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Traversata con gli sci tra i giganti del Masino - Bregaglia: salendo in Val del Ferro
Fotografia di Stone Axes
Prima cena alla capanna Sciora
Fotografia di Stone Axes
Scendendo verso il ghiacciaio dell' Albigna - di fronte cima di Castello e cima del Cantun
Fotografia di Stone Axes
Scendendo dal monte Sissone sul versante sud della val Cameraccio
Fotografia di Stone Axes

Traversata con gli sci tra i giganti del Masino - Bregaglia

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A febbraio il gruppo Stone Axes composto da Mattia Testa, Marco Gautiero, Riccardo Molteni, Luca Chiesa e Luca Bianchi ha effettuato una grande traversata di scialpinismo partendo dalla Val Masino, attraverso la Val Bondasca, l’Albigna e la valle del Forno per tornare in Val di Mello. Circa 6000m di dislivello, 70km e 3 giorni di ricerca e avventura.

Tutto nasce dall’idea di fare una gita di più giorni nel bellissimo gruppo del Masino-Bregaglia all’era del covid. Numerosi sono i pendii che già da diverso tempo ammiravamo ed è Mattia a stilare il primo piano di viaggio circa un mese prima della partenza. Da qui si mette in moto la macchina organizzativa e le modifiche saranno poi diverse; non è semplice infatti organizzare una spedizione quando non esistono né tracce né report. Il risultato è un bellissimo giro ad anello che concatena alcuni pendii classici con alcuni passaggi presi in considerazione molto raramente.

Day 1: San Martino – Valle del Ferro – Passo del Ferro – Capanna Sciora

17 febbraio, ore 8:20: partenza da San Martino carichi come non mai (soprattutto di kg sulle spalle). Le incognite sull’itinerario sono diverse ma i punti critici sono due: non abbiamo idea di quali passaggi ci aspetteranno al passo del Ferro, e siamo convinti al 99% che la capanna sarà chiusa e ci toccherà dormire in truna.

I primi 600 metri si fanno con gli sci in spalla, non contenti, già mezz'ora dopo la partenza Lux si rende conto di aver perso la giacca chissà dove e tocca agli instancabili Gau e Luca andare a recuperarla (Luca sotto sotto era solo contento di fare quei 200 metri di dislivello in più, ma non ce lo ha ancora ammesso).

Tra una merenda e l’altra in perfetto stile Mellico arriviamo in zona Passo del Ferro. Davanti a noi un canale con pendenze ottimali e in alto delle roccette ancora poco visibili, il tutto si risolve con una decina di metri di facili passi su roccia di max III. Ci prendiamo 5 minuti per goderci il tramonto e subito si parte per una fantastica discesa al buio sul ghiacciaio della Val Bondasca, tra un seracco e l’altro arriviamo in prossimità della capanna che si mimetizza bellamente tra i grandi massi. Finalmente la individuiamo e per grazia divina la porta si apre.

La prima cosa da fare è accendere la stufa… ma come nostra abitudine ci affumichiamo, purtroppo il comignolo è sotterrato da 2 metri di neve, ci vorrà almeno un’ora prima di liberarlo con la nostra attrezzatura da ricerca in valanga. Finalmente siamo al caldo e possiamo mangiare un’ottima pasta col tonno. La serata passa in fretta studiando le mappe e leggendo i fantastici racconti dei Ragni di Lecco riportati sul diario della capanna.

Day 2: Pizzo Cacciabella Sud – ghiacciaio Albigna - Passo dal Cantun – Ghiacciaio del Forno – Capanna del Forno
Dopo una buona colazione si parte con 550 m d+ abbastanza soft per portarci alla base del canale del Cacciabella, "scoperto" sui manoscritti di skialp del 1500. La salita (ovviamente da battere) è un bellissimo canale a 30° con un’uscita un filo più ripida, una piccola merenda e siamo pronti a scendere.

Il percorso sembra ovvio fin quando davanti a noi rimane solo il vuoto di alcuni dirupi, servono diverse decine di minuti per individuare il passaggio ottimale attraverso un canale con discrete pendenze (35°) e con neve sufficientemente difficile da farci vivere diverse cadute, fortunatamente tutte finite con il sorriso. Davanti a noi la fantastica cima di Castello e quei 1000 infiniti metri che ci separano, siamo subito pronti a partire quando Lux implora: dai facciamo almeno 3 pause! Qualcuno approvò la sua richiesta…. Spoiler: ne abbiamo fatta una.


Siamo in cima, uno sguardo al panorama, via le pelli e si riparte per la discesa ma…. dopo poche centinaia di metri arrivano i problemi: ovunque ci guadiamo ci sono salti di roccia, il tempo passa senza che ce ne rendiamo conto fino a che troviamo un passaggio, attrezziamo velocemente una sosta con dei corpi morti e Mattia si fionda in esplorazione, arriva il segnale: "venite, di qua si passa."


Marco si prepara i ramponi ai piedi mentre tutti gli altri si calano, smonta la sosta e lancia la corda, gli altri non hanno tempo da perdere, iniziano la discesa cercando la via più logica tra i seracchi, intanto Marco scende quei 50 metri tra roccette e ghiaccio, si mette gli sci e recupera la squadra. 


Ci aspetta l’infinito pianone del ghiacciaio che ci porta all’attacco dell’ultimo canaletto al crepuscolo, una volta in cima rimettiamo gli sci e ci attrezziamo di frontali. La capanna è in vista ma noi siamo davvero stanchi e gli attacchini ghiacciati non aiutano, alle 19:30 siamo alla capanna, anche stasera si festeggia… la porta è aperta. 


Ci sistemiamo in quei 5 metri quadri, mangiamo una buonissima zuppa di pasta al concentrato di pomodoro e ci dissetiamo con la neve sciolta dalla ciotola del cane (ad aver saputo cosa volesse dire Hund forse questa ce la saremmo risparmiata). Dormiamo tutti e 5 stretti in 3 letti con una decina di coperte a testa, stasera niente stufa.

Day 3: Passo Sissone – Monte Sissone – discesa in val Cameraccio – San Martino

Ultima colazione: tutti siamo particolarmente generosi nell'offrire il nostro cibo. Non siamo diventati magicamente altruisti, in realtà vogliamo solo liberarci del peso extra e avere lo zaino più leggero possibile e ognuno dichiara di avere i biscotti più buoni e più costosi per fregare gli altri.


Borracce riempite, pelli incollate, è ora di partire direzione cima di Rosso. Risalire il pianone, di mattina, freschi al sole è un benessere, tranne per il fatto che la visione della verticale parete nord della cima di Rosso che si avvicina rende tutto molto più angosciante. Per la gioia dei meno coraggiosi e delle nostre picche a punta arrotondata, decidiamo di evitarla per via di una zona in cima al canale povera di neve e con ghiaccio a vista. Al Gau tutto indignato non va giù questa decisione e quella parete diventerà un’ossessione cronica.


Ci aspettano gli ultimi 1000 metri di salita che ci appaiono davvero infiniti, arrivati al passo intravediamo la magnifica cresta del Sissone che ci riporterà in Italia. Cambio rapido di assetto: ramponi ai piedi, sci in spalla, qualche passaggino delicato su roccia e siamo in cima, la vista è magnifica, siamo circondati da un mare di nuvole.
Ci aspettano 2500 m di discesa tra meravigliosi pendii, non mancheranno fitti boschetti e canaletti problematici. A metà valle Richi trova la soluzione migliore per saltare l'ultimo pezzo di ravanata nel bosco, cade sciando e si procura una distorsione al menisco. Siamo costretti a chiamare il soccorso alpino (non prima di aver provato comunque a scendere un po' a piedi) che arriva e recupera lo stone axe infortunato per portarlo all’ospedale di Sondrio. Grazie nuovamente!


Sfruttando uno stretto canale, i restanti quattro scendono verso valle dove un insidioso boschetto li aspetta. Racchettando attraversiamo la Val di Mello, ammirando le placche che sono state e saranno teatro di altre avventure. Alle ore 19 arriviamo alla macchina stanchi ma felici di aver concluso questo splendido giro pensando già alla prossima avventura.

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