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Mario Panzeri
Photo by arch. Mario Panzeri
Daniele Nardi agli Outdoordays del Garda Trentino
Photo by Daniele Panato
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Nanga Parbat per Nardi e Panzeri

24.06.2008 di PlanetMountain

Il 21/06 Daniele Nardi e Mario Panzeri hanno raggiunto la vetta del Nanga Parbat (8125m) nona montagna della terra.

Sabato 21 giugno alle ore 14,14 italiane, il setino Daniele Nardi e il lecchese di Mandello del Lario sono in vetta al Nanga Parbat. Per il 32enne Nardi è il settimo Ottomila mentre per il 43enne Panzeri l'ottavo. I due alpinisti italiani, dopo un periodo di acclimatamento, il 3 giugno avevano iniziato le operazione sulla grande montagna che ha segnato la storia dell'himalaysmo. Poi è stata la volta del solito sali e scendi per i campi alti, in verità molto veloce prima della puntata decisiva verso la cima.

Così il 13 giugno i due hanno piazzato un deposito a 6800m, il loro futuro campo 3. Quindi, dopo un breve riposo, il 18 giugno hanno ripreso la strada per la vetta raggiungendo il campo 2 a 6047m dove hanno passato una notte tormentata da maltempo. Il giorno successivo è stata la volta del campo 3 dove, installata la tenda, hanno passato la seconda notte sulla montagna. Poi, nonostante le condizioni meteo non ottimali, si sono spostati al campo 4 a 7150m, dopo aver superato tra il nevischio il delicato e lungo traverso verso conca Bahzin a 7000m.

Sabato 21 giugno il rush decisivo per superare gli ultimi lunghissimi e impegnativi 1000 metri di dislivello verso la vetta, raggiunta da Panzeri e Nardi alle 14,14 insieme ad altri 4 alpinisti di altre spedizioni. Poi la discesa come sempre non facile al campo 4, dove hanno passato la loro quarta notte sulla montagna, e quindi il giorno successivo la discesa direttamente al base. Un bel viaggio non c'è che dire! E una cima che Daniele Nardi ha voluto dedicare a Stefano Zavka il compagno disperso l'anno scorso sul K2.


Dal diario di Daniele Nardi
Nanga 15 giugno 2008
Qualche tempo fa qualcuno mi chiese se fossi mai andato in montagna di notte!
Abbiamo appena posizionato il campo deposito a 6800m dove in futuro monteremo campo 3. Piazzola scavata a ridosso delle rocce un po piccola ma ben riparata dalle valanghe. In quel momento abbiamo deciso di scendere al C2 e poi al base in poco piu di un ora di corde doppie a 6000m. Alle 18.00 cominciamo la discesa attraverso le kinshofer rock verso il C1, prima doppia e vedo un corpo morto infilato nella neve uscire tra la neve molle, Marione appeso qualche metro piu sotto sussultare ne vuoto. Il tempo di mettere un piede sull ancoraggio e di rendermi conto che comunque piu in alto la corda era ben assicurata ad un altro punto di sosta per decidere di attendere il gelo prima di scendere. Il gelo vuol dire la notte! Alle 21,30 circa usciamo dalla minuscola e malmessa tenda infreddoliti del C2 appollaiata sulla cresta che da sul vuoto del ghiacciaio. Il “corpo morto” che tiene la corda questa volta e ben saldato a terra e cominciamo la discesa. Il freno discensore ben posizi
onato sulla corda e le mani infilate nei spessi guanti stringono forte le corde ghiacciate di soli 6 mm che scendono giu oltre il vuoto nel buio della notte. Scorgo oltre la cresta la luna che fa capolino. Mi perdo nei pensieri mentre i ramponi che stridono e scintillano contro le rocce, confondo le stelle sopra la testa con le scintille sotto i piedi come se il mondo fosse a rovescio. Ho ancora voglia di sognare mentre veloce e sincronizzato con Marione Panzeri scendiamo verso il riposo. So che la giornata e ancora lunga., ma la sua voce anche se non ne ho bisogno, forse ne abbiamo bisogno entrambi, mi rassicura.” Hei Romoletto possiamo andare a balla ma qui e meglio anndare insieme!” “ OK Marione” e´la voce che mi tradisce líntensita dell emozione. Ogni doppia, alla fine di ogni corda solo quando a pochi metri sento di poterlo toccare “ Hei Romoletto posso ripartire?” “Vai, io tutto OK” “ vado allura !” E vedo la sua lampada allontanarsi nel vuoto mentre allungo la longe
e mi attacca in sosta. 1000 m piu in basso di discesa su corda singola,, in fondo al pendio , mollo gli ormeggi e continuo la discesa chiedendo ai quadricipiti un ulteriore sforzo per frenare il mio peso che spinge tutto verso valle”ancora un po” dico. Arriviamo al c1 e da qui la notte invece che accorciarsi sembra allungarsi, sotto di noi il ghiacciano e poi la morena. Scesi il pendio su di una roccia, mentre nel vuoto cercavo una bandierina che mi indicasse la via per il BC mentre il lume della mia torcia sembrava faticare a farci strada, una folata di vento mi sposta di mezzo metro verso il barartro, tanto quanto basta per non precipitare oltre. Qualche secondo prima un boato, qualche secondo dopo un fitto fronte di neve a pagliuzze mescolate all´aria ci investe, il pile si fa bianco, mi getto a terra dietro un masso in attesa dell urto piu forte. Marione a qualche metro da me fa la stessa cosa dietro un grosso masso. Lo schianto non arriva. Il vento cessa. Ci alziamo
come dei sopravvissuti, la valanga era lontana e solo un piccolo fronte d aria, rimasuglio di un grattacielo crollato ci ha investiti senza conseguenze. A meta ghiacciaio siamo distrutti, la luna cosi come e sorta tramonta piu veloce di un euro star “Romoletto cerca una roccia che dormiamo, all alba quando si vede troveremo la traccia
”EUREKA una bandierina
Da lì ad un'ora siamo in tenda a bere sprite ed infilare la forchetta in un piatto di spaghetti olio e pepe. C1 e C2 e poi deposito a C3 a 6800 m, giornate lunghe, senza sosta e dove bisogna dare tutto se stessi, giornate lunghe in attesa di un tentativo alla vetta, il prossimo? Noi siamo pronti, oggi piove, si qualche volta mi e´capitato di andare di notte in montagna e quando mi e´capitato di andarci in buona compagnia, con buoni amici e´stato ancora piu bello!

Un saluto Dan

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