EXPEDITIONS HOME
HIMALAYA

Everest

Dhaulagiri I

Spantik Peak

Diran Peak

Kanghiatse

Makalu 2001

Chiantar 2000

ANDE

Cruz del Sur

Rio La Venta

Patagonia by water

CAUCASO

Pamir Alay

ARTICO

Mt.Nalumasortoq

Islanda
 
Libri, Guide, Video
Panorami a 360°
Posta
Weblink
Forum
Monte Kenya
di Manuel Lugli
Introduzione
Le vie
Logistica
Il Kenya visto dalla pianura di Nanyuki, nella foschia che comincia ad alzarsi a mano a mano che il sole riscalda le umide foreste ai suoi piedi, sembra veramente un castello incantato. Le rocce scure, la sua sagoma imponente ed isolata e la neve – che quest’anno sembra veramente tanta, anche visto così da lontano – esercitano una fascino, un richiamo straordinario. Capiamo bene come Felice Benuzzi potesse riconoscere nel Kenya molto più che una semplice, per quanto alta, montagna: esso era, per lui ed i suoi compagni, chiusi dietro il filo spinato del campo di prigionia di Nanyuki, il simbolo della fantasia, dell’azione, insomma di quella libertà che era loro negata.

Siamo qui in sei ad ammirare lo spettacolo: Carlo Alberto Pinelli, Fausto De Stefani, Sergio Cerutti, Fabrizio Ferrari, Alessandro Ojetti ed il sottoscritto. Un piccolo gruppo con una montagna di lavoro da fare: riprese, ambientazioni, ricognizioni, salite, campi da organizzare, prima in mezzo alla foresta, poi sulla montagna, sempre sperando che ilo tempo ci aiuti.

L’idea di Betto Pinelli, alpinista, Accademico del CAI, regista di professione e ideatore dell’intero progetto, è da un lato quella di concludere la via tentata da Benuzzi e compagni nel 1943 e rimasta incompiuta per la scarsità dei mezzi a loro disposizione in quell’incredibile tentativo e nel medesimo tempo di riprendere il tutto per farne un documentario che RAI 3 trasmetterà all’interno del programma Geo&Geo.

Le difficoltà sono parecchie: il caldo durante il giorno si fa sentire, le quantità di materiali da trasportare nell’intrico della foresta pluviale e tra i bambù, incluso il generatore per le riprese notturne, sono enormi. Ci divertiamo, comunque, a girare vestiti in stile anni ‘40 per riprodurre l’avvicinamento di Benuzzi e compagni alla montagna.
In alcuni, intensi giorni che iniziano alle sei del mattino e si concludono a notte inoltrata, ne veniamo fuori e siamo pronti per la parte più attesa, quella sulla montagna.

Tre ore di jeep ci conducono dal nostro lodge di Nanyuki al rifugio di Old Moses, a 3.300 metri sulle propaggini nord del Kenya. Qui facciamo un campo ed il giorno dopo iniziamo a salire verso Kami Hut, proprio sotto la parete nord del Kenya, dove metteremo il nostro campo base e dove un tempo esisteva un piccolo rifugio ora scomparso.

Il cammino è lungo ma bellissimo, mentre a mano a mano che saliamo di quota la vegetazione si modifica e si dirada, passando dalla foresta pluviale alle zone lacustri e di brughiera, dove compaiono le lobelie giganti, magnifiche, che danno un’aspetto quasi preistorico a tutta la valle di Liki Nord.

La prima pioggia ci prende a metà strada e ci dà un assaggio di quello che per circa una settimana saremo costretti a subire. Bagnati fradici facciamo stop per la notte alla Shipton Hut, il rifugio da cui partono tutti i trekkers che effettuano la salita alla Punta Lenana avvicinandosi da questo versante nord. Il tramonto infuocato sulle cime gemelle Nelion e Batian, dopo la pioggia , è straordinario e solletica i nostri desideri arrampicatori. Il giorno dopo poniamo il nostro campo a Kami Hut , 4.400 metri, come da programma.

Facciamo un primo sopralluogo sulla via Benuzzi e ci accorgiamo immediatamente che la quantità di neve e ghiaccio è maggiore di quanto ci aspettassimo: un insidioso verglas copre buona parte delle rocce ed il ghiaccio intasa le fessure, cosicchè quello che doveva essere un semplice itinerario si IV-V grado è diventata una impegnativa via di misto. Anche il tempo non aiuta: per un’intera settimana iniziamo la giornata con un magnifico sole, ma, puntuali come un orologio, alle due del pomeriggio arrivano le nuvole che portano pioggia sotto e bufera di neve in alto, con un vento che rende quasi impossibile la progressione. Nel frattempo continuiamo a girare le parti secondarie ed i dettagli che serviranno a completare il film.

Scopriamo così altri versanti del Kenya, come quello ovest-nordovest, oltre l’Hausberg Pass, un paradiso ai piedi del ghiacciaio Shipton, una volta facile accesso della storica via aperta da Shipton e Tilman nel 1930, ormai ridotto a salto verticale praticabile solo con attrezzatura da piolet traction. Due meravigliosi laghi gemelli, lobelie giganti e seneci fanno da palcoscenico alle riprese che Betto, Alessandro e Sergio effettuano, mentre Fausto, Fabrizio ed il sottoscritto fanno del loro meglio per rendere il tutto credibile.

I giorni passano, le condizioni climatiche migliorano, ma non quelle della parete nord; anche il tempo a nostra disposizione si assottiglia inesorabilmente. Così decidiamo di dividerci in due gruppetti: Betto, Alessandro ed io ci trasferiremo a sud, all’Austrian Hut e saliremo lungo la via normale della cresta sud-est, effettuando le riprese dell’intera salita. Fausto, Fabrizio e Sergio, che ha anche il compito di filmare quanto più possibile, invece faranno un ultimo tentativo sulla Benuzzi. Se tutto andasse bene, potremmo trovarci tutti e sei in vetta al Batian entro tre giorni.

Dopo la salita di gruppo alla punta Lenana, dove continuano le riprese, ognuno va verso la propria meta. Noi, per esigenze filmiche, facciamo la salita quasi due volte, per due giorni consecutivi, ma la cosa non può che farci piacere, essendo questa via esposta a mezzogiorno e quindi calda, totalmente priva di neve e molto divertente per quanto non particolarmente impegnativa. L’unico veramente impegnato è Alessandro Ojetti che deve fermarsi nelle posizioni più strane ed esposte per filmare ogni momento della salita, il tutto con l’ossigeno dei cinquemila metri.

Purtroppo il giorno del possibile rendez-vous in vetta passa senza che sulla cima vediamo spuntare i nostri compagni. Sapremo poi che Fausto, Fabrizio e Sergio hanno salito il tratto incompiuto della via Benuzzi fino a collegarla con la via Shipton, ma le condizioni incontrate successivamente si erano rivelate decisamente troppo impegnative per continuare.

Ci ritroviamo al campo base per gli ultimi due giorni di riprese, felici che la spedizione abbia comunque raggiunto quelli che erano i suoi obbiettivi: quello di “chiudere” la via Benuzzi e di realizzare un bel documentario che non mancherà di accendere la curiosità e l’interesse di tanti alpinisti e trekkers o di chiunque ami i luoghi più selvaggi e spettacolari della terra. Il Monte Kenya è senz’altro uno di questi.

Monte Kenya
  Il Monte Kenya parete nord (foto M. Lugli)



Il Monte Kenya visto dalla pianura di Nanyuki, nella foschia che comincia ad alzarsi a mano a mano che il sole riscalda le umide foreste ai suoi piedi, sembra veramente un castello incantato.



Monte Kenya
  Kenya in salita sulla parete nord (foto M. Lugli)



L’idea di Betto Pinelli, alpinista, Accademico del CAI, regista di professione e ideatore dell’intero progetto, è da un lato quella di concludere la via tentata da Benuzzi e compagni nel 1943 e rimasta incompiuta per la scarsità dei mezzi a loro disposizione in quell’incredibile tentativo e nel medesimo tempo di riprendere il tutto per farne un documentario che RAI 3 trasmetterà all’interno del programma Geo&Geo.



Monte Kenya
  Kenya alpinismo oldstyle: un momento della ricostruzione della storica salita. (foto M. Lugli)


| Home | | Rock | Expeditions | Ice | Snow | TrekkingNews | Special | Forum | Mountaininfo | Expo | Lab
| Info | Newsletter
| English version |
Per suggerimenti, aggiornamenti e notizie: Planetmountain.composta
Copyright© Mountain Network s.r.l.