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Luigi Bibi Ghedina
Photo by arch. L. Ghedina |
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Luigi Bibi Ghedina
Photo by arch. L. Ghedina |
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| 27/08/2009 - di Vinicio Stefanello |
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| Luigi 'Bibi' Ghedina se n'è andato |
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| Ieri sera all'età di 85 anni ci ha lasciati Luigi 'Bibi' Ghedina uno dei fondatori del Gruppo Scoiattoli di Cortina, grande arrampicatore e uomo di montagna. |
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Con Luigi Ghedina, Bibi per tutti, se ne va un altro pezzo della storia
dell'arrampicata, delle Dolomiti e dell'alpinismo italiano. Cortinese
DOC, classe 1924, Bibi è stato uno dei dieci fondatori del Gruppo
Scoiattoli di Cortina. Era il luglio 1939 quando quel gruppetto di
giovanissimi cortinesi, sull'onda del nascente movimento degli
alpinisti “senza guide”, decise che avrebbe esplorato il mondo della
roccia e dello sci. Ancora non lo sapevano ma quel gruppetto di
alpinisti e sciatori in erba era destinato a scrivere la storia del
salire le montagne e anche un nuovo modo di intendere l'alpinismo e
l'arrampicata.
Bibi,
allora appena 15enne, di quella compagnia di amici era il più giovane
e, in qualche modo, anche la mascotte. Ben presto però si distinse per
la sue particolari doti di arrampicatore. Doti da artista, visto che fu
proprio lui a disegnare quel simbolo degli Scoiattoli che diventò il
simbolo di Cortina.
Bibi era la leggerezza e l'eleganza fatta arrampicata e poi aveva il
coraggio e la determinazione del leone. Anzi la passione del leone. La
stessa passione che, insieme all'amicizia e allo spirito di gruppo, è
sempre stato il cemento degli Scoiattoli nei loro 70 anni di storia.
Non a caso il motto del Gruppo che divenne ben presto il simbolo di
Cortina è da sempre: “Uno per tutti e tutti per uno”. Così tutte le
imprese di Bibi riconducono agli Scoiattoli.
Difficile raccontare tutte le vie che Bibi ha firmato. Ma sicuramente
non si può non citare il grande viaggio della via Julia sulla grande
parete della Tofana di Rozes intrapreso, nel 1942, con altri tre mitici
fondatori degi Scoiattoli, Albino Alverà, Ettore Costantini e Romano
Apollonio. E poi il lungo sodalizio con Lino Lacedelli che portò alle
prime ripetizione della via Carlesso, sulla Torre Trieste, e della
Costantini – Apollonio sul Pilastro della Tofana di Rozes, ma
soprattutto, nel 1951, alla velocissima prima ripetizione della via
Bonatti-Ghigo sul Grand Capucin con la quale Bibi e Lino stupirono il
mondo salendola in giornata.
Poi, nel 1952, sempre con Lino Lacedelli e Guido Lorenzi, venne il
capolavoro della Cima Scotoni con la realizzazione di una linea
assolutamente eccezionale per l'epoca. Quella Lacedelli-Ghedina sulla
grande parete sud-ovest della Scotoni è stata considerata a lungo una
delle vie più difficili delle Dolomiti e non solo, e ancora adesso è
una delle classicissime di alto livello immancabili per uno scalatore.
Proprio
grazie a queste vie Bibi fu uno dei selezionati per la spedizione
italiana del 1954 al K2, insieme a Lacedelli e Guido Lorenzi. Poi però
sia lui sia Lorenzi si infortunarono e persero quel treno che, si sa,
portò in vetta della seconda montagna della terra proprio Lacedelli e
Compagnoni.
Fu certo una delusione per Bibi, ma fu anche lo sprone per continuare
nella sua passione per la montagna che ha sempre continuato ad
esplorare, in roccia e con gli sci ai piedi, facendone una ragione di
vita. Nel 1945 divenne Guida alpina e poi per moltissimi anni
fu proprietario, gestore e anima del Rifugio Pomedes. Quella di Bibi è
stata una vita dedicata alle montagne. Una vita intensa, vissuta per
l'arrampicata e per le crode. Piena e ricca di queste passioni.
Lo
scorso 1° luglio in occasione del 70° anniversario della fondazione
degli Scoiattoli, Bibi era in piazza con tutti gli altri. C'era
aria di burrasca e il cielo non ha fatto mancare un gran temporale. Ma
lui c'era. Come c'era il suo amico Bortolo Pompanin, l'altro rimasto
del gruppo dei fondatori. Come c'erano tutti gli Scoiattoli. Ha voluto
esserci Bibi forse per dire ancora una volta: Tutti per uno e uno per
tutti. |
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