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Durante la spedizione 'The wild steep Chauki Dolomites - exploring- steep skiing- speedriding' nelle Dolomiti Georgiane
Fotografia di Alessandro d'Emilia
Durante la spedizione 'The wild steep Chauki Dolomites - exploring- steep skiing- speedriding' nelle Dolomiti Georgiane
Fotografia di Alessandro d'Emilia
Durante la spedizione 'The wild steep Chauki Dolomites - exploring- steep skiing- speedriding' nelle Dolomiti Georgiane
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Durante la spedizione 'The wild steep Chauki Dolomites - exploring- steep skiing- speedriding' nelle Dolomiti Georgiane
Fotografia di Alessandro d'Emilia
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Sci e alpinismo nelle Dolomiti Georgiane

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Il report della piccola spedizione composta dagli alpinisti e sciatori sudtirolesi Wolfgang Hell, Aaron Durogati e Daniel Ladurner ed il fotografo Alessandro d’Emilia alla ricerca dello sci estremo e dell’alpinismo nel massiccio delle Dolomiti Chauki in Georgia.

Per noi l'alpinismo sulle Dolomiti semplicemente non era sufficiente: noi, Wolfgang Hell, Aaron Durogati e Daniel Ladurner, tre giovani sudtirolesi, alpinisti e avventurieri dello sci, abbiamo cercato una nuova sfida. Daniel ha 24 anni, è un alpinista, un arrampicatore, uno sciatore estremo e fa l'agricoltore biologico a Cermes. Wolfgang Hell è un ex sciatore della squadra nazionale e aspirante guida alpina di Algundo. Aaron Durogati, il vincitore della Coppa del Mondo di parapendio 2012, si è da poco unito a noi in quanto la natura, la sfida e la libertà illimitata non sono elementi sconosciuti al trentenne di Merano. Poi tutti e tre siamo uniti dalla stessa passione: l'alpinismo.

Il progetto di andare per due settimane in Georgia passando per il confine europeo è nato da un’idea di Wolfi. Ci siamo posti l'obiettivo di scalare e di percorrere i ripidi canali e le cime delle Dolomiti-Chauki. Dopo anni di alpinismo era nata in noi l'idea di osare qualcosa di totalmente nuovo in un luogo completamente incontaminato e selvaggio. L'esplorazione di nuove terre e la sperimentazione della semplicità della vita lontana dalla civilizzazione non è un gioco per bambini: la Georgia non è l'Europa e le infrastrutture sono relativamente limitate.

Tra il Grande e il Piccolo Caucaso e il Mar Nero c'è la Georgia. Nella parte nord-orientale della Georgia, Mzcheta-Mtianeti, c'è Khevi. Questa regione è famosa soprattutto perché è una delle terre vinicole più antiche. Il vino veniva già coltivato e apprezzato nell'antichità, mentre le Dolomiti georgiane del Chauki sono meno famose e quindi meno interessanti. La montagna più alta della regione di Khevi è il monte Kazbek, coperto di ghiaccio e alto 5033 mt. Il Chauki affascina per il paesaggio di montagna meraviglioso e selvaggio con canali spettacolari e incontaminati, ideali per l'alpinismo.

Le Alpi Dolomitiche sono perfette come allenamento per l'alpinismo. Per uscite e scalate nuove però qui da noi c'è poca libertà d'azione, perché quasi tutti i canali sono già stati percorsi. Le leggende dell'alpinismo come Toni Valeruz e Heini Holzer hanno dato il via alle basi di questo sport estremo. Nelle Dolomiti georgiane del Chauki si trovano paesaggi di montagna spettacolari simili alle nostre Dolomiti, con la differenza che lì non c'è stato ancora nessun pioniere.

Il 27 marzo 2016, il giorno di Pasquetta, dopo un lungo periodo di pianificazione comune, è arrivata l’ora: noi (Aaron, Daniel, Wolfi e il fotografo Ale d'Emilia) voliamo verso la Georgia. Dopo una notte a Tiflis andiamo in direzione Chauki, ma lì nulla era come ce l’eravamo immaginato: le montagne sembravano irraggiungibili, la neve era insormontabilmente alta e il tempo brutto, nonostante le previsioni positive. Quando, con grande impegno, abbiamo raggiunto il giusto posto per installare il campo base a 2700 metri di altezza, la sfida poteva finalmente iniziare.

Tra le misure di sicurezza giornaliere al campo base erano comprese: il riuscire ad ottenere previsioni del tempo abbastanza precise, l'esecuzione di profili nevosi e la valutazione della situazione delle valanghe. Competenza ed esperienza per valutare il fattore di rischio sono fondamentali per la sicurezza, la fiducia nei compagni e la stima reciproca sono i presupposti più importanti per questa sfida comune. Non potevamo sottovalutare la possibilità di trovare anche animali selvaggi in questa zona: per un orso o un lupo noi siamo una facile preda. Durante la notte la temperatura era pungente, fino a meno 20 gradi C°: non una rarità per questi luoghi.

Il campo base era tutt'altro che comodo: i nostri rifugi di montagna sono ben diversi. La sveglia suonava alle 5 di mattina, perché al più tardi alle 6 volevamo già essere pronti per la partenza. Daniel cucinava per noi cibi che fossero facilmente trasportabili e soprattutto nutrienti. Schüttelbrot e Speck naturalmente non potevano mancare nel menù. Di ritorno dal giro la prima cosa da fare era mettere a bollire l'acqua e pranzare. Poi si doveva asciugare l'attrezzatura come meglio potevamo, scegliere la nuova meta, e preparato lo zaino.

Le piccozze, le corde e il resto del materiale venivano suddivisi in base al peso. Per il giro del giorno successivo tutto era pronto ed era di nuovo ora di preparare la cena. La pulizia dei denti è uno degli standard minimi di igiene, ma a meno 20 gradi e con un dentifricio congelato questo non è divertente nemmeno per un alpinista esperto. Prima di sera ci dovevamo preparare per la gelida notte: completamente vestiti ci infilavamo nei pesanti sacchi a pelo, con due piumini addosso e abbigliamento Gore-Tex. Il giro del giorno seguente era il tema della serata e speravamo di addormentarci presto.

Fin dal primo giorno al campo base, abbiamo intrapreso una gita ogni giorno. Non avevamo come obiettivo la cima, ma le spettacolari discese con gli sci. Gli 11 canali e le cime che abbiamo scalato a volte avevano una pendenza fino a 60 gradi ed erano lunghi da 500 fino a 1000 metri e abbiamo percorso tutte vie nuove, dato che non c'erano segni visibili o semplicemente era improbabile che qualcuno fosse già stato lì prima di noi. Le discese spesso si sono dimostrate molto pericolose, perché alcuni canali erano larghi solo pochi metri ed erano in una posizione estremamente esposta. Quando si parla di 60 gradi si può immaginare questo: una persona è in posizione verticale nel canale e con il gomito tocca la parete. Ovviamente questo richiede ottime condizioni, anche perché in Georgia non è facile essere recuperarti in maniera veloce.

Le uscite e le linee che abbiamo particolarmente a cuore e che ci hanno particolarmente impressionato per la loro natura, la pendenza e l'esposizione sono state: l'M-line, pendenza di 60 gradi e 550 metri di lunghezza; la Chauki-line con da 55 a 60 gradi di pendenza e 650 metri di lunghezza; la Small-line con 700 metri di lunghezza, 60 gradi di pendenza; la Big-line, un canale molto particolare e largo con 50 gradi di inclinazione e 550 metri di discesa e la Unexpectedly Line con 60 gradi e addirittura 2 pendenze.

Dopo due settimane nella natura bianca siamo tornati a Tiflis. Mangiare nel semplice ristorante è stato unico, il cuoco si è impegnato a cucinare in abbondanza per noi tre avventurieri affamati. Un bel bagno nella vasca idromassaggio con peeling compreso ci ha riportati a una condizione ragionevolmente presentabile. I bagni caldi, soprattutto i bagni di zolfo, sono tipici di Tbilisi. Il nome della città georgiana di Tbilisi significa appunto "fonte calda". Finalmente il 10 aprile atterriamo felici all'aeroporto di Venezia.

di Katia Squeo e Daniel Ladurner

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