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Angoscia: Sojo Rosso, Monte Pasubio (Piccole Dolomiti)
Planetmountain
Bellezza
Primi salitori
Andrea Micheletto, Andrea Dalle Nogare, Alessandro Galasso, 10 Novembre 2002.
Versante
Sud
Lunghezza dislivello
310m
Difficoltà
ED Sostenuto. Difficoltà Massima: 8a+
Difficoltà obbligatoria
7a+ e A3

Percorso



Dal basso in cinque riprese e con l’uso esclusivo di protezioni tradizionali, è stata aperta la via più impegnativa sia tecnicamente che psicologicamente dell’intero gruppo delle Piccole Dolomiti-Pasubio. 'Angoscia' sale diretta sulla parte più repulsiva ed impressionante del Sojo Rosso, attraversando tratti di roccia poco consistente nella prima parte, tetti, strapiombi e tratti di roccia compatta e priva di appoggi fino a raggiungere la colata nera che porta all’imbocco del diedro finale, dove la roccia diviene compatta e ben lavorata. Per una ripetizione portare con sè dadi e friends delle misure più piccole e una serie di chiodi ben assortiti. Le soste sono a spit da 8mm. piantati a mano e dalla quarta a salire sono tutte nel vuoto. Da tenere ben presente che una volta oltrepassato il tiro del traverso, la discesa in corda doppia NON è più possibile. La via è stata percorsa in ore 8,30 in arrampicata libera dagli apritori fino al grado di 7c. Per i tratti con difficoltà superiori i gradi sono indicativi e da confermare.
Accesso generale
Da località Ponte Verde sulla strada N°46 del Pasubio, si svolta a destra in direzione Passo Xomo-Posina. Dopo circa 400 mt si imbocca sulla sinistra una sterrata che porta direttamente alla base dei ghiaioni del Sojo Rosso. Da qui si prende il sentiero che porta alla base della parete (Voro D’Uderle) e lo si percorre fino quasi al termine del suo tratto pianeggiante. La via attacca in corrispondenza di un diedro-rampa erboso. Itinerario
L1: Si sale il diedro-rampa per 55.mt fino ad un pulpito. (tiro in comune con la via Gran Solco)
L2: Si prosegue per il diedro fessura sovrastante per poi traversare verso destra per circa 10 mt. fino alla base di un diedro verticale che si percorre fino a raggiungere la sosta su di un terrazzino. (25 mt. max 6-/5 nessun chiodo)
L3: Su roccia friabile si percorre il diedro che descrive un arco verso destra fino ad uno strapiombo che blocca l’accesso alla rampa erbosa soprastante e quindi alla sosta. (25 mt. max 6c o 5° e A0. 12 chiodi. Tiro già esistente.) L4: Salendo verso sinistra su una gialla placca con dei buchi ci si porta sotto un tetto (6b), lo si supera al margine sinistro e si sale direttamente fino a raggiungere una lama formata da un grande scheggione appoggiato (6+). Una volta saliti oltre lo scheggione più facilmente si guadagna la sosta posta alcuni metri sopra e a destra (5/4). (30 mt. max 6b. 6 chiodi).
L5: Dalla sosta verso destra puntando a due chiodi a lama si sale per 3 metri per poi traversare verso sinistra sotto ad un tettino a forma di triangolo e quindi raggiungere una mensola in alto a sinistra (7b o 6+ e A2). Dalla mensola più direttamente puntando ad un chiodo con cordino (7b o A2) continuare mirando alla parte più debole del grande tetto soprastante e ben visibile dal basso (6c). Superare il tetto (7a) per poi salire su di una levigata e molto tecnica placca leggermente appoggiata, fino alla sosta (6c+). (30 mt. max 7b o A2. 14 chiodi).
L6: Leggermante a destra della sosta, alzarsi diritti fino ad una piccola mensola dietro alla quale si trova un chiodo non visibile dal basso. Alzarsi fino a raggiungere (6c+) e poi percorrere per l’intera sua lunghezza, una lama friabile proteggibile con dadi e friends fino a ridosso di una pancia nella roccia che offre una lavagna inclinata per l’appoggio dei piedi e rari appigli per le mani. Attraversare questo settore verso sinistra per circa tre metri (7b+ o 7 e A1), salire quindi su roccia nera per tre metri e compiere un ulteriore difficile traverso a sinistra fino alla sosta (8a o A1). (30 mt. max 8a o A1. 14 chiodi).
L7: Seguire i chiodi che tracciano una linea perfetta dal nostro punto di sosta alla sosta successiva. Si incontra inizialmente un tratto strapiombante caratterizzato da rari appigli, ancor più rari appoggi e chiodi distanziati (8a+ o A3) e un secondo e più facile tratto (7a) che conduce alla sosta. (20 mt. max 8a+ o A3. 9 chiodi).
L8: Leggermente verso destra e poi direttamente su roccia più articolata si sale per circa 8 chiodi (7a+ o A1). Compiendo un traverso a destra (6b) si entra nel tratto composto da roccia grigia e compatta che conduce alla base del diedro finale e quindi alla sosta (6c+ e 6c). (40 mt. max 7a+ o 6°+ e A1. 13 chiodi. Libro di via).
L9: Seguire il diedro fino a portarsi sotto a degli strapiombi (6a+) che si evitano traversando leggermente verso destra per poi imboccare un diedrino tecnico che porta sulla placca appoggiata sotto al grande strapiombo dove è posta l’ultima sosta (6b e 6a). (40 mt. max 6b. 7 chiodi).
L10: Dalla sosta traversare a sinistra per pochi metri (4+) per poi incontrare gl’irti prati sommitali, sui quali ci si innalza per circa altri 150 metri fino a trovare tracce di passaggio. (2° e 3°)

Discesa
Una volta trovate le tracce di sentiero le si seguono traversando verso sinistra per tutta la lunghezza del Sojo rosso fino ad imboccare il sentiero del Voro D’Uderle che conduce fino all’attacco della via.





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Andrea Micheletto, Andrea Dalle Nogare, Alessandro Galasso, 10 Novembre 2002.
Versante
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Lunghezza dislivello
310m
Difficoltà
ED Sostenuto. Difficoltà Massima: 8a+
Difficoltà obbligatoria
7a+ e A3

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