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Patagonia by water
introduzione
scheda
intervista
mappa                      
ghiacciaio Patagonia

Perché questa traversata?

testi e foto di Marcello Cominetti

Siamo abituati a pensare alla Patagonia come una regione montuosa e null’altro. In realtà le montagne, seppure incredibilmente belle, occupano una porzione minima se raffrontate alle pianure, le pampas che tanto avevano impressionato Darwin che le giudicò sterili, monotone ma inspiegabilmente attraenti, solcate da fiumi ruggenti ed abitate da laghi pedemontani sconfinati e da ogni tipo di animale.

E che dire delle coste? Del mare che Coloane ci ha raccontato tra tempeste ed umanità tese l’un l’altra ad annullarsi e, contemporaneamente, ad esaltarsi nella splendida avventura della vita? Ed i ghiacciai? Racchiusi tra un castello fortificato che si chiama Ande Patagoniche Australi ed un labirinto di fiordi scavati da un vento implacabile, odioso ma caratterizzante quei posti come null'altro, che quando non soffia hai paura che succeda qualcosa d'improvviso che ti fa restare guardingo e teso e che quando soffia fa di te e delle tue cose ciò che vuole come un gatto col topo, o forse peggio.

Mare, montagne ricoperte di ghiacci, acque dolci e di nuovo il mare, in un abbraccio passionale di chi ama quei posti, sono la nostra spinta ideale. Fondere tutti questi elementi in una cosa sola è la nostra spedizione, che si chiama "Patagonia by water" cioè attraverso l’acqua, perché è l’acqua a dominare ed a ricoprire tutto, anche quando si presenta sotto forma di ghiaccio.

Quando pensai a questa traversata per la prima volta la immaginai in solitaria, da vero egoista, per non condividerla con nessuno! Quando conobbi meglio Lorenzo Nadali pensai subito che si poteva condividere e gliela raccontai, avidamente, mentre navigavamo sulla Puerto Edèn, una nave mercantile cilena che serve ad annullare il fatto che il Cile, tra Puerto Montt e Puerto Natales (1900 km!), non ha strade nè paesi, ma solo ghiacci, vento ed acqua.

Per un errore di prenotazioni finimmo nella "suite armadores": una cabina enorme con gli oblò che guardavano la prua della nave appena sotto il ponte di comando, da cui guardammo per quattro giorni il mare raccontandoci di noi. Fu sufficiente ed anche comodo perché avevamo davanti ai nostri nasi quello che avevamo sempre sognato: mare e montagne, senza nessuno.





Io al mare ci sono nato e ci sono vissuto dentro, nel senso che passavo molto tempo nell’ acqua, durante tutta la mia infanzia ed anche dopo. Poi mi misi a fare l’alpinista e la guida alpina, cose che faccio tutt’ora e che mi danno persino da vivere, ma il mare non l’ho mai dimenticato. E’ grande e forte almeno quanto le montagne ed è anche uguale alle montagne, nel senso che insieme costituiscono la natura ed io penso che la natura è una cosa sola e giusta e quindi ne apprezzo ogni differente aspetto, punto!

Sono stato qualche giorno a Puerto Edèn sull’Isola Wellington, dove vivono gli ultimi dieci Kaweshkar, gli idios ribattezzati dai "conquistadores": alacalufes. Loro vivevano nei fiordi cileni e si spostavano con canoe leggere fatte di pelli di foca e fini assicelle di legno. Queste rustiche imbarcazioni sono considerate dagli studiosi come elevatissimi esempi di applicazione di tecnica di costruzione navale e costituiscono l’imbarcazione semplice più progredita dell’intera civiltà americana.

Questo è un motivo sufficientemente valido a spingerci da quelle parti utilizzando una canoa peraltro moderna e funzionale, una sorta di rispetto per quelle persone purtroppo in via d’estinzione. Avremmo potuto certamente usare un gommone a motore, ma sarebbe stata sicuramente un'altra cosa… anche più pesante visto che tutto dovrà viaggiare sulle nostre schiene!

Il resto, ovvero la traversata dello Hielo Continental e l’eventuale scalata del Cerro Torre, sono questioni alpinistiche: nulla di eccezionale in un certo senso, perché è un po’ quello che facciamo ogni giorno come guide di montagna, anche se ovviamente non lo facciamo spesso da quelle parti. L'assieme costituisce una cosa estremamente attraente ed armoniosa se si pensa all’acqua come fluido in movimento… speriamo solo di non cascarci dentro!





(In alto il fronte glaciale si schianta ed è inghiottito dal mare. Sotto il Rio la Leona)

Patagonia by Water è la grande traversata della Patagonia da oceano a oceano che Marcello Cominetti e Lorenzo Nadali tenteranno di effettuare il prossimo dicembre 2000, in completa autonomia e senza alcun mezzo di comunicazione col resto del mondo.

I due si serviranno di una speciale canoa gonfiabile con cui attraverseranno i tratti marini ed i fiumi e che per il resto del percorso sarà trasportata a spalla.



(Prove con la canoa sul Boite)


"Mare, montagne ricoperte di ghiacci, acque dolci e di nuovo il mare, in un abbraccio passionale di chi ama quei posti, sono la nostra spinta ideale. Fondere tutti questi elementi in una cosa sola è la nostra spedizione, che si chiama "Patagonia by water" cioè attraverso l’acqua, perché è l’acqua a dominare ed a ricoprire tutto, anche quando si presenta sottoforma di ghiaccio."


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"Quando pensai a questa traversata per la prima volta la immaginai in solitaria, da vero egoista, per non condividerla con nessuno! Quando conobbi meglio Lorenzo Nadali pensai subito che si poteva condividere e gliela raccontai, avidamente, mentre navigavamo sulla Puerto Edèn, una nave mercantile cilena che serve ad annullare il fatto che il Cile, tra Puerto Montt e Puerto Natales (1900 km!), non ha strade nè paesi, ma solo ghiacci, vento ed acqua."




(Il Lago Viedma con sullo sfondo il Fitz Roy)

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