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Arrampicata trad a Capo Pecora
Photo by Pietradiluna.com
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Arrampicata Trad a Capo Pecora, Sardegna

29.08.2011 di Maurizio Oviglia

Maurizio Oviglia presenta un nuovo paradiso dell'arrampicata trad in riva al mare: 25 nuove vie da 5a e il 7a a Capo Pecora in Sardegna.

Fin da quando, nel 2000, avevo avviato le ricerche di terreni da utilizzare in ottica “trad” sulle coste sarde, sognavo un posto del genere. Ho dovuto aspettare dieci anni, ma finalmente ora l’ho trovato. A nord di Capo Pecora, sulla costa occidentale, si trova un tratto di costa non percorso da strade ma solo da incerti sentieri. Qualcuno (Giorgio Enne e Flaviano Bessone) aveva notato dei bei massi di splendido granito ma (quasi) nessuno aveva realizzato che la scogliera è qui lunghissima e composta da un’incredibile granito ben provvisto di prese ma allo stesso tempo ottimamente fessurato.

All’inizio di febbraio, con Giampaolo Mocci, ho iniziato l’esplorazione sistematica della scogliera in un’ottica, come si diceva, tradizionale. L’idea è, vista la conformazione della roccia, di realizzare dei monotiri solo con l’ausilio dei friends (e dadi eventualmente). Niente chiodi e spit, questo è il notro gioco. Ciò che ci interessa, viste le nostre (modeste) capacità e la nostra età, purtroppo non più verde, non è tanto realizzare un tiro durissimo da buttare sulle pagine delle riviste… ma lavorare veramente per lo sviluppo di questo stile di arrampicata, direi alternativo o se preferite “underground”, in Italia. E farlo vuol dire trovare innanzi tutto il terreno ideale (senza pestare i piedi al prossimo), che non è poi così facile, e poi aprire un numero congruo di vie, partendo da quelle semplici (perché altrimenti ben pochi potranno cogliere il tuo invito).

Inizialmente abbiamo concentrato i nostri sforzi su una parete di 40 m sopra una baia, non rendendoci conto che il luogo era in realtà vastissimo, ed i settori potenziali erano almeno dieci. Inoltre le fessure disegnavano sulle lavagne di granito grigio un reticolato, per cui le vie possibili si sono rivelate tantissime, probabilmente centinaia… Dopo la pubblicazione di alcune foto su facebook e sul nostro sito pietradiluna.com le esclamazioni di stupore non si sono fatte attendere e qualcuno ha parlato di una sorta di Stanage mediterranea, in riva al mare. Subito l’affermazione mi è parsa esagerata anche se divertente. Tuttavia, ogni volta che ritorno, rimango sconvolto dall’incredibile potenziale della scogliera. In più di 10 visite e circa 25 vie aperte (dal 5a al 7a), non si è riusciti nemmeno a saturare un settore!

Dopo le prime visite ci siamo spinti un po’ più a sud trovando una bellissima torre di 60 metri che abbiamo battezzato Big Ben. Salendo lo spigolo più facile ci siamo accorti (dalla presenza di un vecchio chiodo a U) che era già stata salita, probabilmente una decina di anni fa. Del resto, per chi fa una crociera sulla costa, è davvero impossibile non notare un posto così. Va inoltre, per dovere di cronaca, menzionata anche la salita del 2007 di un faraglione più a nord, detto Nido dell’Aquila, da parte di Marco Marrosu e Sebastiano Salaris.

Insomma l’area è in pieno fermento ed in via di esplorazione, ma è tutt’altro che segreta, tutti possono contribuire. Sul prossimo numero di Vertical International (numero di settembre/ottobre) uscirà un articolo di assaggio sulla torre del Big Ben con parte dei tracciati, mentre successivi aggiornamenti delle vie verranno pubblicati periodicamente sul sito pietradiluna.com 

Per chi nel frattempo volesse andarci, il luogo non è difficile da trovare. Si parcheggia a Capo Pecora e si segue il sentiero lungo costa verso nord, per circa 30 minuti. Si scende al mare con passi di I grado e lì, vista la qualità delle rocce e dell’acqua, dovrete solo scegliere se arrampicare o buttarvi in acqua!

Un’ultima raccomandazione: il granito in riva al mare è spesso umido. Qui il maestrale crea forti mareggiate quindi non è detto che, col vento da NW, vi si trovino buone condizioni. Se la mattina (ombra) trovate la roccia bagnata, aspettate che il sole la asciughi. Sui tiri non troverete nessuna attrezzatura fissa. Per contro, alcune soste, son state spittate per la moulinette. Un compromesso tra l’etica inglese e quella mediterranea, appunto.

Desidero infine ringraziare tutti i compagni di questa ennesima avventura, Innanzitutto Giampaolo Mocci, con cui ho condiviso la gioia delle prime esplorazioni. Poi l’amico Massimo Gessa, che ci ha offerto alcune memorabili giornate tra barca ed arrampicata. Infine mia figlia Sara, Mauro Florit, Gianluca Piras, Andrea Mannias e, naturalmente, mia moglie Cecilia.

Maurizio Oviglia

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