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Spantik - Titolo

- introduzione
- spedizione
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- cronologia
Luogo: Valle Hunza in Pakistan
Obiettivo: Golden Pillar dello Spantik, una bellissima e difficile montagna di 7.028m
La parte superiore del Pilastro.
  nuova via dei russi, con i bivacchi.
  Via Inglese

Sito ufficiale della spedizione
www.spantik.com

Un ringraziamento a:
FFME, Montura, Grivel, Kong, Papi Sport, Simond, La Sportiva, Millet, Cassin, Beal, Alvo Titanium, Manaraga.

Spantik

  1a salita
1955 per la cresta SE
spedizione tedesca guidata da Karl Kramer .

  1a salita Versante NO
Via Inglese al Golden Pillar da parte di Victor Saunders e Mick Fowler dal 5 all'11/08/1987. (5^ salita assoluta dello Spantik)
Fu definita come una delle più grandi imprese compiute in stile alpino in Himalaya.
La via supera più di 2.000 metri di dislivello di cui i 1.000 metri del Pilastro costituiscono la parte più difficile con difficoltà di V/VI grado della scala scozzese di ghiaccio.

Golden Peak Expedition (Spantik vers. NO)

  Via Nuova (7-18/06/00)
i russi Alexander Klenov e Mikhail Davy, salgono la prima parte del Pilastro per la via Inglese quindi proseguono con un itinerario autonomo per altri 100m fino alla cima senza preparazione della via, senza corde fisse e senza spit.
Difficolta: 7a/A3 per 25 lunghezze (40-50 m.).

  1a ripetizione Via Inglese (12-15/06/00)
Manu Guy e Manu Pellissier,Attila Ozsvath, Marko Prezelj in stile alpino.
Nella prima parte della salita i 4 si sono assicurati su tre lunghezze, mentre la parte superiore ha richiesto 26 tiri di corda dai 45 ai 50 metri.

La parte superiore del Pilastro è paragonabile alla Walker alle Grandes Jorasses. Gli Inglesi hanno salito alcuni tratti in artificiale, mentre i primi ripetitori hanno fatto tutta la via in ‘libera’ e non hanno trovato nessun segno dei loro predecessori.

La tecnica di salita adottata: il primo arrampicava senza zaino e con una corda singola da 50 m, il secondo di cordata saliva dopo di lui appena possibile, portando uno zaino e un’altra corda, su cui saliva il terzo di cordata, mentre il primo continuava ad arrampicare assicurato dal secondo. Il quarto saliva poi con le maniglie autobloccanti recuperando il materiale e lo zaino del primo di cordata.

  La roccia
nella parte superiore della parete sul cosiddetto Pilastro d’oro è marmo compatto (quello che genera al tramonto il colore rosato della montagna), spesso cristallizzato e di qualità non eccelsa che rende difficile la chiodatura. L’assicurazione è difficile e gli alpinisti hanno utilizzato soprattutto nuts e friends. Si sale su terreno misto nel vero senso della parola: ghiaccio nelle fessure, roccia impiastrata di neve, il tutto sfruttando le tecniche di dry-tooling acquisite sulle montagne di casa.

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