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Denis Trento il 24/04/2021, avvicinamento al Couloir del Quid Pluris sul Mont Brouillard (gruppo del Monte Bianco)
Fotografia di Denis Trento
Denis Trento il 24/04/2021 salendo il Couloir del Quid Pluris sul Mont Brouillard (gruppo del Monte Bianco)
Fotografia di Denis Trento
Denis Trento il 24/04/2021 durante la prima discesa del Couloir del Quid Pluris sul Mont Brouillard (gruppo del Monte Bianco)
Fotografia di Denis Trento
Denis Trento il 24/04/2021 durante la prima discesa del Couloir del Quid Pluris sul Mont Brouillard (gruppo del Monte Bianco)
Fotografia di Denis Trento

Denis Trento scopre il Couloir del Quid Pluris sul Mont Brouillard

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Il 24 aprile 2021 Denis Trento ha effettuato la prima discesa con gli sci del Canale del Quid Pluris sul versante est dell'anticima del Mont Brouillard (3985m) nel gruppo del Monte Bianco. La discesa è avvenuta dopo due tentativi nelle settimane precedenti, in giornata partendo dal parcheggio 'Della sabbiera' (1400m slm) a Entreves, Courmayeur

Risalendo con gli sci i ripidi pendii e ghiacciai che da sempre tormentano le notti degli alpinisti che sognano di salire una delle prestigiose vie della sud del Bianco, mi è capitato di ripensare alla prima volta che ho messo le pelli di foca ai piedi, diciannove, o meglio quasi venti anni fa. Era un weekend di ottobre a Cervinia. Mia madre mi aveva accompagnato a provare l’attrezzatura da gara nuova fiammante che avevo comprato qualche giorno prima da Gal Sport.

Quel giorno risalendo ai bordi delle piste di Plateau Rosà, perdevo gli sci ad ogni mezzo cambio di direzione, senza capirne il perché. Solo alcune uscite più tardi, dopo aver cristonato parecchie volte, guardando con più attenzione il puntale dell’attacco, notai un simboletto raffigurante uno sci alpinista in salita e capii che forse, una volta infilato lo scarpone nei pin, dovevo tirare verso l’alto quella levettina. Dopo quella scoperta, quello che dovevo ancora imparare sullo sci alpinismo non poteva che essere una pura formalità..

Se ripenso esclusivamente a quella giornata, faccio fatica a capire come sia possibile che io quest’oggi, di lì a poco mi sarei trovato da solo sulla splendida anticima del Mont Brouillard a quasi 4000m, pronto ad eseguire per l’ennesima volta la semplice operazione di calzare gli sci, per scendere però subito dopo da un ripido canale mai sciato prima, che sfocia in una delle zone più complicate dell’intero massiccio del Monte Bianco.

In realtà ripensandoci meglio, posso facilmente descrivere tutti i moltissimi passaggi che hanno portato alla deriva radicale che ha preso per me questa disciplina. Non c’è stata praticamente alcuna discontinuità tra il non avere nessuna idea di come infilare uno scarpone nell’attacco dello sci e il fare le prime garette, tra lo scoprire grazie a Marco Camandona lo sci alpinismo fuori dalle piste battute e il vincere le gare più importanti del jet set dello ski alp, tra lo scoprire l’arrampicata e l’alpinismo e il salire Divine Providence o il Pilone Centrale del Freney in giornata, dal fare le prime vere curve sul ripido nella Nord della Tour Ronde e lo scendere da solo tutti i canali del Tacul in una stagione.

L’aver spalmato tutto questo, più tanto, tanto, ma davvero tanto altro, tra cui ovviamente tante, tante, anzi tantissime ritirate, in un intervallo di tempo lungo come vent’anni, è la sola spiegazione plausibile, all’aver acquisito una consapevolezza e un esperienza tale da poter immaginare una ripida, logica ed elegante linea di discesa che parte dai 4000m dell’anticima del Mont Brouillard semplicemente scrutando dalla mia finestra le pieghe della montagna che si insinuano sotto un evidente pendio nevoso.

E sopratutto mi spiega la facoltà di poter tranquillamente partire da casa di notte in piena solitudine, per attraversare tutta la Val Veny a skating, pellare per 2000m di versanti e ghiacciai poco o nulla battuti a livello sciistico, arrivare all’attacco del canale, scoprire con soddisfazione che la linea dei miei sogni effettivamente esiste, risalirla per oltre 400 ripidi metri solo per essere sicuro al 100% che quel giorno sciare non è un opzione da prendere in considerazione.

E proprio grazie a questa lunghissima curva di apprendimento e a una motivazione in fin dei conti non così comune, che nonostante la distanza da percorrere e l’ingaggio necessario anche solamente per "andare a buttare l’occhio", invece di forzare una discesa in brutte condizioni, posso oggi decidere senza il minimo rimpianto di tornare fin li anche altre due volte, prima di trovare finalmente le condizioni corrette per pensare di poter sciare sul ripido con il giusto margine di sicurezza.

In definitiva spiegare a me stesso il motivo per cui un "badola" che venti anni fa perdeva gli sci in giro a bordo pista, sia in questo tempo e in questo luogo è semplicemente il frutto dell’aver sfruttato questo arco temporale per sviluppare molto gradualmente la capacità di leggere e interpretare le condizioni della neve e della montagna in inverno, il possedere l’efficenza fisica necessaria per poter gestire alla velocità necessaria a rispettare gli orari i metri di dislivello e i chilometri di sviluppo con sci o ramponi ai piedi, il padroneggiare le abilità tecniche necessarie a gestire correttamente sia le difficoltà sciistiche, che quelle alpinistiche, l’avere l’esperienza necessaria a gestire gli attraversamenti dei ghiacciai più complicati e magari anche la fantasia per poter immaginare itinerari lontani dalle rotte più frequentate.

Ma la cosa più importante in assoluto che ho appreso in questo periodo, che poi è quella che spiega meglio di tutto quanto ho fatto, sto facendo e farò in montagna è quella di avere perfettamente chiaro che per quanto io possa ritenermi esperto, in realtà, a parte aver imparato a mettermi correttamente gli sci, non conosco ancora nulla di questa materia.

Prima di qualche mese fa non avrei saputo bene come riassumere tutto questo in due sole parole, ma grazie alla Commissione Tecnica del Collegio Nazionale delle Guide Alpine ho scoperto che tutto questo ha un nome ed è addirittura una espressione in una lingua antica: "quid pluris".

Anche se non ho l’abitudine di dare nomi alle discese, visto che i canali e i pendii sono già li e si identificano a dovere semplicemente sfruttando le coordinate geografiche, questa volta vorrei proporre di nominare quella che sono ragionevolmente certo che sia una prima discesa (il canale non si vede dal fondovalle, l’accesso è complicato già dal fatto di dover prima attraversare tutta la Val Veny con gli sci, senza parlare delle difficolta di raggiungere e poi di risalire il ghiacciaio del Brouillard, le condizioni sono complicatissime da trovare: pendio est necessitante di condizioni primaverili perfette per essere sciabile) con il nome di "Couloir del Quid Pluris".

Prometto però che d’ora in poi continuerò ad essere fedele alla linea di evitare i battesimi inutili e che mi impegnerò una volta di più per cercare di capire finalmente qualcosa sulla montagna!

di Denis Trento

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