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intervista a Paolo Mantovani![]() 1° solitaria invernale del Vatnajokull, cosa ti resta? Laver vissuto la particolarità di questi grandi spazi orizzontali e la solitudine. Ma anche laver sperimentato quanta capacità di concentrazione abbia la mente quando è messa sotto pressione, e quanto ottimismo si riesca a tirar fuori di fronte alle difficoltà. Un esempio... Mi è successo con la rottura del paletto della tenda. Un problema che, lì per lì, non sapevo come risolvere. Accidenti è già finita ho pensato. Poi, però, ho proiettato il problema in avanti, alla sera, quando sarebbe arrivato il momento di montarla. E ho trovato la soluzione. Sì, cavarsela da soli, mantenere la calma, e comunque riuscire a vedere in maniera ottimistica le cose per trasformare positivamente un evento negativo: queste sono le sensazioni che più mi sono rimaste.. Il momento più difficile Sono stati due. Il primo quando, la notte tra il 3° e 4° giorno, il vento è cambiato e la bufera mi ha costretto a star fermo tutto il giorno. Il vento accumulando la neve mi costringeva a spalare ogni ora e mezza per evitare di ritrovarmi con la tenda sepolta. Anche se, tutto sommato, non è stata una situazione particolarmente drammatica: il più era sapere di dover uscire dalla tenda. Senzaltro più dificoltosa è stata luscita dal ghiacciaio: difficile tecnicamente e anche un po pericoloso. Cera poca neve e invece della pista di discesa che mi aspettavo ho trovato una seraccata. Ho dovuto lasciare la slitta e andare a cercare la strada attraverso i seracchi con tutti i problemi che comporta muoversi da solo su un ghiacciaio crepacciato. Da solo, con quale comunicazione verso lesterno Avevo solo il GPS che mi serviva come supporto allorientamento. Inoltre avevo la possibilità di mandare un segnale di soccorso sulla frequenza di soccorso internazionale. In caso di bisogno (particolarmente grave) si lancia lSOS, e si aspetta. Non ci sono certezze, se non quella di aver avvisato qualcuno che sei in difficoltà. La mia unica comunicazione con lesterno era questa. Perché questa scelta Per me la vera differenza tra essere solo o in compagnia sta proprio nelle possibilità di comunicazioni che si hanno. E dal momento che avevo deciso per una solitaria ho cercato di farlo più che mi era possibilile. Poter lanciare un SOS, infatti, resta una possibilità di comunicazione. La mia, quindi, non è stata una scelta assoluta ma una mediazione tra la necessità di sicurezza e il mantenere il più possibile intatta letica. Anche se per me non era letica quanto il cercare di vivere unesperienza. Le difficoltà Non posso dire che sia stata una cosa difficile. Tecnicamente è alla portata di molti. Anche se farlo da soli e in inverno richiede una buona preparazione mentale. Poi è strano ragionare a mente fredda su queste cose, perché quando una cosa ti riesce ti sembra sempre più facile. Una sensazione del tutto simile alla ritirata da una via: quando sei giù pensi che magari avresti potuto continuare. In realtà sei già fuori da quel momento del qui e adesso in cui hai dovuto prendere una decisione. Ora, che è finita, mi sembra una cosa molto semplice in cui effettivamente non ci sono stati problemi. Se rileggo, invece, il diario della traversata mi accorgo di aver perso molte di quelle cose che nella realtà ho provato e scritto. Come mai è la prima volta che il Vatnajokull viene percorso in solitaria invernale Penso sia troppo piccolo per i big di questo genere di avventura che si rivolgono essenzialmente ai grandi spazi, ai Poli per intenderci. In realtà era già stato tentato senza successo. Si tratta comunque di un problema abbastanza evidente visto che stiamo parlando del ghiacciaio più grande dEuropa. Per affrontare questo ghiacciaio comunque bisogna essere degli alpinisti, almeno nelle condizioni in cui lho trovato questanno. Mi ha aiutato molto, infatti, essere guida alpina e labitudine a frequentare questo tipo di ambienti; mi ha dato la tranquillità di vagare slegato in mezzo alla crepacciata. La cosa più bella di questa esperienza E stato molto bello viaggiare con la testa che vaga. E come se la tua mente viaggiasse parallelamente al corpo, senza una sintonia con i movimenti e senza fermasi su nulla. Non fai fatica e hai proprio delle sensazioni positive. In realtà dopo un secondo già non ti ricordi a cosa stavi pensando. Guardi lorologi e ti accorgi che è sera. La sensazione più forte Sentirsi proiettato verso gli altri, con la voglia di comunicare tante cose, e non solo quello che stai vivendo in quel momento. E un bisogno che esce prepotentemente, da dentro, come un urlo. E il contatto con la natura, il grande spazio, la solitudine fanno da amplificatore a questi bisogni e a queste riflessioni. Voglie future Sicuramente di continuare su questa strada di scoperta interiore. Lo spazio orizzontale mi affascina. Richiede molta maturità per essere affrontato e forse non è un caso che mi sia avvicinato, un po prima dei 40 anni, vivendolo così positivamente. Anche se devo fare molta esperienza per avvicinarmi alle cose più complicate o lunghe. Mi sono accorto che ho ancora bisogno di darmi dei limiti a breve... |
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