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 Himalaya, Nepal, Valle del Rolwaling, trekking

Un po' di storia

    La storia delle esplorazioni nella zona, iniziata nel ’51, ha un seguito negli anni successivi sull’onda delle spedizioni inglesi all’Everest e al Cho Oyu. Nel ’52 Shipton, insieme con Alf Gregory e Charles Evans, salito al Tesi Lapcha da Thame fa un tentativo al Parchamo. Pensò fosse più sportivo affrontarlo senza ramponi e così avrebbe potuto essere ma un tratto più ripido lo costrinse a desistere… Non si fermò per questo, continuò l’esplorazione inoltrandosi nel ghiacciaio Drolam Bau che si spinge a nord verso il confine tibetano dove si consolò con una prima ascensione ad una bella cima alla testata della valle. La più intensiva delle spedizioni dell’epoca fu però la "Merseyside Himalyan Expedition" diretta da Alf Gregory nel ’55. Ben diciannove, cime tra cui anche il Parchamo, entrarono nel loro carniere.


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    Tramonto sul Chobutse da Na Gaon

Un po’ di geografia

    Il Rolwaling Himal è la catena di montagne racchiusa tra il Dudh Kosi (il fiume del Khumbu) a est e il Bhote Kosi che scende dal Tibet a ovest. Pur non essendoci 8000 la regione comprende il Menlungtse (7181 m) e il Gauri Shankar (7134 m) più una vasta scelta di belle cime di 6000 m.

    La valle, affluente del Bhote Kosi, ha uno sviluppo ovest/est, a Nord confina con il Tibet ed è dominata dalla mole del Gauri Shankar mentre il Menlungtse è un po’ più arretrato e per vederlo bisogna salire fino al Menlung La (5510 m) sopra a Beding. Ad est è chiusa dalla massa del Bigphera Go (6700 m) e del Tengi Ragi Tau (6900 m) ai piedi dei quali si sviluppa il ghiacciaio Drolam Bau. Caratteristico della alta valle è lo Tsho Rolpa, lago a 4500m le cui acque sono trattenute da un esile diga naturale di origine morenica. In questa zona confluiscono il vallone che da sud scende dallo Yalung La (5300 m) e che dà accesso al Ramdung e da nord il ghiacciaio Ripimo dominato dalla belle linee del Chobutse (6690 m). Entrambe forniscono spunti per interessanti deviazioni dal percorso di fondo valle, belle per i panorami che offrono e utili per l’acclimatazione.

    Tra il Tengi Ragi Tau ed il Parchamo si apre, sul lato orientale del Drolam Bau il Tesi Lapcha (5700 m), passo che mette in comunicazione con Thame e le valli del Khumbu. Passo tenuto in rispettosa considerazione da tutti i trekker ma che i locali attraversano abitualmente in scarpe da ginnastica.

    La valle è abitata da una sparuta comunità sherpa che ha il suo centro a Beding (3690m). Contrariamente ai vicini del Khumbu gli sherpa del Rolwaling hanno fama di essere ostici e di aver creato non pochi problemi in passato ai gruppi di passaggio. In realtà ogni buona agenzia nepalese di trekking è in grado di fornire al gruppo un "sirdar" (guida sherpa) in grado di trattare agevolmente con i locali.


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    monaci buddisti

I Trekking Peaks

    Il Rolwaling fornisce l’accesso a due dei diciotto trekking peaks che il governo nepalese autorizza con poca spesa e poche formalità, il Ramdung (5925 m) e il Parchamo (6.187 m).

    Il primo fa parte di un gruppo di cime intorno allo Yalung La (5310 m), passo a sud di Na (vedi descrizione itinerario) e, nonostante sia una cima relativamente bassa e semplice offre un eccezionale panorama che va dal Langtang all’Everest ed è un eccezionale balcone sul Gauri Shankar ed il Menlungtse. Partendo da Na bisogna prevedere un paio di campi.

    Il Parchamo (6273 m), senza nome sulla carta Scheneider, è una ascensione quasi obbligatoria per chi attraversa il Tesi Lapcha. Soli 500 metri di dislivello, un semplice crestone di neve con un paio di risalti un po’ più ripidi ed una affilata crestina negli ultimi venti metri non rappresentano un seria difficoltà per chiunque sia arrivato fino al passo in condizioni fisiche decenti. Tecnicamente è paragonabile al Castore (Monte Rosa) salito da Ovest. Il percorso è di una ovvietà tale che non c’è bisogno di descriverlo. Un unico avvertimento derivante da esperienza personale: occorre fare attenzione alla visibilità e all’orientamento nella sua parte bassa là dove la cresta muore (o nasce) sugli ampi pendii del passo, soprattutto in discesa, se non si trova il passo si può finire sopra ad antipatiche seraccate.


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    Everest e Lhotse

Consigli pratici

    Anche se gode fama di essere il più difficile dei trekking classici nepalesi, sia il ghiacciaio che il passo non presentano difficoltà tali che non siano affrontabili da qualunque collaudato escursionista alpino. Quello che lo rende complessivamente impegnativo è l’isolamento, la difficoltà di avere soccorsi e, oltre il lago Tsho Rolpa, la difficoltà di ritirata in caso di maltempo continuato e di abbondanti nevicate.

    La sequenza delle tappe qui descritta è quella che abbiamo fatto noi prendendocela con calma e curando l’acclimatazione. Andando di fretta e rischiando un po’ si possono tagliare un paio di giorni, cosa che però sconsiglio. E’ indispensabile, soprattuto dopo Beding non forzare e conservare al massimo le energie e la forma fisica. Un qualunque malanno potrebbe portare a una situazione di difficile gestione. In più è bene farsi un programma che preveda uno o due giorni di riserva. Oltre tutto è una zona che merita essere attraversata con calma.

    Obbligatorio affidarsi a una agenzia locale e, mio consiglio personale, di qualità e con una lunga esperienza alle spalle. Avere qualche grana nel Khumbu o all’Annapurna rappresenta poco più di una scocciatura. Avere una agenzia non in grado di dare un consistente supporto nel Rolwaling può rivelarsi una cosa seria.

    Per quanto riguarda il periodo, suggerisco di andare a inizio stagione autunnale, primi di ottobre, magari si prende un po’ d’acqua nella parte iniziale, ma le temperature sono ancora ragionevoli e soprattutto a Kathmandu non è ancora scoppiata la confusione turistica. In ogni caso suggerirei di non terminarlo dopo la metà di novembre. Le temperature precipitano.

    Materiale alpinistico ne serve veramente poco. Una mezza corda da 50 m ogni 3-4 persone, picozza, ramponi, scarponi (anche in pelle), un paio di viti da ghiaccio e un paio di picchetti da neve (in Nepal si chiamano snow-bar).
    Una scorta di prelibatezze da casa consolerà della totale mancanza di "sfizi" locali
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