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Prime salite in Antartide
Fotografia di Christoph Höbenreich
Peak Alexey Turchin (2232m) salito per la prima volta dagli austriaci dal nevaio a sinsitra.
Fotografia di Christoph Höbenreich
Una parte del Holtedahlfjella, con alcune cime salite e nominate dalla spedizione Austriaca. (3) Roteck. (4) Austrian Peak. (5) Tiroler Spitze. (6) Styria. (7) Alexey Turchin. (8) Kamelbuckel. (9) Galileo Nunatak. (10) Steinskar Nunatak. (11) Galileo. (12) Peak of Silent Solitude.
Fotografia di Christoph Höbenreich
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Prime salite in Antartide

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Alla fine del 2009 una piccola spedizione austriaca ha salito 11 cime inviolate nel Queen Maud Land in Antartide.

Nel novembre 2009 un piccolo team austriaco composto dall'organizzatore e leader Christoph Höbenreich e da Paul Koller e Karl Pichler ha esplorato la zona del Queen Maud Land in Antartide con l'obiettivo di raggiungere le vette delle montagne più conosciute attorno alla famosa cattedrale dell' Ulvetanna (2931m) e di esplorare e salire alcune delle cime ancora inviolate attorno a Holtedahlfjella, Kurzevfjella e Conradfjella

Dopo aver raggiunto in aereo il Campo Base di Holtanna, i tre alpinisti austriaci hanno trascorso quasi un mese ad esplorare ciò che Höbenreich descrive come "il paesaggio di ghiaccio e roccia probabilmente più spettacolare del mondo."Il trio è salito in cima al Tungespissen (2277m), Mundlauga (2455m) e Sandneshatten (2280m), tutte e tre già salite in precedenza da team norvegesi. Poi ha iniziato a salire una serie di altre cime.

La maggior parte delle montagne ha richiesto una relativamente semplice difficoltà di arrampicata su misto, roccia, neve e ghiaccio, fra queste l' "Austrian Peak" (2177m), il "Peak Styria" (2170m), il "Peak Alexey Turchin" (2232m), il "Kamelbuckel" (2184m), il "Mount Galileo" (2528m) e il "Peak of Silent Solitude" (2550m). Mentre il "Tiroler Spitze" (2201m) ha opposto un'arrampicata su roccia fino al IV grado UIAA.

Per Höbenreich questa è stata l'undicesima spedizione nelle regioni polari e il suo quarto viaggio nell'Antartico. Pubblichiamo di seguito una breve intervista con questo esperto esploratore polare e Guida Alpina austriaca.

Cominciamo con quello che suona come una domanda stupida: una cima in Antartide è uguale ad una cima della stessa altitudine nelle Alpi?
Poiché l'atmosfera è più rarefatta le cime sembrano, dal punto di vista  fisiologico, un po' più alte. Ma ad essere onesti non è l'altitudine, è il fatto che tutto è esposto, è la solitudine quella che conta.

Il che significa ...
Semplicemente che non è possibile correre rischi là fuori. Il soccorso è molto, molto limitato! Si dipende completamente da se stessi e dalle propria capacità.

Quali sono le difficoltà principali nelle salite in Antartide?
Sei in uno dei posti più esposti del mondo. Naturalmente il clima è rigido - l'Antartide è il continente più freddo, più secco e ventilato del pianeta. Arrampicare e vivere sulle montagne dell' Antartico ti fa sentire come un astronauta su un pianeta incontaminato.

Quali sono i maggior pericoli oggettivi?
Crepacci (quindi cadute), assideramento a causa delle basse temperature e poi il vento e i forti temporali catabatici (o di “caduta”) che possono provocare il caos, distruggendo i campi se questi non sono montati in modo corretto.

E gli aspetti positivi?
Con il sole di mezzanotte si può arrampicare per tutto il giorno e a lungo - non ti devi preoccupare del buio! E se non ti piacciono i campi base affollati, le vie inquinate e i rifugi rumorosi, l'Antartide è il posto dove andare.

Sei stato nelle regioni polari con undici spedizioni. Come sono cambiate le cose in questo periodo?
La natura cambia sempre. In particolare l'Artico è colpito dalle conseguenze del riscaldamento globale. Inoltre, sempre più alpinisti e sciatori sono consapevoli della bellezza e della natura selvaggia delle regioni polari. E poi ad ogni  spedizione ai Poli divento più curioso. Amo la bellezza del deserto ghiacciato - il freddo non è così doloroso come è asciutto. Naturalmente l'Antartide può essere un inferno, ma soprattutto è il paradiso!

E' il motivo per cui continui a tornare...
Ci sono così tante montagne inviolate in Antartide - voglio tornare con un altro team, esplorarlo ancora di più e realizzare nuove prime ascensioni. Se qualcuno vuole unirsi a me - e si inserisce in una squadra - lui/lei è il benvenuto. Non c'è bisogno di essere un alpinista estremo, solo fisicamente in forma, devi avere la resistenza e sufficiente esperienza invernale. Ma la cosa più importante è il cuore e lo spirito per il magnifico deserto polare.

Alexander Huber era entusiasta dell'Antartico dopo la sua spedizione in Holtanna e Ulvetanna nel 2009. Come raissumeresti la tua esperienza?
L'alpinismo in Antartide è semplicemente il meglio di quello che c'è, è qualcosa che trovo difficile da descrivere. Bisogna sperimentarlo di persona per sentire come ci si sente ad essere il primo essere umano sulla cima di una montagna sotto il cielo blu dell'Antartico e nell'immenso e bianco deserto polare. Per me è il paradiso.

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