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Excalibur e DOM
Photo by arch. Ragni Lecco
La cascata
Photo by arch. Ragni Lecco
Matteo Della Bordella su Troja
Photo by arch. Ragni Lecco
Michael Pitelka
Photo by arch. Ragni Lecco
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Wenden, un paradiso di calcare per l’arrampicata

17.07.2007 di PlanetMountain

Fabio Palma dei Ragni di Lecco presenta il Wenden un eldorado per gli arrampicatori a due ore di auto dal confine tra Svizzera e Italia.

“La verticalità delle Dolomiti unita alla miglior roccia del Verdon, e la chiodatura più psicologica delle Alpi”, così dissero del Wenden i fratelli Remy, in un articolo francese di molti anni fa. Oltre sessanta vie, molte delle quali mai pubblicate. Un ambiente straordinario e una delle migliori pietre di calcare donata dal Signore all’Europa, presentate da Fabio Palma.


WENDEN, CONSIGLI D’USO
di Fabio Palma

Con i miei compagni (Matteo Della Bordella, Adriano Carnati, Paolo Spreafico) ho salito circa la metà delle vie esistenti in Wenden. Ecco alcuni consigli che mi sento di proporre per la scoperta, o ri-scoperta, di questo Paradiso a due ore di auto dalla dogana di Chiasso.

avvicinamenti e periodi
Anzitutto, sfatiamo qualche spauracchio. Gli avvicinamenti non sono così terrificanti come leggenda racconta, soprattutto da qualche anno a questa parte (una quindicina d’anni fa, anche a Luglio si avanzava fra muri di neve, oggi inesistente già a Maggio). Bisogna fare attenzione a non perdere la traccia andando ai settori Mahren e Reissend Nollen, e soprattutto non azzardare la loro discesa in caso di temporali, visto che si formano cascate d’acqua di centinaia di metri in pochi secondi. Ma ci sono avvicinamenti alpini ben più complessi e in definitiva in giornate di meteo stabile sono poco più che normali camminate di un’ora e mezzo.
La ritirata delle vie non è mai problematica in assenza di temporali, mentre è da osservare che incidenti in parete, a causa della verticalità e degli strapiombi, si sono rivelati sempre difficilissimi per il recupero. “E’ più difficile qui che in qualsiasi parte del Bianco”, ha commentato un soccorritore esperto oggi alla Rega, il soccorso alpino svizzero.
Abbiamo poi scoperto che, dopo almeno una settimana di alta pressione, al Wenden si scala divinamente anche d’Inverno. Ci è capitato di trovare neve alta un metro nel fondovalle e avvicinamento fattibile in scarpe da ginnastica…
Anche appena due ore una veduta scoraggiante, tipo pareti completamente fradice, basta un po’ di sole per asciugare alcune vie: segnaliamo Squaw, Patent Oschner, Troja, La strada del Sole, Portami Via, Inuit, Stars Away come praticamente sempre percorribili anche dopo due ore di sole.

difficoltà
Le vie del Wenden sono difficili perché sono fisiche. E’ questo il vero motivo che le distingue dalle vie di altre zone come il Ratikon o la Marmolada. Gli avambracci sono sollecitati come e più che in falesia, ed allora è impossibile gestire la chiodatura lunga affidandosi ai piedi, come su vie di placca. Anche per questo pensare di trovare, nella pietra compattissima, il modo di alleviare la paura con un Friend o un nut è spesso un viatico al volo rovinoso, ed è meglio accelerare o tornare indietro.
Un consiglio: se non fate fischiettando un certo grado in falesia, non sperate di farlo al Wenden, anche da secondo. Non ci sono chiodi intermedi dove fermarsi a riposare, o fessure dove piazzare qualcosa e rifiatare. Si è sempre sulla punta delle dita, anche su gradi come il VII si fa fatica. “Uno scalatore che fa il 7a al Wenden lo fa dappertutto e su qualsiasi protezione”, ha detto un forte dolomitista di ritorno da una via.
Sulle vie, ci sono delle vie fra le più difficili di tutte le Alpi e che richiedono totale autocontrollo, ma molte altre sono sì impegnative ma affrontabili da una cordata che semplicemente accetti una chiodatura sempre obbligatoria. Come detto, la pietra eccezionale fa sì che integrare è a volte impossibile, ed è per questo che alcune vie sono assolutamente alpinistiche pur avendo gli spit. Tanto per essere chiari, si possono trovare run out di 7a ( ottavo grado) in cui è vietato cadere e non è possibile integrare con chiodi, nuts, Friends. Ma sono quelle, appunto, dell’ultima categoria, anche se in generale per TUTTE le vie del Wenden vale una regola empirica: il grado sotto l’obbligatorio della vie è un grado inderogabile. Ovvero, se una via ha per esempio il 6c obbligato, evitate di sbagliare il 6b in tutta la via, pena infortunio, anche molto grave. Ci sono stati incidenti mortali su vie tra le più facili, per cadute.
Sui gradi, attenzione: sono quasi sempre MOLTO severi, più severi che nella maggior parte delle falesie e delle vie delle Alpi. E questo vale anche per gli obbligatori. Senza citare molti confronti per non allertare la suscettibilità di molti apritori, siamo tutti d’accordo nel dire che gli obbligati del Wenden sono più severi ( diciamo anche, veri) di quelli che si trovano in altre parti. Molti 7b obbligati italiani sono più facili di 7a obbligati del Wenden…

vie “facili”
Ripetendo, anche a costo di annoiare, che comunque è meglio tenersi un certo margine sul grado massimo e su quello obbligatorio delle relazioni, queste vie hanno tratti di roccia comunque già somiglianti, o perfino uguali, a quelli da sogno delle vie più difficili
Excalibur 6b, 6a obb
Aperta nel 1984 da Lechner a chiodi, e poi successivamente addomesticata dallo stesso apritore con qualche spit. L’apertura a chiodi delle placche iniziali, lisce con pochissimi buchi nemmeno profondi e nessuna fessura, è davvero da congratulazioni. Senza parole la salita in free solo di Ueli Steck, visto che i passi chiave sono di aderenza.
Aureus 6b, 6a obb
Roccia non sempre di qualità eccelsa ma ambiente notevole per questa via tranquilla.
Millenium 7b o 6b/A0, (6b obb)
Forse la via più chiodata del Wenden, con stile molto di placca tranne due boulder di tetto, azzerabili e invece ben difficilmente fattibili a vista. All’incrocio con Dingo si può dare un’occhiata e palpitare…
Sonnenkonig 6c, 6a obb
Stupendo itinerario che sfiora una volta il 6c ma che generalmente è più facile, e che permette di godere delle prime sensazioni “wendeniane”.

vie di media difficoltà
Sono vie già impegnative, da considerarsi difficili se rapportate a vie di altre zone dell’arco alpino, ma di media difficoltà nel contesto wendeniano. In generale, sono tutte al massimo 6c obbligato. Alcune di esse, però sono indimenticabili. Eccone alcune.
Sterschnuppe 6c+, 6b obb
Quella che definisco la Silbergeier dei poveri. Chiodatura a volte molto lunga ma prese ovunque. Fantastica.
Patent Oschner 7a, 6c obb
Tra le più chiodate del Wenden, oserei dire rilassante. Roccia meravigliosa e arampicata prevalentemente rilassante per gli standard Wenden.
Paco 7b, 6b+ obb
a torto mai frequentata, presenta lunghezze selvagge e meravigliose. Stupendo il secondo tiro, a volte psicologica in alto.
Passion 6c, 6b obb
Roccia splendida, arrampicata prevalentemente di placca
Inuit-Stars Away 6c+, 6b+ obb
quattro tiri della prima, e ultimi quattro della seconda. “Questo passo non ha niente da invidiare al passo chiave del Pesce”, disse Marco Sterni quando superò il primo metro della via. Fortunatamente, il resto della via è più semplice, con chiodatura lunga ma scalata logica. Due FR medi per il primo tiro
Stars Away 6c+, 6b+ obb
primo tiro come nel caso di Inuit, quei 6c+ che in falesia daresti anche 7b…roccia spesso fantastica
Troja 7a+ 6c obb
Ultima arrivata sul maestoso pilastro di Excalibur, presenta un’arrampicata molto fisica, quasi sempre strapiombante, con chiodatura non proprio ravvicinata. Relazione su Stile Alpino 003. Primo tiro impegnativo.
Lancelot 7a, 6c obb
Al centro del pilastro di Excalibur. Chiodatura normale tranne il tiro di 6b+, da non sbagliare nella direzione. Roccia prevalentemente a gocce, tipo Sardegna.
Caminando 7a+, 6c obb
fantastico viaggio nel centro del Reissend Nollen. Chiodatura normale, impegno più che altro dovuto alla lunghezza. Attenzione alle doppie in alto per evitare bivacchi improvvisati ( come da me).
Nachetexpress 7a, 6c+ obb
La più bella della parete del Vorbau, una parete non all’altezza delle altre ma che presenta una roccia non inferiore in molte zone. Un 6b da ricordare a lungo accompagna due 7a che perfino Simone Pedeferri ha dovuto stare attento per scalarli a vista.
Zyland 7a+, 6b obb
superato il difficilissimo, e su roccia mediocre per gli standard Wenden, 6b iniziale, presenta alcune lunghezze eccezionali
Torwachter 7a, 6c obb
non bella come le precedenti, ma ambiente isolato e selvaggio e comunque roccia raramente rintracciabile sulle Alpi. Certo, gli standard Wenden la fanno relegare ad un gradino inferiore…
Quershlager 7°, 6b+ obb
Roccia molto aggressiva, cordini sostituiti due anni fa. Si trova al centro del pilastro alla destra dei quello della strada del sole. All’estremità destra del pilastro, una nuova via di Pitelka, che non abbiamo ancora salito

vie impegnative
Sono vie già all’altezza di vie considerate molto difficili in altre parti delle Alpi, ed al Wenden sono ancora fra le vie medie.
Blaue Lagune (7b+ max, 7a obb)
Roccia eccezionale ed il primo assaggio di un 7a obbligato al Wenden. Possono aiutare qualche FR piccolo-medio.
Niagara (7b+ max, 6c obb)
Roccia straordinaria, forse la più bella mai vista, tranne che nel tiro duro. Anche dieci metri fra uno spit e l’altro nei tiri di 6c, ma le prese ci sono. Non integrabile.
La strada del Sole (7b+ max, 7a obb)
Chiodatura rarefatta e via molto varia. Due FR tipo 1 e 2 per L4, un 6b che non ha niente se non un vecchio bong con cordino inaffidabile. Da fare.
Squaw (7b max, 6c+ obb)
Via impegnativa che sale sul bordo del magnifico pilastro di Letzer Mohikaner. Ci sono alcuni tratti di roccia…dolomitica, ripagati da un secondo tiro durissimo e magnifico, e altre lunghezze con chiodatura molto lunga su gocce di calcare stile Sardegna. Meglio dotarsi di tre FR, piccolo, medio, medio-grande
Gimini (7b+ max, 6c obb)
Nell’anfiteatro del Mahren, sulla destra del gigantesco strapiombo giallo e a sinistra della via che stiamo aprendo, quindi duecento metri a sx di Letzer Mohikaner, sale questa via che Matteo ha giudicato fra le più belle del Wenden. Chiodatura quasi da falesia nel primo tiro, 6a, incomprensibile. Di fatti, poi, anche la chiodatura cambia marcia…In alto, rigole fantastiche e molto tecniche. Relazione su Stile Alpino
Jednicka nr.I (7c max, 6c obb)
I due tiri di 7c sono chiodati molto vicino, su roccia divina. Il resto della via ha la solita chiodatura Wenden, con un bel passaggio di 6b su micronut antico. Via stupenda
Elefantenohr (7c+ max, 6c obb)
Nessun problema psicologico sul 7c+, magnifico. Ovviamente, chiodatura obbligata e inderogabile sugli altri tiri.
Legacy (7b+ max, 6c obb)
Meno bella di molte altre di questo gruppo, tuttavia tre lunghezze sono comunque di quelle che in giro per le Alpi faresti la coda per salirle. Vietato cadere sui tiri facili. Sul tiro dello scafoide (6c, il penultimo), proteggersi con un FR medio o medio-grande, pena caduta con conseguenze più o meno ortopediche ( leggi, rottura scafoide…).
Rockmantic (7b+ max, 6c obb)
Via lunghissima, con una prima parte normale e la parte superiore bellissima e molto psicologica: lunghissimi run out su placca, dove cadere significherebbe bruciarsi e forse peggio, e dove non ci si può proteggere.
Tsunami (7b+ max, 7a obb)
Via perfetta fino alle ultime tre lunghezze, mediocri. Attenzione ai tiri facili, dove è vietato cadere. Erik Svab ricorda ancora il secondo tiro, solo 6b, su canne d’organo, con chiodatura eterna.

vie estreme
Alcune di queste vie sono state giudicate da alpinisti esperti e provetti come molto più impegnative, da tutti i punti di vista, di vie celebri e famose nelle Alpi italiane. A voi scovare quali… Dure, psicologiche, fisiche. Vie dove arrivi in cima svuotato, dove non puoi mai sapere se ce la farai, dove ritirarsi non è una vergogna, dove le protezioni sono a volte distanziate in maniera inconcepibile e l’avventura è con la A maiuscola. Dove per metri e metri non sai dove andare perché non ci sono chiodi o spit a indicare la direzione giusta (che spesso non è la linea che congiunge i due spit consecutivi, anzi…), e intanto le braccia urlano e la testa scoppia… Probabilmente, solo Barman ha salite a vista per questo gruppo di vie.
Batman (7b+ max, 7a obb)
La più facile di questo gruppo, con diverse salite a vista. Ma è stata aperta nel 1989! Chi, allora, apriva così nelle Alpi? Forse solo Beat Kammerlander su New Age.
Via molto fisica, quando si sbaglia si vola di oltre 15 metri. Sul tiro più duro. Ma nei tiri di 7a, non bisogna sbagliare, i voli sarebbero di venti e forse trenta metri. E sono 7a difficili e fisici…
Andorra (7b+ max, 6c obb)
Meno psicologica di Batman, ma con lunghezze di 7b e 7c incomprensibili!! Roccia spesso disegnata da Dio. Il tiro dove non bisogna cadere è un 6c.
Cleopatra (7c max, 7a obb)
Nove ripetizioni in 15 anni, fallita a vista da Dulac, Kammerlander, Ghesquier, Anthamatten, Burdet…in certi punti, molto psicologica. Indimenticabili alcune lunghezze, e conservate lucidità anche per l’ultimo tiro di 6b. Il libro firma è purtroppo in cima, e bisogna farlo, quel banale 6b…
Letzer Mohikaner (7c+ max, 7a obb)
La meno pericolosa del gruppo, su roccia perfetta. Sempre obbligata, sono possibili voli molto lunghi, ma non pericolosi. L4, di 7a, da non sottovalutare, anche perché le clessidre hanno cordini orrendi e allora portatevi qualche FR piccolo-medio.
Portami Via (7c+ max, 7b obb)
Parte come una via come le altre, poi L3 dà la sveglia e poi… auguri. Gradi onesti, li abbiamo dati noi secondo standard attuali, forse l’obbligatorio è un po’ tirato, più severo dei 7b obb incontrati da altre parti. Ripetuta in due anni solo da Steck e Anthamatten, in due giorni; loro hanno trovato il modo di proteggersi con Fr4 in L4, e due microfriend (Alien e Metolius ) in L5, ma loro sono tra i migliori alpinisti europei… Secondo noi scalabile a vista, ma è vietato sbagliare fino al 7a/7b, si volerebbe di oltre 15 metri con impatto certo.
Dingo (7c+ max, 7a obb)
Uno guarda la relazione e dice, devo arrivare bello fresco ai due tiri chiave, lassù. E invece i tiri sottostanti di placca al massimo sul 7a sono il capolavoro di Pete Abegglen, che coi piedi e con la testa non trema mai… chiodatura eterna, non integrabile, su queste lunghezze. Partenza dalle soste da brividi… con Portami Via è la via più pericolosa del Wenden, anche se probabilmente non ha possibilità di cadute letali a meno di sbattere male. Via assolutamente alpinistica.
Cyclopenauge (7b max, 6c obb)
Nessuno di noi l’ha ancora salita, e sulla carta, con appena due 7b, per giunta all’inizio, non sembra estrema. Ma Pitelka ci ha detto che è molto psicologica, con lunghissimi run.out, anche di qui ndici metri, su cordini vetusti in piccole clessidre… allora mettiamola qua, vista anche la sua lunghezza. Pitelka e Lechner, sui piedi, stanno sui 6b di placca come gli umani sui marciapiedi. E si proteggono di conseguenza.
Zahir (8b max, 7c obb)
La più dura via del Wenden l’abbiamo vista solo in doppia. Non sembrava chiodata eterna, ma certamente obbligata sì. E visto che hanno impiegato due anni per liberare venti metri di 8b, supponiamo sia di una certa difficoltà… La linea? Beh, immaginate un muro di trecento metri sempre strapiombante.

Il futuro
Come ormai è noto anche da loro interviste, Larcher e Vigiani hanno concluso una via al Mahren, nello stesso anfiteatro in cui siamo impegnati in apertura io, Matteo Della Bordella e Adriano Selva. Pitelka è impegnato in un progetto estremo nella stessa zona, e altri pilastri, di accesso molto remoto, sembrano offrire grandi possibilità. Da molti anni è fermo un progetto estremo di Ueli Buhler, apritore di Batman. Nascono invece ogni anno vie più abbordabili ma sempre rischiose e impegnative, come Italia ( a destra di Zyland) o un’altra via, ancora di Pitelka, a destra di Querschlager. Sarebbe quasi un oltraggio alla zona aprire in maniera, come si suol dire, plaisir; chi apre al Wenden gioca sul suo limite, e cerca di spostarlo. Ne sei come soggiogato, ti vedi osare più che in ogni altre parti e non sai spiegarti razionalmente il perché. Come se la verticalità e l’esposizione partissero dal cuore. In Francia, sulla Paroi d’Anterne, sta probabilmente nascendo un altro Wenden, per ora limitato a quattro vie. Ma per gli Italiani il Wenden è un posto molto comodo per cimentarsi, e non andarci ha una sola scusante: essere impreparati, e quindi ripiegare su surrogati. Spesso conviene, ma si conclude la via sempre con l’amaro in bocca, come se non fosse davvero la stessa cosa.

Una via al Wenden è un pò un fiore all'occhiello per ogni scalatore, perché unisce l’impegno tecnico a quello psicologico. L’arrampicata non è complessa come in Ratikon, l’ambiente non è severo come il Bianco, e le vie non sono lunghe come sulla Sud della Marmolada. Però tutti trovano, come si suol dire, più “lungo” che dalle altre parti. E forse non è un caso che gli Svizzeri più forti della zona stanno, nel mondo, ripetendo e aprendo vie con più facilità e leggerezza degli altri europei. Il Wenden allena la testa e l’esposizione, tutti noi che ci andiamo conserviamo la segreta speranza di ritrovare questa roccia perfetta in qualche comoda falesia o su una parete chiodata con chiodi ravvicinati o spit meno lontani, ma tutti noi ci torniamo ogni anno, mai certi di finire la via che si attacca, come scalare una fortezza al di là del SustenPass. Ed esserne respinti non è mai un disonore.

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