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Simone Moro in invernale al Broad Peak
Photo by arch. S. Moro
Il tracciato del tentativo di Simone Moro e C.
Photo by arch. S. Moro
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Simone Moro e C. terminata la spedizione al Broad Peak

09.03.2008 di PlanetMountain

L’8/03 Simone Moro, Quadrat Ali e Shaheen Baig hanno effettuato senza successo un ultimo tentative alla vetta del Broad Peak (8047m) arrivando a quota 7800m.

Troppo tardi a 7800 metri: erano le 14.00. E si sa sugli 8000 e poi d’inverno, in questo inverno himalayano, non si può andare “fuori tempo massimo”. E’ così che finisce l’avventura di Simone Moro, Quadrat Ali e Shaheen Baig sul Broad Peak.

Anche questa volta insomma si riconferma l’ “imprendibilità” degli 8000 pakistani nella stagione più fredda. Bisogna dire che Moro e C. ce l’hanno messa tutta in un inverno tra i più freddi (ma anche ventosi) che si ricordino. L’ultimo tentativo è iniziato sabato scorso dal campo 3 a 7000 - 7200m per arrestarsi appunto a 7800m.

Come molti sanno sul Broad Peak per arrivare sulla cima principale a 8047m occorre affrontare una lunga traversata… Così, toccata quota 7800 alle 14.000, Moro doveva decidere se rischiare di andare fuori tempo massimo per la discesa e quindi senza alcun margine in caso di difficoltà o girare i tacchi e scendere. Da buon alpinista ha optato per la seconda ipotesi e i tre hanno raggiunto le tende del campo 2 a 6800 alle 19.000. E’ vero, è un peccato. Ma come sempre si dice in questi casi il Broad Peak è ancora lì… sarà per un’altra volta.


Dal diario della spedizione
di Simone Moro

Questa volta è proprio finita… in un modo che definirei “agrodolce”… Sono arrivato a 7800 metri a soli 247 metri dalla cima…. Tempo fantastico, condizione buonissima ma… erano le 14,00 quando mi trovavo a quella quota. E’ stato difficilissimo non farsi prendere dalla foga e dal risultato storico che avrebbe rotto 22 anni di tentativi dei migliori alpinisti del mondo… Ma se ti trovi alle 14,00 a 7800 metri, sai benissimo che sulla cima ci sarai alle 16,00 e questo è un orario mortale soprattutto d’inverno. Con 2 ore rimanenti di luce è garantito il bivacco e d’inverno in Karakorum significa la fine….

Azz… ero così vicino, la vedevo la vetta ma vedevo anche la parte razionale di me che mi richiamava ad usare la testa e non le gambe… Quadrat aveva dato forfait per problemi di freddo ai piedi, Shaheen era stanco, ma io avevo ancora energie da spendere ma, in che direzione…? Non sono stato molto a pensare, la risposta saggia era ovvia…. Dietrofront… prima a campo 3 e dopo pochi minuti abbiamo deciso di proseguire verso campo due perchè le previsioni davano vento forte in arrivo. Al buio, verso le 19,00, tutti e tre eravamo stanchi ma salvi nella nostra tenda a 6300 metri di campo due.

Stamattina poi ognuno alla sua velocità siamo scesi al campo base dove i nostri tre amici ci hanno accolto abbracciandoci e dicendoci “near summit, near summit! Great, in winter!!” Tutte frasi che fanno piacere ma la vetta rimane ancora una volta inviolata.. Dopo quasi tre mesi passati lontano da casa e una valanga di dollari spesi, rimane la soddisfazione di esserci andato molto vicino ed aver dimostrato che si può fare, anche in un piccolissimo gruppo e nel peggiore inverno degli ultimi 30 anni…

A tutti voi che mi avete seguito vi voglio ringraziare per l’affetto e i molti messaggi di sostegno. Mi scuso con coloro che sono rimasti delusi da questa “quasi vetta” ma non si poteva veramente fare di più senza sobbarcarci di pericoli che non sono disposto a prendermi. Ho sempre disapprovato coloro che si trascinano sulla cima delle montagne al calar del sole assumendosi coefficienti di pericolosità (a volte mortali) che neppure la più ambita delle montagne vale. Così non posso predicare e razzolare in modo non coerente.

Domani dovrebbe arrivare l’elicottero che ci riporta a Skardu ed il 17 Marzo volerò a Monaco che ormai è diventato il mio aeroporto abituale. Da lì in auto verso Bolzano e poi Bergamo, che sono ormai le mie due città in cui vivo.

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