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Himalaya, S. Mondinelli


Spedizioni commerciali... cosa ne pensi?
"Ho avuto a che fare con due spedizioni di questo tipo e mi sono trovato bene. Sono state tra le poche che ho incontrato sempre disponibili ad organizzare i soccorsi per tutti. E poi tutti sfruttano la loro attrezzatura delle vie, perché se c'è una spedizione commerciale sei sicuro che al mattino - anche se c'è un metro di neve - vanno avanti i loro sherpa… Anche se certi volte queste spedizioni fanno un po' impressione: non gli manca niente e il campo base sembra una centrale nucleare. Poi, come sempre, è sbagliato generalizzare. Al Cho Oyu, per esempio, una spedizione commerciale ci ha rifiutato uno yak per trasportare uno dei nostri che stava male. Dipende sempre dall'onestà delle persone, al di là delle etichette..."

C'è un problema 'onestà' sugli 8000?
"Anche in Hilamaya ci sono i furbi, i 'sanguisuga', quelli che sfruttano le corde degli altri. Quelli che parlano male delle spedizioni commerciali e poi usano la roba delle spedizioni commerciali. Parlano male delle corde fisse e poi le usano, e rubano nelle tende. Rubano le bombole di ossigeno. Nel '99 ho visto un alpinista russo che correva dietro con il coltello ad un altro russo al Colle Nord dell'Everest. Anche gli alpinisti sono degli uomini e in quei posti lì, a volte, prevale più l'animale che l'uomo."

C'è la fatica, il freddo...
"Per quanto mi riguarda ci sono giorni in cui ho le gambe dure e mi sembra di non farcela a continuare. Poi, quando riesco a dormire e le gambe cominciano a girare, anche la fatica dell'ultimo giorno, quella della vetta, non la sento più. O meglio non è più una fatica 'bestiale'... Soffro di più invece per il freddo. Secondo me la fatica è simile a quella che una volta sopportavano gli operai in fabbrica o i contadini in campagna. Mentre il freddo puoi sopportarlo fino ad un certo punto. Quest'anno in cima all'Everest c'erano 42° gradi sotto zero, stavo bene ma con temperature del genere il pericolo di congelamenti preoccupa..."

Raccontaci dell'Everest
"All'Everest, quest'anno, siamo stati fortunati. Abbiamo trovato condizioni perfette. Per due anni, invece, mi era andata male per il brutto tempo. Nel 2000 in una notte ero stato 3 volte sopra gli 8500m, senza raggiungere la cima. Una prima volta sono andato a 8500m, poi avevo freddo ai piedi e sono tornato all'ultimo campo a 8200m. Dopo aver dormito un po', sono nuovamente salito fino a 8600m, ma il brutto tempo mi ha costretto a ridiscendere ancora a 8300m. Infine sono risalito a 8500m per soccorrere un'alpinista spagnola con congelamenti alle mani e, trascinandola, sono sceso con lei al campo base. Vuol dire che fisicamente c'ero."

Quanto costa rinunciare alla cima?
"Quando, come sull'Everest, è il brutto tempo che ti costringe a tornare indietro, non costa moltissimo. Ho sofferto di più sul 3° Kangchenjunga dove abbiamo rinunciato perché eravamo sfiniti: pesa dare tutto e nonostante questo rimanere senza cima. Ma poi, ripensandoci, quando ti senti a posto con la tua coscienza stai bene lo stesso. Come dicevo la cosa più importante è sentirsi a posto con sé stessi e con gli altri."

Poi, qualche volta, c'è anche la grande soddisfazione della vetta, cosa si vede dal tetto del mondo?
"Sulla cima dell'Everet fa effetto il Makalu. E poi il Lhotse: ce l'hai proprio lì e sembra piccolino pur essendo alto 8500m. Invece quello che non mi ricordo di aver visto bene è il Tibet. Mi ricordo la valle ma non il Cho Oyu e lo Shisa Pangma. Poi fa effetto salire di notte. Quando siamo partiti dal Colle Sud (era con Mario Merelli ndr) si vedevano le luci delle frontali degli alpinisti sul Lhotse e a valle quelle di Namche Bazar… sembrava di arrampicare sulle Alpi. Mi è capitato anche sull'Ama Dablam l'anno scorso: l'ho salito, da solo, in una notte, e vedevo giù le luci di Periche, sembrava proprio di essere sulle montagne di casa. E' inebriante, ti dà forza."

Una grande ed incomparabile natura
"Bellissima. Anche se per lasciarla integra non dovremmo più andare in Himalaya e non dovrebbero esserci andati quelli prima di noi. Fortunatamente in questi ultimi anni stiamo cominciando a vedere i danni che abbiamo fatto in passato. Adesso la testa degli alpinisti è cambiata, e anche noi stiamo facendo qualche cosa per l'Himalaya. Adesso, ad esempio, quasi tutta l'immondizia si porta via."

Qual è la situazione 'pulizia' all'Everest?
"Il campo base ora è pulito, grazie alle iniziative promosse da vari sponsor. Invece fanno ancora impressione i campi alti. Il campo 3, con tutte quelle tende distrutte, sembra un villaggio fantasma, ti fa venir la pelle d'oca. Al Colle Sud hanno portato via tante bombole, l'anno scorso davano 10 dollari al chilo a chi le portava giù, però è ancora sporco..."

Com'è dormire al Colle Sud, l'ultimo campo prima della vetta dell'Everest?
"Una cosa particolare, ed impressionante, sono i tubi delle tende abbandonate che, di notte, con il vento, 'suonano'. E' incredibile: tramonta il sole e comincia il concerto del vento che passa dentro ai tubi. Ma quello che fa più impressione sono i morti, quest'anno ce n'era uno a 4 metri dalla nostra tenda. Quando siamo arrivati volevamo dargli sepoltura sotto i sassi, poi però abbiamo rimandato a quando saremmo scesi dalla vetta… Non l'abbiamo più fatto: quando torni giù non sai più neanche chi sei, sei talmente stanco che anche fare un the è già un lavoro."

Nonostante tutto, gli 8000, l'Himalaya, rimangono il sogno di molti...
"Tanti giovani sognano di andare sugli 8000 ma non hanno i soldi per farlo. Adesso per fare un 8000 tra viaggio e costi, senza contare il materiale ed i permessi, ci vogliono dai 10 ai 15 milioni e con questi soldi sulle Alpi fai una bella attività. Senza sponsor secondo me non si può più andare in Himalaya. E trovare uno sponsor non è facile, perché quando non ti conosce nessuno andare a chiedere soldi è dura, è già dura quando sei conosciuto..."

Un sogno di Mondinelli
"Alle volte dico che se riesco a comprarmi una fattoria non vado più in Himalaya. Allora mia moglie mi risponde: "Ma quante mucche vuoi comprare per quella fattoria!". Davvero mi piacerebbe avere una fattoria e far lavorare delle persone emarginate dalla società… Non so se riuscirò a realizzarlo. Un altro mio sogno è riuscire ad impegnarmi per la gente dell'Himalaya continuando con la ONLUS per la raccolta di fondi in aiuto a quelle popolazioni. Vogliamo costruire, come abbiamo già fatto a Namche Bazar, scuole e anche ospedali. Sarebbe il premio più bello!"


portfolio

Intervista 1^ parte
Intervista 2^ parte
portfolio
intervista: Vinicio Stefanello
Foto: Silvio Mondinelli
Himalaya, S. Mondinelli
"Anche in Hilamaya ci sono i furbi, i 'sanguisuga', quelli che sfruttano le corde degli altri. Quelli che parlano male delle spedizioni commerciali e poi usano la roba delle spedizioni commerciali. Parlano male delle corde fisse e poi le usano, e rubano nelle tende. Rubano le bombole di ossigeno. Nel '99 ho visto un alpinista russo che correva dietro con il coltello ad un altro russo al Colle Nord dell'Everest. Anche gli alpinisti sono degli uomini e in quei posti lì, a volte, prevale più l'animale che l'uomo."
Himalaya, S. Mondinelli
Silvio "Gnaro" Mondinelli
è guida alpina e finanziere del Soccorso Alpino di Alagna Valsesia

Gli 8000 di Silvio Mondinelli
2001: Everest , Gasherbrum I, Gasherbrum II, Daulaghiri
1997: Cho Oyu
1996: Shisa Pangma ('96)
1993: Manaslu ('93)
1994: Lhotse ('94)
Himalaya, S. Mondinelli
Dall'alto in basso Himalaya
foto S. Mondinelli

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