che s’era assopita. Mi alleno relativamente con impegno e riprendo a stringere con soddisfazione… falesia e una manciata di vie… Ed eccoci, David prossimo alla partenza per il Pakistan (con Teo, Saro, Luca, Silvan ed Arianna) e la voglia di finire la nostra via… saliamo quindi giovedì mattina, carichi il giusto e con tanta voglia di cima!

Il tempo e la fatica del sentiero passano, ora è azione. Agganciate le jumar inizio la lunga risalita, recupero il saccone e via per un’altra lunghezza! Non abbiamo fretta e così, senza stress, finalmente arrivo all’ultima sosta, e tocca a me finire il mio tiro! Qui i tempi diventano eterni…piazzo due chiodi discreti e cerco di forzare il passo…non ci riesco, dubito, provo a sinistra ma ancora niente, riprovo e riprovo ma non trovo soluzione! Non voglio, non vorrei, ma alla fine piazzo il mio secondo spit della via. Rincuorato da una protezione a bomba provo e riprovo…ma il risultato non cambia: non passo!

Ok, cambio…anche per smollare un po’ la testa! David prova ma anche lui non passa…poi peró s’inventa una traversa a destra…gira molto e torna a sx e poi vola! Peró ha trovato una sequenza... succede a volte di incaponirsi e non riuscire a trovare vie d’uscita! Grande Da!!! Riprende, sale, si ferma, tituba e alla fine piazza uno spit! Ok mi ridà il cambio…sopra si scala, mi dice!

Risalgo e provo in libera, bon si fa. Purtroppo stiamo tendendo inesorabilmente verso la penultima sosta di ‘sognando la filippa’, non lo vorrei ma è la roccia che comanda, quindi seguiamola. Beh ok, che si scali non è così scontato... un passo duro seguito da un altro suo compagno e poi una lama da micro. Già ma una lama che suona tanto vuota! Bon piazzo un lama, lo carico e provo a salire... non mi fido ancora. Passa del tempo, cerco soluzioni che non ci sono... ok staffo sul lama e piazzo uno 00, lo carico, la lama flette ma tiene, altro micro... imbottisco la lama di micro a testa in giù, e poi carico l’ultimo, si muove ma non troppo, mi alzo, stringo e spacco il destro su un buon appoggio, sposto il peso, silenzio, cambio piede ed ecco la fessura della filippa con il suo ultimo spit…urlo e scalo fino in sosta!

Via finita... ma giustamente saliamo l’ultimo tiro in comune con la filippa e poi cima. Festa. 5 birre ci aspettano giù in cengia, dobbiamo solo scendere! Comincia la serie di calate, ribatti un chiodo, cambia una fissa e pian piano guadagno metri verso la base. Poi mi incasino su un frazionamento, il saccone col suo peso mi blocca, 4 parole (o forse di più), riesco a scaricarlo e a frazionare.

Ok la storia potrebbe finire qui con: ubriachi guardiamo le stelle in cielo e ripensiamo a tutti i tiri, ai passi da liberare ed ai momenti più intensi dell’apertura…beh se preferite questo finale e se siete soprattutto impressionabili, saltate il resto e pensate al ‘…e vissero felici e contenti’ :-)

Per chi invece perversa alla ricerca del dramma, del macabro, eccovi accontentati:

20 e rotti anni di cosiddetta esperienza, di calate, manovre, di ore appesi all’imbrago con sotto un vuoto siderale…un vuoto quasi vomitevole all’inizio, ora parte della normalità! Anni ed anni a prestare attenzione, soprattutto quando cala la tensione, soprattutto durante le calate!

Ebbene tolgo l’ultimo frazionamento e cambio la fissa, e poi continuo sulla verde, la rossa era già lì da mesi, meglio spostarla più in basso dove non sfrega…aggancio la rossa all’imbrago e scendo sulla verde, io ed il saccone!

Sono sopra il traverso, 200 metri sopra la cengia, prendo la rossa ed inizio a tirarmi per rientrare alla sosta…tiro con una mano e con l’altra faccio scorrere il machard…poi ad un 6-7 metri dalla sosta mi sento bloccato, una frazione di secondo, lo sento ed il mio corpo percepisce qualcosa di sbagliato, ma non c’e’ spazio nemmeno per pensare…swischhhhhhhhhh

volo e non so perche’, ma soprattutto dopo il volo mi sento sballottato ed inizio a precipitare…realizzo di essere attaccato con le mani alla rossa e di essere risucchiato inesorabilmente verso il basso, le mani stringono quanto possono, la gravita’, il pendolo ed il saccone fanno il resto! sento le mani bruciare (non e’ una licenza poetica questa!!!) e la mia mente sa che non potro’ resistere a lungo, rallento per una frazione e riprendo a tutta birra…che si fotta anche la mente, stringo ancora di piu’, sento la pelle lasciare spazio alla corda ma finalmente mi fermo, cosi’ come tutto era cominciato ora, di botto, la calma apparente!

David mi chiede come sto: insomma…gli urlo cosa è succeso?: finita la corda, mi dice! NOOO, non ci credo, non può essere…eppure così è…

Ok fa male, ma non c’e’ spazio per niente che non sia sopravvivenza, quindi valuto la situazione, ragiono ed inizio ad agire. primo devo scaricare peso dalle braccia, mi faccio scivolare ancora un po’ fino all’alberello che mi guarda da pochi metri sotto, poi sfrutto la corda attorcigliata sulla caviglia per prendere un po’ fiato, ed ora faccio uno, due, tre sforzi per tirar su il saccone…impreco contro il suo peso ma gliela faccio capire e lo assicuro all’alberello! ahhh finalmente son piu’ scarico eppure la caviglia stringe troppo, ok un attimo, controllo le mani, mi aspetto il peggio: beh dire che fossero messe bene non e’ proprio vero, pero’ con una certa dose di ottimismo e di voglia di uscirne mi dico: dai dade pensavo peggio, ce la puoi fare, ale’!

Ma porca di una porca che male sta caviglia... mi accorgo finalmente che quello stronzo del cordino del martello mi sta segando la caviglia, cerco di sbrogliarlo ma non ci riesco, realizzo che e’ attaccato all’imbrago, sgancio il moschettone e riesco a farlo girare per snodarlo…ahhh ora si’ che va meglio! chiedo a David se riesce a scendere (sapendo gia’ la risposta) e mi dice: NO, devi risalire per tirarmi una corda! ok so che l’adrenalina e’ mia amica in questo momento, devo sfruttare il momento ed agire ancora... cerco le jumar e come sempre accade quando ti serve qualcosa non le trovo, ravano, urto di tutto con le dita scarnificate, m’incazzo e alla fine il saccone mi regala le due jumar pronte da usare. le piazzo, controllo che tutto sia ok e risalgo, velocemente sono alla sosta e vedo David appeso 10 metri piu’ in là... faccio su un capo, lui pendola un po’ e glielo lancio, buona la prima, ottimo!

Ok spengo il cervello, so cosa devo fare e lo so fare anche ad occhi chiusi, mi concentro sul pensiero di scendere e nascondo il dolore. machard, secchiello ed inizio a scivolare verso la salvezza, stavolta alla giusta velocita’. tutto e’ estremamente meccanico, quasi surreale. sosta, scendi, sosta, scendi, sosta, scendi, sosta….ultimo calata, sarebbe una beffa se succedesse qualcosa adesso, scaccio quindi il pensiero e mi godo gli ultimi 30 metri di calata…un piede, poi l’altro, quasi non ci credo…sono a terra. mi guardo in giro, sono a terra!

Recupero le birre tenute al fresco e ne apro una con qualche difficoltà, un sorso fino a meta’ lattina (da 66 per fortuna) e va già meglio. Sono le 22 o qualcosa del genere, il nostro bivacco in cengia saltato per ovvi motivi, David si carica il mio saccone mentre io scendo con il suo zaino quasi scarico, frontale, mani in alto per sentirle meno e via un paio d’ore di passeggiata fino alla macchina! ricordo con affetto la fontana giu’ ad osogna, mani immerse ed un sollievo di alcuni minuti.

Poi beh: saltiamo in macchina, guida David. Io conoscendo la sua capacità di crollare in auto non sono proprio tranquillo. Dura però fino a prima di Mendrisio e poi cambio, fortuna che i pollici sono sani ed anche santi da oggi. Ci fermano pure in dogana, nascondo le mani ed un po’ titubanti ci fanno passare. Iper-ospedale-attesa-attesa-attesa-taglio "pelle morta" (sarà ma si fa sentire come fosse viva), medicazione-punture e alle 3am sono fuori! David ovviamente dorme in sala d’attesa del pronto soccorso di Varese, lo sveglio, ci salutiamo e guido fino a casa dove sveglio Manù con due mani giganti... troppo addormentata per realizzare il tutto, ma mi sento profondamente in colpa, ed il colpo di grazia me lo dà Sole quando mi vede la mattina ed inizia a piangere...

Morale? mah quello che poi uno sa già: ci sono potenziali rischi, si cerca di ridurli al minimo sindacale, si conoscono i potenziali momenti di down, eppure esiste un imponderabile, siamo fragili ma anche con risorse enormi. Quindi un’esperienza in più ed una storia da raccontare ai nipotini mostrando le cicatrici sulle mani.

Ah nel frattempo i ragazzi son partiti per il Pakistan, li ho accompagnati guidando con le mani fasciate, abbiamo riso e scherzato e li ho abbracciati uno ad uno. Insomma come fossi un loro fratello maggiore... come... Brothers in arms! Buon viaggio, divertitevi e non fatevi troppo distrarre dalla movida Pakistana :-)

Un grazie di cuore a David per il supporto e a Manù per non avermi bruciato ciò che ancora era sano :-)

Per quanto riguarda la via invece grazie a: Wild Climb, Il Risuolatore e Kinobi.

Davide Mazzucchelli
www.dademaz.it

Brothers in Arms
Parete di Osogna (Ticino, Svizzera)
Apritori: David Bacci, Davide Mazzucchelli, Luca Auguadri, 2012-2013
Lunghezza: 250m (7L + 1L in comune con Sognando la Filippa)
Materiale: corde 2x60, 5 rinvii (12 se si vuole fare l'ultimo di Sognando la Filippa), serie TCU, serie friend fino al 3
Descrizione: Via molto bella e con un discreto ingaggio. Segue delle linee di fessure, intervallate da muri molto compatti, roccia sempre ottima. Tiri ancora da liberare completamente quindi al momento senza una valutazione.
 
Accesso: prendere autostrada svizzera per il gottardo, uscire a Bellinzona Nord e proseguire sulla cantonale verso nord. giunti ad Osogna, seguire la strada che porta in paese, dopo un ponticello svoltare a destra nella piazzetta della chiesa e parcheggiare. Proseguire tra le case, tenere la sinistra e poi prendere il sentiero che parte a destra (fontana e poi cancello da oltrepassare). seguire il sentiero che porta a due alpeggi distinti, dopo il secondo abbandonare il sentiero principale e seguire una traccia segnata con ometti. senza troppe difficolta' di arriva ad una zona di fisse, oltrepassate queste si accede alla parte alta della parete su una grossa cengia che spezza in due il paretone. (2 ore).
La parete offre diverse altre vie, tutte molto belle e sempre con una certa dose di ingaggio.
All'attacco delle vie c'è un bellissimo posto da bivacco, assolutamente consigliabile per godersi appieno la parete e le sue vie. Brother in Arms attacca a destra di Giglio di Fuoco ed inizia con un fessurino da micro, più in alto visibili un paio di chiodi da fessura.

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