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Lo spirito corre e vola alto e va a posarsi sui ricordi della magica valle californiana. Non riesco a non trattenere una lacrima al pensiero di ciò che ho vissuto, a ciò che ho fatto e visto.
Photo by Il bocia capellone
Guido senza sapere bene per dove, mi lascio trasportare dalla musica, cercando di non perdere troppo di vista il mio spirito, altrimenti quello, che non è certo scemo come me, non tornerà più.
Photo by Il bocia capellone
Mi fermo a contemplare lo spicchio ridente di una luna luccicante, dalla bellezza effimera, che pare fatta d’avorio.
Photo by Il bocia capellone
Il mio spirito mi guarda divertito e soddisfatto dell’opera, devo dire che ci sa proprio fare, sembra sempre che sappia di cosa ho bisogno.
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Viaggio a Nibbio's Wall

27.10.2008 di PlanetMountain

Le regole le sai: o resti o vai! Il sogno autunnale del bocia capellone tra Milano e le Grigne, in compagnia di uno spirito che lotta contro i Nibelunghi con l’accompagnamento dei Porcupine Tree.

Questo scritto è arrivato ieri. Ce l'ha girato un amico e collaboratore di vecchia data, un climber 'pelato' che si definisce nostalgico. Ci raccomandava, il 'pelatone', di trovare 5 minuti per leggerlo: a lui era piaciuto. Non è propriamente una notizia. Forse è solo un sogno, anzi quasi un trip. Ma sarà che di questi tempi siamo schiacciati dalla crisi e dagli "editti" un giorno proclamati e il giorno dopo subito smentiti. Sarà per quei giovani, solo ieri liquidati come "bamboccioni", che proprio in questi giorni rivendicano non solo il diritto a dire la loro sulla scuola ma anche sul futuro. Sarà anche che l'autore tra le righe (ma solo tra le righe) ci fa sapere di essere un climber. Fatto sta che anche a noi è piaciuto. Anzi crediamo sia così d'attualità che ve lo proponiamo. Sicuri che non vi fermerete alla superficie, ma che saprete andare oltre il sogno. Per un futuro che deve essere possibile e per un equilibrio senza paure.


LE REGOLE LE SAI: O RESTI O VAI! by il bocia capellone

“Scusami ma oggi ho avuto guai seri e solo ora sono in possesso del cell. Devo rimandare obbligatoriamente il nostro incontro a settimana prossima. Ciao, Mattia.” Questo l’epilogo, di una giornata passata al telefono, chiamando il mio capo, nella speranza di scoprire se il contratto che ho firmato, in realtà, era una liberatoria per l’asportazione dei miei organi interni. Attimi di paranoia, ma poi tutto a posto. Anche per la casa pare debba aspettare conferme fino a giovedì. Non ho quasi più soldi, non ho un lavoro, non ho una casa, non ho una fidanzata, non ho certezze, nessuna! Eppure, non mi preoccupo, non sono preoccupato, anzi, mi sveglio la mattina con il sorriso, felice, sereno e spensierato, come sempre accade ultimamente. Ma perché?

Non credo che interessi ai lettori sapere le dinamiche del mio cervello controcorrente, ma una cosa con certezza la posso dire. Pensando a ciò che non si possiede, a ciò che non si ha, è facile farsi trascinare in una spirale di paranoia zodiacale autodistruttiva. Perché anche se ero in paranoia, la giornata era spaziale, con un cielo azzurro azzurro e un sole tiepido e benevolo, quindi, perché sfasciarmi la testa con inutili paranoie? Ho letto teorie sulla negazione della scrittura, cercato di capire come migliorare le mie foto e mi sono sbronzato moderatamente con birra oltremodo economica. Ovvio che il rock and roll mi ha accompagnato in ogni singolo istante.

Arriva il mio amico Max, esercitazioni di giocoleria e poi a comprare il latte. Guidando di ritorno verso casa, mi sono accorto che la strada offre un’entusiasmante visione delle Grigne. Il sole del tramonto, tingendole di un arancione intenso, dava un aspetto quasi magico, irreale, sembravano la copertina di un libro fantasy. Impossibile non rimanere ammagliati da tanta bellezza…. azz, merda… la rotonda, frena, gira, scala 3 marce, suona, scusa, pirla… ops, mi distraggo sempre. La prossima volta mi fermo che è meglio. Alle 17:45, poi, il lago di Pusiano, baciato dal sole morente, appare come un marea di miele scintillante, un nettare denso e dolce, che ti invita a tuffarti dentro. Ho già fotografato questo spettacolo superbo ed evito saggiamente di schiantarmi in macchina, almeno questa volta.

Decido di cambiare musica, del lettore mp3 intendo, e scorrendo fra i 50 GB di musica, l’occhio cade sui Porcupine Tree, che mi hanno accompagnato per tutto il mio trip Californiano. Esco e vado a beccare una nuova amica autoctona che ha un po’ di problemini. Cerco di farla ragionare ma non è facile, ma almeno una bella svegliata penso di avergliela data. La riaccompagno a casa prestino perché i suoi sono pesanti come palazzi. Io non ho sonno, salgo in macchina e, guarda caso, stanno suonando proprio i Porcupine. Bella lì penso, alzo il volume a palla e in comincio a rokkeggiare pesantissimo.

Quasi all’istante il potere della musica si impadronisce del mio cervello, il mio spirito abbandona il mio corpo e vola via sopra le note del rock. Adoro farlo, poi la sera, con queste strade deserte, mi posso permettere di essere più distratto. Lo spirito corre e vola alto e va a posarsi sui ricordi della magica valle californiana. Non riesco a non trattenere una lacrima al pensiero di ciò che ho vissuto, a ciò che ho fatto e visto. Guido senza sapere bene per dove, mi lascio trasportare dalla musica, cercando di non perdere troppo di vista il mio spirito, altrimenti quello, che non è certo scemo come me, non tornerà più. Lui mi guida fra i boschi le rocce e le scariche di adrenalina vissute in quei giorni.

Mi ritrovo sotto la Nibbio’s Wall, in quei del Pian dei Resinelli, un posto in cui si incontrano superbamente la natura e le speculazioni edilizie degli anni ‘50. Il perché io abbia guidato fin lì è un mistero e non me lo chiedo nemmeno. Indosso solo un maglione di lana che mi pizzica la pelle, tiene caldo ma non è certo il massimo contro il vento. Lascio ugualmente e con piacere che la fresca brezza mi scompigli i capelli. Il freddo pungente che provo è una bella sensazione rilassante. Il rock nelle orecchie, mi addentro nella vegetazione fino a una radura e lì, mi fermo a contemplare lo spicchio ridente di una luna luccicante, dalla bellezza effimera, che pare fatta d’avorio.

Il mio spirito mi guarda divertito e soddisfatto dell’opera, devo dire che ci sa proprio fare, sembra sempre che sappia di cosa ho bisogno. I bagliori della lontana Milano, mi fanno pensare che probabilmente, la maggior parte dei miei amici, sono in casa a mangiare o guardare la tv o seduti intorno a un tavolo a bere birra e sparare puttanate. Il mio spirito si siede sullo spicchio di luna e mi osserva divertito, lo sa, lui, il bastardo, che fra poco comincerò a pensare, valutare, pianificare, fare il punto della situazione, cercando di ritrovare il controllo e la stabilità.

Ma questa VOLTA mi sbagliavo: dal folto della foresta, una forte luce d’oro si avvicina verso di me… sgomento, incredulo, mi accorgo che il cavaliere di Leo, incazzato nero, avanza a grandi passi verso di me. Merda, un altro viaggio pscicotronico nei meandri della mia sub-coscienza. Cosa devo capire? Quali risposte troverò nel vivere questa esperienza? E poi perché…

Non faccio tempo a finire il pensiero che Leo mi colpisce con scariche di colpi alla velocità della luce, scaraventandomi nella foresta. Schianti terribili di alberi spezzati e gli scricchiolii sinistri delle mia ossa, interrompono il silenzio del santuario della scalata Lecchese. Mi rialzo a fatica, sputando sangue caldo e denso. Cerco di reagire, ma cazzo, contro un cavaliere d’oro, come si fa? Poi non sono mica Pegasus io!!! Cerco in tutti i modi di resistere ai suoi attacchi, ma invano. Regolarmente colpito da migliaia di colpi che mi sconquassano il corpo, penso che è finita. Questo viaggio al di fuori delle regole sarà l’ultimo. Non sopravviverò MAI. Il mio spirito mi osserva, io cerco la forza, cerco di raggiungere il settimo senso, ma grazie, come si fa?

Il rock continua a suonarmi nelle orecchie, Leo biascita stronzate su lady Isabel e Arlok. Io ne approfitto per selezionare una canzone cattiva vera, di quelle che ascoltavo prima di iniziare una battaglia feroce contro le fessure granitiche californiane. Sento la forza affluire dentro di me, un’energia ultraterrena. Il mio spirito mi osserva, capisco che è la strada giusta.
GIVE ME THE FREEDOM TO DESTROY, GIVE A RADIOACTIVE TIME!!!!

Al suono di quelle parole, un’onda di energia musicale esplode dalle mie mani, ma, impreparato, mi colpisco in faccia, scaraventandomi abbastanza in alto da poter vedere con chiarezza il mio spirtito raccogliersi il volto fra le mani con un'espressione decisamente contrita… cazzo vuoi, sono mica un guerriero io, ma pensa un po’ te! Nel volo di ritorno ripeto la formula e sta volta colpisco in pieno Leo, che continuava a dire che Lady Isabel e un po’ zoccola ecc…

Il colpo è devastante, ma il cavaliere, anche se con qualche graffio, si rialza senza troppi problemi. Ovvio, lui ha l’armatura e io no, bella fregatura. E adesso è anche veramente infuriato. Penso che è finita davvero. Non ho speranze, sono morto. Poi mi illumino, ovvio, certo! Il senso di tutto questo è chiaro, spero, altrimenti sono nei pasticci.

E’ ora di applicare le esperienze vissute nel passato alla mia condizione attuale. Adattarle per renderle utili a ciò che sono io e a dove sto andando. I venezuelani mi sono sempre piaciuti per quella loro facilità nel dire che tutto va sempre bene. Loro non sfuggono ai problemi, solamente se li fanno scivolare addosso senza dargli peso eccessivo, tanto, SE VUOI tutto andrà a posto, basta mantenere la calma e voler davvero uscirne fuori.

Leo attacca, io non reagisco, mantengo il controllo e la calma, penso a quali sono i miei obiettivi, sono quelli che ci fanno sopravvivere e andare avanti, poi la strada necessaria a raggiungerli, la si trova man mano che la si percorre! Con questo spirito si affronta la vita, di petto, ma con la calma e lucidità di un guerriero ninja. I colpi del cavaliere non mi toccano nemmeno e, approfittando dell’attimo di incertezza, lo colpisco con un unico destro nel petto, frantumandogli l’armatura e scaraventandolo contro la Nibbio’s Wall. Il colpo è stato così forte che sulla parete è rimasta la sagoma del suo corpo. Che figata penso, proprio tutto come nella realtà, cioè, come nei cartoni.

Leo mi dice:”Bastardo, ma come hai fatto, è impossibile.” “L’impossibile non esiste, pirla!” Anche se la lotta è finita e Leo è morto o così spero, rimango comunque intrappolato nel mio viaggio psichedelico.

Ho risposto ad alcune delle domande che mi pongo spesso? Gli obiettivi, cosa vorrò fare nel futuro, che lavoro fare, cosa mi piacerebbe diventare da grande… io che cazzo ne so! Quello che so, è che stare qua a contemplare la luna nel silenzio è un privilegio che non voglio togliermi, che la parte di me legata a Milano non verrà persa, e che forse l’idea dell’ingegnere civile ambientale potrebbe essere un buon modo per unire il mio amore per la razionalità e la natura.

Sì fanculo, lo so che è sbatta, lo so che è difficile, lo so lo so lo so. Ma in fondo, non è la strada più difficile che spesso risulta essere la più giusta? E penso a quella marea di gente laggiù che si affanna a lavorare e vivere, senza obiettivi, senza interessi, con tutto, ma in fondo con nulla. Con la casa pagata, con il culo coperto. Pensando che l’unica cosa che conti è il pezzo di carta in cui si afferma che sei dottore in stronzaggine.

Allora chi è il pazzo? Io, che lotto e seguo caparbiamente ciò che sono, i miei obiettivi e aspirazioni, privandomi di tante cose, di uscite tutte le sere e paghe più basse e forse una vita cittadina più comoda, di tanta gente attorno e facilità di conoscere gente nuova, di vivere in un ambiente più stimolante. Fottendomene di ciò che la gente dice o pensa delle mie scelte. O pazzi sono tutti coloro che si convincono che di altre strade non ce ne sono, che quella è la vita che davvero vogliono, che gli obiettivi li hanno già raggiunti, che loro sono arrivati, che tirano i remi in barca, pensando che non si possa fare più nulla per cambiare e migliorare il mondo?

“Io, nella vita, non voglio essere un mediocre.” Disse Thomas Huber. E a me in questo viaggio spirituale, mi ha salvato la vita una canzone rock. Il mio spirito scende dalla luna e torna in me, questa volta non mi sveglio da nessun sogno, torno zoppicando alla macchina e, abbandonando il santuario della scalata lecchese, la Nibbio’s Wall, faccio ritorno, con rock soave, al mio divano letto, tenuto in caldo da Berry, dove spero il sonno non mi porterà nessun altro geniale consiglio.

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