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  Salita alla Cima


Salita alla Cima del Pelmo

William A.B. Coolidge, dopo la sua ascensione al Pelmo,del 1876 per quella che oggi si chiama Cengia di , Ball, scrisse: "Di tutte le cose straordinarie e meravigiose che io vidi nelle Dolomiti questa cornice si pone facilmente in prima linea... mai prima e dopo di allora, ho visto nelle Alpi qualche cosa che si avvicini a questo strano ghiribizzo della natura...". L’itinerario di salita infatti percorre una lunga e regolare cengia, che ha preso il nome dell'alpinista al quale si riconosce la con-quista della cima (John Ball, 1857). Fortunatamente, a questa che è forse la più regolare e nitida struttura di tale genere che si possa trovare sulle Dolomiti (fra quelle non decisamente alpinistiche), è stata risparmiata un’attrezzatura sistematica, ed essa conserva ancora oggi il suo carattere peculiare. Sono stati invece infissi nella roccia alcuni chiodi che consentono di effettuare la traversata assicurandosi con la corda nei tratti particolarmente esposti e difficili, come nel punto più noto, il cosiddetto "Passo del gatto".
Dalla sommità (3168 m, recentemente riquotata 3159 m) il panorama è vastissimo su gran parte della regione dolomitica e sulle Alpi austriache; nelle giornate terse la vista, attraverso la pianura, si spinge fino alla laguna di Venezia.



Percorso


Col del Pian - Zoppè (1554 m), Rif Venezia (1946 m), Cengia di Ball, Vallon, Pelmo (3159 m).

Anche se sarebbe possibile proseguire con l'auto, è consigiabile parcheggiare sull'ampio e panoramico ripiano di pascolo di Col del Piàn (1554 m; a piedi ore 0. 15 da Zoppè). Da qui la rotabile (456) si inoltra a nord-est intagliando le pendici boscose del Col de la Viza, e porta a un bivio presso un piccolo slargo (1600 m ca; ridottissime possibilità di parcheggio; a piedi ore 0.15 da Col del Pian). La strada (456) fin qui seguita scende ora a destra verso nord-est, dove si trova il rifugio Talamini. Si prende invece la rotabile che sale verso nord lungo il fianco orientale del Col de La Vìza (sbarra e divieto di accesso con automezzi) con moderata pendenza. Giunti a quota 1693 m, essa piega decisamente a ovest, assume segnavia 493 e porta in breve a una sella prativa a settentrione del Col de La Vìza, dove si trova una bella baita recentemente ristrutturata.

Si continua ora con modestissima pendenza in direzione ovest, costeggiando le pendici prative del monte Penna, fino a un promontorio a quota 1799 m, dove la strada piega a nord e appare improvviso il Pelmo, in una inquadratura che ben giustifica l'immagine di enorme trono che gli viene attribuita. Presso il promontorio confluisce da sud il sentiero 471 (CM) che sale direttamente, ma più faticosamente, da Zoppè. Assumendo la numerazione di quest'ultimo , la strada si addentra a settentrione su terreno un pò dissestato. Il tracciato diventa ora un sentiero su terreno di frana in molti punti melmoso e poi riprende in buone condizioni fino a raggiungere la testata della valle del Rutorto, da dove in pochi minuti si arriva a un'ampia zona d'alto pascolo umida e argillosa (I Campi di Rutorto), dove in estate pascolano vacche e cavalli. Qui si è letteralmente sovrastati dall'imponente struttura del Pelmo, che offre a est il suo versante più arrendevole, sul quale si può individuare la sottile linea della Cengia di Ball, che dalle ghiaie sottostanti la Spalla Est intaglia la basale consentendo l'accesso alla soglia del vallone orientale. A nord, su di un minuscolo colle, è ben visibile il rifugio Venezia, che si raggiunge in un paio di minuti (1946 m; ore 2 da Zoppè). Dal rifugio Venezia si sale a nord-ovest lungo il ben marcato sentiero 480, prima su terreno coperto da mughi e poi sul ghiaione, avvicinandosi al piede dell'altissima Spalla Est. Prima di raggiungerla si trova un bivio: sulla destra, verso nord, continua il sentiero 480 (sentiero Flaibani) che porta a Forcella di Val d'Arcia; si prende invece a sinistra (nord) un sentierino meno marcato, ma ben evidente, che punta direttamente alla base delle rocce, raggiungendole in corrispondenza di una paretina inclinata di roccia chiara (2100 m; ore 0.20 dal rifugio).

Con opportuni andirivieni, segnalati da vecchi bolli rossi, si supera senza difficoltà la breve parete e si raggiunge così la bancata con la quale ha inizio la cengia di Ball. Si percorre la cengia, che porta a sud in lieve ascesa lungo cornici roccioso-ghiaiose e tracce di sentiero (diversi ometti segnano il percorso che peraltro è assolutamete univoco), oltrepassando le rientranze formate da tre successivi canalini dove, nei tratti meno facili, si trovano infissi chiodi per eventuali manovre di assicurazione. Nel fondo dell'ultimo canale si trova quello che.viene considerato il passaggio chiave della cengia, il Passo del Gatto, dove una sporgenza della roccia costringe a procedere carponi oppure a superarla all'esterno con un passaggio d'arrampicata, facile ma esposto. Oltre questo tratto la cengia diviene più agibile, un vero e proprio sentierino, anche se piuttosto aereo, e porta infine a sbucare sul bordo inferiore dell'enorme vallone detritico compreso fra le due spalle del monte. Da questo punto in avanti il carattere della salita cambia radicalmente: la traccia risale infatti lungamente e con numerosi zig zag, le ghiaie. A quota 2700 m circa ci si trova sotto una fascia di salti rocciosi che collega la Spalla Sud alla Spalla Est e sembra ostacolare il proseguimento. Seguendo le tracce e gli ometti, si superano invece i gradoni con opportuni andirivieni che permettono di evitare le difficoltà maggiori e si raggiunge così il circo superiore (il Vant), non visibile dal basso.

Si risale diagonalmente il vant verso ovest fra placche crepacciate, massi, ghiaie e macchie di neve fino a raggiungere l'arcuato ciglione occidentale del monte, che unisce la sommità alla Spalla Sud. Da questo vertiginoso terrazzo, a quota 3000 m circa, si può apprezzare la vista di Civetta e Moiazza che chiudono lo sfondo a sudovest e quella del pianoro sommitale del Pelmetto, quasi in quota e vicinissimo, separato dal Pelmo dallo stretto intaglio della Fisura. Bisogna ora piegare a nord/nord-est e superare la cresta sommitale, inizialmente sottocresta (a est), più in alto quasi sul filo e, per brevissimo tratto (con impressionante colpo d'occhio sulla parete nord), sul filo stesso. Le tracce e gli ometti tolgono comunque ogni dubbio sul percorso e portano infine alla sommità (3159 m; ore 6), da dove la vista spazia tutt'intorno su un immenso panorama.

La discesa si compie a ritroso lungo il percorso di andata dalla cima del Pelmo al rifugio Venezia; da qui si segue la strada fino a Col del Piàn e infine si giunge a Zoppè (1554 m; ore 3-4).

Accesso: La Valzoldana si raggiunge facilmente dalla A27. Dalla fine dell’autostrada si procede verso Cortina, svoltando poi a sinistra al paese di Longarone. Si risale quindi la valle lungo la statale 251, sino ad un bivio prima dell’abitato di Forno di Zoldo. Qui verso destra si sale a Zoppè di Cadore. Dalla fine del Paese, bivio per la frazione Saguì, si prende a destra la stretta rotabile parzialmente a fondo naturale che porta all’altopiano di pascolo di Col del Pian 1554 m, posto sopra il paese. Qui si lascia l’auto.

Dislivello: circa 1600 m da Zoppè di Cadore, 1200 dal Rifugio Venezia.

Tempi: il percorso richiede circa 6 ore in salita, 3/4 in discesa.

Difficoltà: difficoltà escursionistico-alpinistiche con tratti esposti non attrezzati lungo la cengia e la cresta terminale.

Periodo consigliato: da Luglio ad Ottobre, evitare le giornate più calde.

Carte: Tabacco foglio 025 ( scala 1:25.000) "Dolomiti di Zoldo, Cadorine e Agordine".

Bibliografia: P. Lazzarin e P. Bonetti, "Escursioni - Val di Zoldo", Cierre Edizioni 1997; G. Angelini e P. Sommavilla, "Pelmo e Dolomiti di Zoldo", CAI-TCI 1983.

salita al Pelmo, Dolomiti.
Durante la salita lungo la cengia di Ball, e la vista dalla cima con l'ombra della parete sui prati del rif. Fiume (foto Tremolada)
Vista dalla Cima del Pelmo
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