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Täschhorn Svizzera: Cristian Botta nel pianoro prima della seconda seraccata. Il Cervino di illumina all'alba.
Fotografia di Davide Terraneo
Täschhorn Svizzera: quota 4491m calziamo gli sci in punta
Fotografia di Cristian Botta, Davide Terraneo
Täschhorn Svizzera: Davide Terraneo in discesa nella parte iniziale del Täschhorn
Fotografia di Paolo Piumatti
Täschhorn Svizzera: in verde la linea di salita sulla Kin Face, in rosso la discesa della diretta nord ovest di Cristian Botta e Davide Terraneo
Fotografia di Cristian Botta, Davide Terraneo

Täschhorn Diretta Nord Ovest: la discesa con gli sci di Cristian Botta e Davide Terraneo

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Il report di Davide Terraneo della prima discesa con gli sci, effettuata insieme a Cristian Botta il 16/06/2018, sulla diretta nord ovest del Täschhorn in Svizzera. Una importante discesa su uno dei 4000 più selvaggi delle Alpi.

Il Täschhorn si può annoverare tra i 4000 più impegnativi dell’arco Alpino per difficoltà dei suoi itinerari e la distanza dal fondovalle. Sicuramente meno frequentato e più impegnativo del suo gemello Dom, che rimane la vetta più alta interamente in suolo svizzero, anche a causa dell’assenza di bivacchi lungo i suoi versanti che scendono sopra l’omonimo paese di Täsch. In questo punto, il contrasto tra Täschhorn 4491m e Weisshorn 4506m formano la valle più profonda delle Alpi. Una V verso Zermatt con ai lati 3000 m di dislivello.

Sono passati ormai due anni da questa avventura intrapresa con l’amico e compagno di sciate Cristian Botta. Sicuramente è stata la ciliegina sulla torta di una grande stagione di discese vissuta con diversi amici in svariati posti nel Nord/Ovest delle Alpi. Nel mondo alpinistico che corre sempre di più verso scale numeriche che si traducono in gradi, dislivello, ore minuti secondi e velocità, reputo speciale aver avuto la fortuna di intraprendere un’esperienza simile.

Il tempo sembrava quasi essersi fermato per quella giornata e mezza di fatiche, incominciate poco sopra l’abitato di Täsch (CH), l’ultimo paese raggiungibile in macchina prima della famosa perla delle Alpi Zermatt. Avere un’idea, cercare di concretizzarla con pochi mezzi a disposizione e quindi lasciare un segno, penso sia più di rilievo che ripetere e seguire una strada già tracciata focalizzandosi solo ed esclusivamente sulla performance di tipo sportivo, soprattutto se consideriamo i materiali e le informazioni che abbiamo a disposizione al giorno d’oggi. Sicuramente nel mondo dello sci questo è il mio unico pensiero.

Ma come si può pensare di fare qualcosa di nuovo nelle Alpi, su un 4000 dal nome importante, posto a cavallo tra due località che respirano e vivono di sci e alpinismo (Saas-Fee e Zermatt) senza cadere nel banale e nel ridicolo? Penso certe volte agli arrampicatori su roccia, ghiaccio e misto: a loro basta poco per dire "li ce la mia via". Un traverso, una fessura nascosta o una linea indipendente a 30-40m di distanza da un'altra. Purtroppo nello sci non è così, se non in rari casi di pareti articolate ma logiche. Sicuramente i cambiamenti climatici in corso hanno giocato una carta importante in questi anni, modificando le imponenti seraccate a oltre 4000m e creando un passaggio verso la parete a destra della Kinface, un muro di 700m a base glaciale probabilmente neanche mai salito a causa degli impressionanti seracchi presenti in passato.

Ho sempre avuto la fissa di andare a sciare sul Täschhorn ma il progetto è stato accantonato e rimpiazzato sempre da altre mete. Nel 2018 la classica Kin Face era in buone condizioni tanto che diversi "local" hanno fatto visita a questa bellissima proboscide glaciale. Subito cerchiamo di non perdere l’occasione. Finire la stagione con la classica Kin Face (che poi tanto classica non è) sarebbe un bel colpo. Sento Cristian con il quale pochi giorni prima avevamo preso un "but" tentando la Nord del Roseg insieme a Pietro Marzorati e ci accordiamo sul da farsi.

La sera prima della partenza mi torna in mente una foto trovata su Wikipedia durante le mie ricerche settembrine dove si vedeva chiaramente la possibilità di fare una linea diretta che dalla cima del Täschhorn scendesse a destra della classica Kin Face già gradata 5.1/E4 sulla scala Toponeige. Utopia pensare a una discesa del genere abitando a 500 km di distanza, ma visto che non pesano niente, metto nello zaino un paio di cordini da abbandono e due chiodi da roccia.

Arrivati poco prima di Täsch alziamo i nostri sguardi e vediamo la parete in tutto il suo splendore. In maniera del tutto inaspettata anche la linea immaginata era bianca e sembrava sciabile. L’incognita era solo l’uscita tra le barre di roccia inferiori, nascoste dal paesaggio. Preparati gli zaini iniziamo la nostra Via Crucis verso un posto non ben precisato dove passare la notte. Sicuramente un posto all’aperto dato che non ci sono né bivacchi né rifugi a cui appoggiarsi. Verso quota 2800m un ampio spazio ci permette di passare la breve notte.

Verso le 03.30 partiamo e attraversiamo due enormi seraccate prima di raggiungere la proboscide della Kin Face che risaliremo tutta con picca-ramponi e tramite la quale cercheremo di capire se la linea che avevamo in mente è sciabile. Giunti in cima dopo diverse ora e quasi 3000 m di dislivello spezzati da qualche ora di sonno, ci prepariamo per la discesa. Riusciamo a calzare in cima gli sci anche se è molto stretto e aereo. Nei primi 300 m la neve è molto buona e incontriamo Paolo Piumatti e Diego Fiorito saliti in giornata e diretti alla Kin Face con i quali scambiamo un veloce saluto prima di continuare la nostra discesa. Appena giriamo sotto ai seracchi la musica cambia e anche di parecchio. Neve dura e ghiacciata non ancora mollata dal sole, ma con un buon grip generato dalle micro-irregolarità superficiali fatte dal vento.

Cerchiamo di individuare il passaggio tra le barre visto in salita. Questo è il punto clou della discesa. Abbiamo solo un cordino da 30m e poco materiale da abbandono. Se non ci basta per passare la barra rocciosa dobbiamo rifarci almeno 400 m di risalita prima di trovare una scappatoia dalla parete scesa verso la via intrapresa in salita. Il giusto mix tra fortuna e improvvisazione fa sì che troviamo un salto di una decina di metri in mezzo a barra che arrivava anche a oltre 50 m di altezza. Esclusa a priori l’idea di saltare, un provvidenziale spuntone di roccia che sembrava messo lì apposta, accoglie un mio cordino in kevlar e con una doppia risolviamo quello che per noi era il problema più grosso della giornata.

Ma l’avventura non è finita, manca ancora la discesa da un ghiacciaio che non conosciamo per raggiungere il posto dove abbiamo passato la notte e il solito “portage” di 4h per tornare alla macchina.

di Davide Terraneo

Taschhorn 4491 m – Diretta Nord/Ovest – 1100 m 45°-55° 5.3/E4
16-06-2018 Prima discesa in sci Davide Terraneo e Cristian Botta, salendo dal versante della Kin Face e scendendo a vista dall’alto senza ricognizione preventiva.

Info: www.skiplace.it

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