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Dino Lagni al Master di Malé 2000
Dino Lagni al Master di Malé 2000
Photo by Leonardo Di Marino
Dino Lagni al Master di Malé 2000
Dino Lagni al Master di Malé 2000
Photo by Leonardo Di Marino
Dino Lagni in finale a Birmingham.
Dino Lagni in finale a Birmingham.
Photo by Guy Maddox
Dino Lagni su
Dino Lagni su "Monkey Island" 8b+ al Covolo (VI)
Photo by Davide Zavagnin
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Dino Lagni, arrampicare da World Champion

15.01.2000 di Vinicio Stefanello

Intervista a Bernardino Dino Lagni, il Campione del Mondo 1999 della specialità di 'difficoltà

Flash back
Birmingham domenica 2 dicembre 1999. Dino Lagni è il nuovo Campione del Mondo. Lui, forse più di tutti, è il primo a stupirsi di questo risultato... E' la prima volta per un italiano, un risultato storico per il movimento dell'arrampicata sportiva italiana.

Some time later
Chamonix 13 luglio 2000. Prima prova della Coppa del Mondo di difficoltà. Il vicentino di Schio è ancora sul gradino più alto del podio. La conferma!

Recently
Dino Lagni vince il Master di Malè (TN)… la grinta che il suo viso mostra nelle foto di questa gara è impressionante…

Quali sono le qualità che rendono un atleta vincente? La lista potrebbe essere lunghissima. Per esempio, di Dino è proverbiale la resistenza e la capacità di stritolare le 'tacchette'. Lo sa bene chi ha avuto occasione di vederlo in azione magari al Covolo, una delle sue falesie 'preferite', o andar su e giù dai strapiombi di Erto. Ma cos'altro?

Queste ed altre domande in campo sportivo non hanno mai una risposta sicura. Alle volte è sottile, quasi impalpabile, quel 'quid' in più che fa vincere. Ma la grinta di quelle foto di Malè resta impressa, è la dimostrazione di una forza e una volontà travolgenti: un altro tassello per il ritratto di uno degli arrampicatori ed atleti più forti del momento…


Birmingham, dicembre '99 Bernardino Lagni World Champion, ti sei abituato? Qual'e il flash di quei momenti che ti ritorna alla memoria…
Partecipare ai campionati mondiali era per me già un traguardo di tutto rispetto. Il sogno più grande con cui ero arrivato in Inghilterra era di qualificami per la semifinale per poi potermi giocare un posto in finale. Quello che e successo in seguito non me lo sarei mai aspettato e ancora adesso quando penso a quei momenti avverto qualche brivido lungo la schiena.

E' cambiato qualcosa con quella vittoria? Come atleta sei psicologicamente più forte o ti crea 'pressione' non essere più un outsider ma quello da battere?
Quello da battere?, mi viene proprio da ridere a questa affermazione! Certo che un po' di pressione l'avverto, soprattutto con me stesso perché ogni tanto mi viene il dubbio: non sarà stata solo fortuna? Cosi ogni gara è un continuo mettermi alla prova. Nel nostro sport il gesto atletico, l'adrenalina, l'emozione e la paura di sbagliare sono elementi inscindibili e se non ci fossero dove sarebbe il divertimento?

Tra gli arrampicatori del triangolo veneto (VI-PD-VE) già diversi anni fa si parlava delle tue lunghissime e regolari 'sedute' al pannello e in falesia; qual'e, se c'e, il tuo 'metodo' di allenamento?
Mi sono sempre divertito moltissimo ad allenarmi, non ho un metodo preciso e mi limito ad arrampicare su muro roccia e trave seguendo le mie sensazioni e i miei umori.

Gli inizi e le tappe più importanti della tua storia di arrampicatore...
Ho iniziato tanti anni fa con un mio amico, Andrea e da allora non ho più smesso. Ero affascinato dalla roccia e dai lunghi viaggi per andarla scoprire in tutte le sue diversità. Probabilmente la cosa fondamentale e stata una bella compagnia di amici che si divertiva un mondo, praticamente la stessa cosa di adesso anche se con persone diverse. Più di tutto comunque e stato incontrare Lisa che poi sarebbe diventata mia moglie e con cui ho condiviso roccia, trave e muro.

Come hai deciso di partecipare alle gare?
Ho cominciato a partecipare alle gare per conoscere di persona i forti arrampicatori che già allora macinavano vie di 8a a vista, ed erano veramente forti come si leggeva sugli articoli delle riviste specializzate! Quanto tornavo raccontavo ai miei amici le incredibili sospensioni eseguite con una sola mano su microtacche, di cui ero stato testimone e tutto questo mi dava stimolo per cercare di migliorarmi. La falesia resta comunque il mio terreno preferito perché attorno ad essa ruotano molte altre cose, gli amici, i viaggi, le ferie!

Spesso sei presentato come l'impiegato che vince, quello che deve conciliare il lavoro con l'arrampicata. Non ti sta stretta questa definizione, che ne pensi?
Sono molto fortunato ad avere una moglie che arrampica ad alti livelli, se così non fosse non penso che avrei la possibilità di allenarmi quasi tutte le sere e dedicare il sabato e la domenica alla falesia. D'altra parte penso che la maggior parte degli arrampicatori debbano conciliare la loro passione con una vita normale. Il punto è che il nostro sport assorbe veramente molto tempo ed è difficile accontentarsi di mezze misure! Per concludere, no, la definizione non mi va stretta, anzi mi fa sentire parte di un club piuttosto vasto!

Il bello e il brutto delle gare?
Il bello è riuscire dare tutto se stessi indipendentemente dal risultato, il brutto è scivolare al primo pannello, ma forse è ancora peggio cadere per non essere riuscito a leggere correttamente un passaggio.

E la falesia?
La falesia e il mio ambiente preferito soprattutto quelle nuove dove non sono mai stato. Con le gare ha in comune la fatica e la voglia di arrivare in cima, manca la competizione se non con se stessi!

Quanto ha contato e conta per te far parte de ' El maneton' una delle società di arrampicata sportiva più forti d'Italia?
Moltissimo tutti assieme formiamo un gruppo molto unito il che da forza e motivazione. Quando qualcosa va storto puoi sempre essere felice per qualcun altro, praticamente si e creato uno spirito di squadra che mi fa sentire a mio agio in tutte le situazioni.

Quali sono i tuoi punti forti in arrampicata e quali quelli che senti di dover migliorare?
Probabilmente la resistenza. Sento, invece, di dover migliorarmi molto sui movimenti fisici e dinamici. Anche nella lettura delle vie non eccello molto. La tecnica poi… su quella non si è mai imparato abbastanza.

Tu fai parte della Nazionale Italiana che ha un ruolo importante per la promozione dell'arrampicata; che rapporto hai con la squadra nazionale?
Purtroppo abitando lontano gli uni dagli altri l'unico momento in cui incontro gli atleti della squadra nazionale e alle gare!

Ci sono atleti che rappresentano o hanno rappresentato per te un modello?
Non per essere banale, ma Patrick Edlinger è il mio mito!

Le qualità che ammiri di più in un arrampicatore.
La tecnica

Programmi immediati (Rock Master, Coppa del Mondo..) e per il futuro comeatleta...
Intanto arrampicare nel muro che in questo momento ho dietro di me, poi si vedrà… domani e un altro giorno!

Il tuo sogno di arrampicatore...
Visto il recente arrivo di Federico che da poco allieta le nottate mie e della Lisa con il suo pianto innocente… dormire, dormire dormire! Un saluto a tutti e… happy climbing

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