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Marocco scialpinismo: salita al Jebel Toubkal
Fotografia di Vittorio Rocchelli
Marocco scialpinismo: Jebel Toubkal Est
Fotografia di Nicola Noè
Marocco scialpinismo: Sidi Chamharouch (2.300 m)
Fotografia di Vittorio Rocchelli
Marocco scialpinismo: Refuge du Toubkal les Muflons (3.200 m)
Fotografia di Vittorio Rocchelli

Scialpinismo in Alto Atlante, Marocco

di

Il report di Nicola Noè del viaggio di scialpinismo in Marocco, sulle vette dell'Alto Atlante e del Jbel Toubkal, la montagna più alta del Nord Africa.

Partiamo alla spicciolata dall’Italia. Siamo un gruppo numeroso, in 17 per qualche giorno di scialpinismo esotico sulle vette dell'Alto Atlante, nel cuore del Marocco con le guide alpine Pino Gidaro e Matteo Bernasconi. Siamo diretti al parco nazionale del Toubkal, una sessantina di chilometri da Marrakech, che offre agli scialpinisti europei panorami inusuali con possibilità di numerose salite di vette anche sui 4000 metri e altrettanti e vari itinerari di discesa con gli sci.

Primo giorno, lunedì 12 marzo - da Milano a Marrakech
Si sale sopra le nuvole, sulle Alpi innevate e poi si scivola lungo le sponde della Catalogna, della Comunità Valenziana, della Murcia e dell’Andalusia bagnate da un sonnacchioso Mediterraneo invernale. In prossimità di Almeria ancora montagne innevate, questa volta è la Sierra Nevada. Poi si cambia continente. Grandi spazi, pochi villaggi, nessuna città, distese semi desertiche ricoperte da una tenue pelle verde in questa stagione, nessun albero, niente foreste. Poi è ancora la volta della neve, quella delle montagne dell’Alto Atlante mentre si perde quota per atterrare a Marrakech.

Per me è la prima volta e subito mi sorprende la modernità dell’aeroporto. Cambio in valuta locale e, soprattutto, cambio SIM al telefono. Rendez-vous per ricompattare il gruppo all’Hotel Riad Ali, che affaccia sulla Piazza Jemaa El Fna. La sera cena tra le variopinte, improponibili, affascinanti bancarelle immersi nella follia di una piazza la cui cifra è di essere affollata da una folla variopinta che semplicemente si raduna, pochi hanno un compito, tanti quelli che vanno in piazza per capire cosa fare. Poi ci tocca la preparazione del materiale.

Secondo giorno martedì 13 marzo – Refuge du Toubkal les Muflons (3.200 m)
All’alba mi aggiro per la piazza ora quasi deserta, solo una lunga fila di cavalli che riposano legati alle carrozze, operatori ecologici e un bar con 4 avventori per un caffè. Poi tutto si rianima, anche il nostro gruppo. Saliamo su un paio di furgoni che in 1’30" ci portano al villaggio di Imlil, a quota 1.700 m. Qui l’incontro con i muli che si caricano di una trentina di kg ciascuno e portano l’attrezzatura alpinistica molto più in alto.

Risaliamo delle terrazze coltivate con grandi alberi di noce. Poi gli ultimi alberi da frutto, meli e ciliegi. Arriviamo in un’ampia piana alluvionale dominata dal caratteristico paese di Aroumd (o Aremd), con case in pietra abbarbicate sul fianco della montagna dalle quali svetta il minareto della moschea. Lungo il sentiero incontriamo un paio di punti di ristoro. Semplici costruzioni in pietra dove servono the, squisite spremute d’arancia, bibite, pochi generi alimentari e non mancano oggetti vari, tele e molti minerali e fossili. Incantevoli e disseminati sugli aridi pendini i ginepri spagnoli (Juniperus thurifera), piccoli alberi dai profumi intensi, con foglie dalle innumerevoli proprietà per uomini e animali e che forniscono il legno per il riscaldamento e per cucinare.

Dopo un paio d’ore l’ampia valle si biforca e alla confluenza di due profonde valli si trova Sidi Chamharouch, a quota 2.300 m, un piccolo suggestivo villaggio, molto famoso perché koubba di Sidi, un marabutto, un asceta, che attira molti marocchini in pellegrinaggio per guarire malattie. S’imbocca sulla destra la Val Isougouane e si risale un’ampia costa che porta a un ultimo punto di ristoro a quota 2.800 m. Al limite della neve i muli scaricano l’attrezzatura e ora sono i portatori a trasportarla fino al rifugio. Noi proseguiamo con gli sci ai piedi e così raggiungiamo il Rifugio Les Muflons 3.200 m, dopo un cammino di 12 km di sviluppo e 1.500 m di dislivello. Pochi metri più in alto il primo rifugio, il "Neltnerdel" del CAF.

Alpinisti, sci alpinisti, portatori, muli, non c’è traccia di motori su ruota né di macchine volanti a pale. Il silenzio regna nelle valli. Il rifugio ospita oltre un centinaio di persone ed è in pietra locale, superbamente inserito nella valle tra aride rocce ora coperte di neve. Lo spazio all’interno è ampio con due stanzoni con camino da giorno e refettorio. Niente riscaldamento nelle camerate, fredde e umide di giorno, gelate con ghiaccio all’interno delle finestre di notte; ottimi i letti con coperte ma il sacco a piuma è indispensabile. L’ospitalità è basica, spartana ma calorosa, grande disponibilità da parte dei rifugianti. La sera si mangia nelle due sale con camino. Cibo berbero, abbondante, semplice, dove la fa da padrone il tajine, un piatto caratteristico a base di carne stufata (pollo o agnello) e verdura preparato nella caratteristica pentola "a cono", ma anche cous cous e pasta. Tanti gli alpinisti francesi, spagnoli, americani, italiani e anche un gran numero di marocchini che con attrezzature improbabili raggiungono il tetto dell’Atlante. La lingua corrente con i locali è il francese.

Terzo giorno mercoledì 14 marzo - Salita al Jebel Toubkal (4.167 m)
Si forma subito il "gruppetto" di ciclistica memoria, che adotta il motto Swahili "pole pole" (piano piano"). "Pole pole" la salita si addolcisce, lo sguardo si apre e non fissa la punta degli sci, il respiro è lento, il pensiero spazia, si conversa. La relazione con l’ambiente si approfondisce, con la lentezza ;-)

La neve rimane dura, a tratti ghiacciata, per tutto il giorno. Faticosa la salita con gli sci, anche con i rampanti. Molti sono gli alpinisti che sono partiti prima di noi e salgono solo con picca e ramponi. L'itinerario si svolge lungo un vallone prima ripido e poi con pendenza più dolce e poi ancora ripido fino al colle Tizi'n'Toubkal a 3,940 m a Sud della cima, che si raggiunge risalendo per estese "gande" rossastre un’arrotondata calotta. Dalla vetta del Jebel Toubkal, la montagna più alta del Marocco, lo sguardo spazia a Est in direzione del deserto del Sahara e a Ovest verso l'Oceano Atlantico.

Siamo sulla cima più alta dell’Africa Settentrionale, sul tetto dell’Atlante, una catena montuosa che si estende per 2.500 km, formatasi a seguito dell'avvicinamento della placca africana a quella euroasiatica. Sotto di noi la distesa di antichissime rocce basaltiche della placca continentale africana, un’età da capogiro, datate da 4,5 mld a 570 mln di anni fa! Sono invece rocce più recenti (300 mln di anni) quelle che abbiamo pestato salendo; sono di origine vulcanica, alcune tempestate di "fenocristalli" chiari, intercalate da graniti e calcari, tutte di colore rossastro.

Quarto giorno giovedì 15 marzo – Un’altra salita.
Notte fredda e ancora neve dura. Alterniamo tratti di sci con rampanti con brevi tratti di sci in spalla e ramponi. Abbandoniamo definitivamente gli sci al colle Tizi n'Ouagane a 3.720 m per risalire un’ampia spalla che per brevi tratti si affila e richiede di appoggiare le mani per qualche metro di facile roccia. Dopo questo tratto si sbuca in un ampio altopiano in vista delle due vette dalle forme arrotondate. Saliamo per sfasciumi, risultato della disgregazione delle antiche rocce vulcaniche sottostanti, al Monte Timesguida (4.089 m) e poi, dopo una breve discesa al colle tra le due cime, saliamo per neve la seconda, il Monte Ras-n-Ouanoukrim (4.083 m). La discesa nella nebbia e vetrato nella parte alta lascia spazio a una sciata più rilassata in prossimità del rifugio, con visibilità migliore e un sottile strato di neve appena più morbida.

Quinto giorno venerdì 16 marzo – Ritorno nella pazza folla.
Un’improvvisa e forte bufera di neve annulla l’ultima salita in programma, quella al Monte Akioud (4.010 m). Anticipiamo allora la discesa a valle. Una spanna di neve caduta nella notte ha trasformato la valle, che assume tinte fiabesche. I muli avanzano in mezzo alla neve appena caduta e sono puntuali all’appuntamento per caricarsi l’attrezzattura e gli sci al punto di ritrovo ai 2.800 m di quota. Noi proseguiamo la discesa a piedi pestando neve fino a 2.000 m di quota.

Assaporiamo questo tocco di magia regalato dall’improvvisa nevicata, i ginepri sono imbiancati, le capre sono scese a pascolare vicino ai villaggi, i muli avanzano sulla traccia bianca. Nel tardo pomeriggio torniamo a Marrakech e, dopo le fatiche e i 4 giorni di solo the, il desiderio di una birretta è irresistibile anche in un Paese che non gradisce che si bevano alcolici. Per chi proprio non può farcela, proviamo un suggerimento: un buon locale d’angolo sulla piazza per bere birra è Le Marracakchi, meno equivoco ;-) e un pelo più economico (comunque una birra piccola 60 Dirham!) dell’adiacente Le Salama, provato il primo giorno. Ultima cena nel Suk al Cafe Des Epices.

Sesto giorno sabato 17 marzo – Dall’Atlante ritorno alle Alpi.
Appena il tempo della colazione, un ultimo sguardo alla piazza e poi volo di rientro Marrakech - Milano Malpensa. Prendendo quota l’Atlante è ancora più magico, imbiancato fino alle quote più basse dalla nevicata del giorno prima.

Numeri telefono:
Hotel Riad Ali, Rue Moulay Ismail, Medina Marrakech 40000, tel. +212 5244-20276.
Rifugio Les Mouflons tel. 00212 52444-9767, +212 6637-63713.
Le Marrakchi Restaurant Marocain, tel. +212 5244-43377.
Cafe Des Epices 75, Rahba Lakdima, Médina, Place des épices, Marrakech 40030 +212 5243-91770

Alcune info generali:
Documenti per espatrio: passaporto in corso di validità. Il visto turistico è rilasciato per un massimo di 3 mesi. Verificare aggiornamenti per requisiti richiesti sul sito della Farnesina www.viaggiaresicuri.it
Bagaglio: acquistando trasporto "attrezzatura sportiva" sui voli low cost si può imbarcare la sacca degli sci e la borsa scarponi.
Denaro: portare contante in Euro da cambiare in aeroporto in Dirham (moneta locale) di più facile utilizzo, anche se l’euro è accettato pressoché ovunque al cambio semplificato (e penalizzante di circa 10%) di 1 euro = 10 Dirham.
Connessione: cambiare la SIM prima di accendere lo smartphone in terra marocchina (costo collegamento allucinante con contratti italiani); dopo le formalità doganali ho trovato operatori di Inwi che ti offrono gratuitamente una SIM (che cambiano loro con eventuali settaggi) che offre 10’ di chiamata locale, utile per chiamare albergo, prenotazioni ecc.; aggiungendo 10 euro su questa SIM ti attivano 5 Giga di traffico dati. Buona copertura Inwi un po’ ovunque, ma non nella valle del rifugio Les Mouflons dove prende poco e male, mentre c'è ottima copertura di Maroc Telecom, il principale gestore telefonico marocchino, che offre pacchetti analoghi, appena più costosi.
Ricarica dispositivi: le prese in Marocco sono compatibili con le nostre spine a due contatti; al rifugio è disponibile elettricità a 110 V.

Per schede itinerari e altre informazioni vedi:
- Sci alpinismo in Marocco, alla scoperta del Toubkal e l'Alto Atlante su planetmountain.com

di Nicola Noè

Video:

Panoramica dalla vetta del Ras-n-Ouanoukrim (4.083 m)

Panoramica dalla vetta Jbel Toubkal (4.167 m)

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