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Intervista a Marcello Cominetti

di Vinicio Stefanello

Ma cosa hai letto per farti venire in mente un'idea così e quali collegheresti alla tua traversata?

    Grazie al fatto di conoscere lo spagnolo molti anni fa ho letto Francisco Coloane. Oggi Coloane è tradotto in italiano e riscuote grandi consensi, libri come Terra del Fuoco, Capo Horn ed altri sono in testa alle classifiche dei classici dell’ avventura. Ma la lettura che più di ogni altra mi aveva appassionato è stata la vita di Pasquale Rispoli, un corallaro napoletano finito a Punta Arenas agli inzi del secoloa per fare il cacciatore di foche e poi trasformatosi in una figura leggendaria di pirata.

    Laggiù il Rispoli è considerato un eroe nazionale ed il fatto che fosse napoletano me lo ha fatto subito divenire simpatico. Sto anche traducendo in italiano il libro che narra della sua "leggenda"… poi cercherò un editore disposto ad un rischio calcolato! C’ erano anche i testi scientifici di Juan Augusto Grosse, Reichert, De Agostini (nella vecchia edizione integrale argentina) ed altri. Poi i racconti degli amici locali, le mie conoscenze dirette del posto, che bazzico da molto, e qualche rivista cilena di avventura.

Dopo essere stato folgorato sulla via di Damasco quanto ci hai messo per concretizzare l'idea... e per preparla?

    La folgorazione in effetti c’è stata davvero, mentre bevevo birre in un bar di portuali a Puerto Natales. Il tramonto sul Seno Ultima Esperanza, il Cerro Balmaceda sullo sfondo ed i racconti sugli indios Kawehskar del mio amico messicano (che però vive lì) Sergio, hanno la colpa più grande. Si poteva fare! Il mare, lo Hielo Continental, le Ande, i laghi ed i fiumi dei miei sogni: tutti insieme per un viaggio senza tempo ne collegamenti. Infatti non ci porteremo nè orologio (non lo uso neppure qui) ne radio o cose simili, che tra l’ altro pesano.

Si parla sempre di più e si è sempre più attratti dalle grandi traversate, dai viaggi-avventura... una specie di richiamo della foresta o cosa?

    Rispondendoti potrei solo essere banale: il logorio della vita moderna (di "arigliana" memoria), le banalità di tutti i giorni, la voglia di fuga… ma io per me, che sto benissimo anche qui, vedo solo una raggiunta maturità. Per professione sono ogni giorno appeso su una parete verticale o su un pendio di neve con gli sci e quando ho un momento libero vado a scalare con gli amici, quindi una traversata sostanzialmente in orizzontale (anche se non lo è del tutto) mi attira di più che la solita salita in verticale.

    Certo che ci abbiamo infilato, solo come intenzione ( e come potrebbe essere diversamente?), la salita del Cerro Torre per la via Ferrari che ti dirò che è un vecchio sogno di Lorenzo e mio, e questa tanto orizzontale non è, ma che vuoi fare(!?) L’ idea bella è quella di fare tanta strada. Quando arrampichi fai tanta fatica e poca strada, è arrivato il momento di allungare i nostri orizzonti.
    Una cosa certa è che non è per moda che ci lanciamo in una traversata, ma per voglia e basta!

Sapresti ricostruire lungo il percorso che vi proponete di fare degli 'impossibili incontri' con gli esploratori che per primi si sono avventurati in quei territori? e quelli possibili con gli animali che ancora li abitano...

    La traversata dello Hielo Continental come la vorremmo fare noi è cosa nuova ma una spedizione argentina nel ’51 l’ aveva effettuata in senso opposto giungendo a vedere dall’ alto il braccio di mare dal quale noi intendiamo entrare nello Hielo e poi ritornando indietro al Paso Marconi. Dal mare al Paso Trinidad, il punto raggiunto dagli argentini, ammesso che ci convenga salire attraverso di esso, ci sono ca. 1000 metri di dislivello su pendii di ghiacciaio, rocciosi e boscosi che nessuno ha mai percorso. Non sarà gran cosa, ma con 150 kg. di attrezzatura ci faremo un bel mazzo di sicuro ed il fatto di essere i primi non ci esalta affatto ma semmai ci incuriosisce, tutto qui.

    A parte gli esploratori di una volta, davanti a cui mi levo sempre tanto di cappello, un pensiero affettuoso ad un esploratore dei nostri tempi lo devo a Paolo Cavagnetto che lo Hielo Continental lo aveva traversato tutto da Nord a Sud e che così facendo aveva fatto un impresa sicuramente più importante di quella che intendiamo realizzare noi.
    Gli unici animali marini che non vorrei incontrare da vicino sono le orche: la nostra canoa è pneumatica! Mi auguro invece di vedere volare le otarde sullo Hielo perché annunciano il buon tempo. A terra spero finalmente di vedere un puma, altrimenti smetto di credere che viva laggiù!


Navigazione al largo delle coste cilene



"
La folgorazione in effetti c’è stata davvero, mentre bevevo birre in un bar di portuali a Puerto Natales. Il tramonto sul Seno Ultima Esperanza, il Cerro Balmaceda sullo sfondo ed i racconti sugli indios Kawehskar del mio amico messicano (che però vive lì) Sergio, hanno la colpa più grande. Si poteva fare!

Il mare, lo Hielo Continental, le Ande, i laghi ed i fiumi dei miei sogni: tutti insieme per un viaggio senza tempo ne collegamenti. Infatti non ci porteremo nè orologio (non lo uso neppure qui) ne radio o cose simili, che tra l’ altro pesano."





Puerto-Eden



"La traversata dello Hielo Continental come la vorremmo fare noi è cosa nuova ma una spedizione argentina nel ’51 l’ aveva effettuata in senso opposto giungendo a vedere dall’ alto il braccio di mare dal quale noi intendiamo entrare nello Hielo e poi ritornando indietro al Paso Marconi.

Dal mare al Paso Trinidad - il punto raggiunto dagli argentini - ammesso che ci convenga salire attraverso di esso, ci sono ca. 1000 metri di dislivello su pendii di ghiacciaio, rocciosi e boscosi che nessuno ha mai percorso. Non sarà gran cosa, ma con 150 kg. di attrezzatura ci faremo un bel mazzo di sicuro ed il fatto di essere i primi non ci esalta affatto ma semmai ci incuriosisce, tutto qui."




Hielo Continental


Il vostro prossimo viaggio diviso in ipotetiche tappe...

    Una nave cargo ci depositerà a Puerto Edèn, da dove in canoa navigheremo per circumnavigare la penisola Exmouth raggiungendo il fronte del Ghiacciaio Pio XI. Abbiamo preventivato ca. una settimana di remate perché le maree provocano delle forti correnti che quando sono contrarie al nostro senso di marcia diventano impossibili da risalire. In qualche giorno di viaggi su e giù per morene e ghiacciaio dovremo raggiungere l’ altipiano da dove potremo tirare il nostro bagaglio con una slitta che ci siamo costruiti e che è molto leggera.

    Attraversare fino alla base del Cerro Torre dovrebbe richiedere un max. di 15 giorni, considerando che si può procedere anche col tempo brutto (già provato). Al Torre dedicheremo al max una settimana, so che è azzardato per le particolari condizioni meteo, ma di più non ne abbiamo voglia, se è bello si va altrimenti no. Valicato il Paso Marconi dovremo fare anche qualche tratto a piedi perché non tutti i fiumi sono navigabili con la nostra "barca". Contiamo di raggiungere l’ Atlantico in ca. 20 gg., forse ne bastano meno ma non abbiamo nessuna fretta.

I problemi tecnici della vostra avventura: quali sono e come intendente risolverli...

    I reali problemi che vi saranno li conosceremo quando si presenteranno davvero. E’ logico che ci prepariamo per non averne affatto, ma di certo al 100% non c’ è nulla… o meglio, si dice, vi sia solo la morte!

Che incognite presenta la faccenda, immagino non siano proprio pochissime...

    Personalmente mi impensieriscono le raffiche di vento e le conseguenti onde d’ acqua sul lago Viedma. L’ anno scorso navigandoci con un gommone di 12 metri con due fuoribordo da 180 cv di un amico, abbiamo beccato una tempesta che io credevo che il vento ci facesse volare via con canotto e tutto. La nostra canoa pesa 22 kg. ed è lunga 4 metri!
    Per il resto, il fatto di avere delle incognite, seppure in parte calcolate, rappresenta un aspetto decisamente affascinante. Non viviamo forse in un mondo dove si può anche morire di certezze?

Come vi state preparando... (ma vi state preparando?)

    Fisicamente ci muoviamo abbastanza a causa del nostro lavoro per fortuna, per l’ aspetto canoistico, quando possiamo ci lanciamo giù per qualche fiume dalle nostre parti.

I problemi ecologici toccano quelle terre che vi preparate ad affrontare?

    La nostra traversata non implica nessun problema di questo tipo ma semmai politico. Cile e Argentina si accapigliano da anni su quale sia il confine che li divide lungo lo Hielo Continental. Idealmente ci piacerebbe trasmettere con la nostra traversata un messaggio di pace e di convivenza pacifica, ma so che servirebbe a poco e quindi la nostra "gita" non porterà nessuna bandiera e nessun messaggio particolare.

Qualche consiglio/dritta per chi volesse conoscere e recarsi, naturalmente solo ai margini e molto più sicuramente, in Patagonia... (una cosa da fare e una assolutamente da non fare)

    La Patagonia è grande e ridurre in due parole dei consigli su come visitarla non è cosa facile. Se siete sportivi non fate programmi, non seguite gli itinerari proposti dalle guide turistiche, mettetevi lo zaino sulle spalle e puntate a Sud! A Capo Horn siete arrivati. Altrimenti affidatevi a chi organizza viaggi da quelle parti, non tutti propongono pacchetti per turisti "intruppati", ci sono delle proposte originali, basta cercare.


Fronte del Glaciar Pio XI


"I reali problemi che vi saranno li conosceremo quando si presenteranno davvero. E’ logico che ci prepariamo per non averne affatto, ma di certo al 100% non c’ è nulla… o meglio, si dice, vi sia solo la morte!"




Sullo Hielo Continental


"Personalmente mi impensieriscono le raffiche di vento e le conseguenti onde d’ acqua sul lago Viedma. L’ anno scorso navigandoci con un gommone di 12 metri con due fuoribordo da 180 cv di un amico, abbiamo beccato una tempesta che io credevo che il vento ci facesse volare via con canotto e tutto. La nostra canoa pesa 22 kg. ed è lunga 4 metri!

Per il resto, il fatto di avere delle incognite, seppure in parte calcolate, rappresenta un aspetto decisamente affascinante. Non viviamo forse in un mondo dove si può anche morire di certezze?"

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