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![]() di Maurizio "Manolo" Zanolla e Riccardo "Sky" Scarian Riccardo "Sky" Scarian e Maurizio "Manolo" Zanolla in coppia - una grande coppia, ormai assai collaudata - hanno aperto una nuova via sulla parete nord del Campanile Basso di Lastei, nelle Pale di San Martino. "Cani Morti", questo il nome della nuova linea, è una proposta di rilievo sia per le "firme" che porta in calce, sia per la difficoltà proposta: 8b+/c massimo, ma soprattutto un obbligatorio di 8a/8a+. Ecco, è proprio un obbligatorio da far paura, che in Dolomiti, ma anche nelle Alpi, potrebbe non aver confronti o quasi C'è da aggiungere che, attualmente, "Manolo" e "Sky" sono a metà della strada. Manca, infatti, la seconda fase del progetto: "la rotpunkt della via, cioè salire tutti i tiri in libera e in progressione dal primo all'ultimo. A questo punto il progetto può considerarsi concluso". E allora, direte, perché non aspettare a parlarne? Semplice perché c'interessava registrare proprio questa fase in "progress" di una "creazione". Ci interessava sentire cosa passa per la testa, e quali sono le motivazioni dei protagonisti, del progetto. Magari ci farà riflettere, e capire quanto sforzo anche "mentale" c'è nel "fare" le cose. Sì, perché ci piace ribadire che è più facile parlare, e criticare chi "fa" e propone di spingersi in avanti, piuttosto che essere attori in prima persona... Ci piace, insomma, seguire da vicino questa fase della "ricerca", con la speranza che possa essere di sprone a far meglio per tutti, e soprattutto a comprendere le motivazioni di ciascuno. OBBLIGATORIO SUI CAMPANILI di Maurizio "Manolo" Zanolla Magari per qualcuno sarà anche vero che una dozzina di metri di volo non sono poi molti ma per quanto mi riguarda, dopo una certa somma di salti, quellirraggiungibile buco lontano mi sembra lAntartide, e la corda il più fragile dei pack. Nessuna avventura alla Shackleton! I Campanili di Lastei sono immensamente più piccoli dellAntartide, e non cè nessun pericolo di essere imprigionati dai ghiacci, e tanto meno di essere sbranati dalle orche mentre si viaggia alla deriva sulla banchisa in uno dei mari più tempestosi del pianeta. Raggiungere questangolo dolomitico è molto più facile, non bisogna imbarcarsi su nessuna nave, e nemmeno onerosi impegni per pagare il permesso, niente scali aerei, e nemmeno bidoni d'attrezzatura e cibo da far trasportare, niente bombole d'ossigeno... e le valanghe con lo zero termico a 4000m destate non sfiorano nemmeno la fantasia. Possiamo andarci anche con linfluenza e senza vaccinazioni. Se poi cè la velata certezza di portare un trapano, su una piccola parete nord di soli 200m d'ottima pietra, alla modesta quota di 2750m, alpinismo è assolutamente una parola da scordare, non cè nessuno zoccolo di roccia friabile che ostacola il sentiero e in sole tre ore di cammino si è alla base della parete senza nessun pedaggio stradale. Eppure in questangolo dolomitico ho vissuto una delle mie più belle ed intense avventure alpine, e la realtà ha infinitamente superato la fantasia. Nessuna salita slegato, né tanto meno lunghezze barbaramente protette da malsicuri chiodi, nessun momento dincertezza nel ritorno è stata in bilico, se non per la scontata mortalità alla quale siamo quotidianamente legati anche fra le domestiche mura casalinghe. E bastata una piccola guglia vicina a casa per sconvolgermi d'emozioni, e aprirmi, ancora una volta, la porta di una nuova dimensione. Anzi è stato sufficiente molto meno: è bastato allontanarmi qualche metro dallultimo spit e cercare di andare oltre i miei sogni solo sulla punta delle dita. Trovo normale che molta gente non consideri alpinismo luso di spit per le salite alpine, molto meno però che consideri come alpinismo scalate completamente artificiali dove larrampicata ha ben poco di naturale. Del resto molti affrontano vie oltre le proprie possibilità armati di cliff e canne da pesca, e questo mi sembra lo stesso alpinismo delle prime invernali fatte quando d'invernale ci sono solo le date sul calendario. Ho aperto numerose vie oltre il 6-7° grado e arrampico ancora spesso slegato su quelle difficoltà ma mi sembrano molto più delle passeggiate esposte in confronto di certe salite a spit. E strano come si creda di fare alpinismo in una lunga e tranquilla normale himalayana, magari respirando da una bombola dossigeno e tenendosi ben saldi ad una corda fissa, oppure su una semplice via di V° grado, o magari unesposta ferrata e si consideri invece tutto quello dove cè uno spit della semplice arrampicata sportiva. Credo ci sia una grande differenza tra scalare lEverest con o senza ossigeno, così come scalare il XII° grado con o senza mezzi artificiali; evidentemente non sono posti per tutti... a meno che non si voglia dire semplicemente: ci sono stato anchio ![]() Il livello culturale nellarrampicata moderna non riesce nemmeno a distinguere cosa significhi obbligatoriamente salire un tratto in onesta arrampicata libera, e molto più semplicemente, nonostante lelevato livello tecnico e atletico, la maggior parte delle volte, non riesce nemmeno a raggiungere il primo spit. Cè gente che considera ancora Beat Kammerlander un semplice arrampicatore sportivo, ma probabilmente non si è mai trovata a soli tre semplici metri dallultimo spit in apertura, e cercare di proseguire verso lignoto dopo lennesimo volo di 15 metri senza la più pallida idea di usare mezzi artificiali per riuscire. E non mi sembra la stessa cosa salire la medesima lunghezza su una fila di cliff, e cosa peggiore ignora la sua grande attività nel più puro stile tradizionale. Altri invece giudicano una semplice salita sportiva la solitaria di Huber alla Hasse Brandler quando questultima, se salita anche in artificiale ed in cordata, almeno fino a poco tempo fa rientrava fra le più ambite da molti alpinisti. Credo di aver vissuto un alpinismo abbastanza completo, e di essere sopravvissuto fortunatamente alla furia dei ventanni nella sua forma più verticale, dove ogni volta che abbandonavo lultima rara protezione anche il più sperduto dolomitico appoggio mi allontanava molto più dellAntartide dalla vita. Ho assaporato il piacere della scoperta nelle sue infinite varianti, dalle vie più sprotette alle solitarie più difficili e pericolose anche attraverso il fascino del terzo grado, ma nonostante tutto trovo che certi spit siano più alpinistici di migliaia di chiodi tradizionali e che raggiungerli non sia solo una grande avventura sportiva. Mi sono indignato anche solo alla vicina presenza di spit su capolavori alpinistici e per questo credo che gli spit in montagna siano un argomento delicato che, come sempre, si affida al buon senso. Molti considerano ormai banale l8a, ma conosco pochissimi arrampicatori che riescono a superarlo a vista in montagna e a diversi metri dallultima protezione. Questo non vuol dire che gli spit siano concessi solo a pochi eletti, ma trovo che usare spit per aprire difficoltà che si facevano 20 anni or sono con protezioni assolutamente tradizionali, non sia certo un passo avanti. Sono assolutamente certo che si potranno raggiungere dei risultati maggiori anche senza spit in apertura, ma bisognerà accettare il rischio di morire ad ogni eventuale volo (e non credo che questo sia il traguardo più ambito da tutti gli arrampicatori). Salire a vista obbligatori di 7c boulder (8a/b di falesia) senza la possibilità di cadere pena la morte certa credo sia un passo che richiederà comprensibilmente un po di tempo e ci vorrà anche molta fortuna per valicare questa linea di non ritorno. Scalare semplicemente le proprie emozioni, indipendentemente dalle difficoltà, è probabilmente la cosa più libera e bella, ma eticamente diversa. I chiodi non hanno addomesticato lalpinismo di Bonatti e Cassin, e nemmeno con gli spit si compra definitivamente la certezza. In montagna non cè niente di scontato, ed anche a chi non pratica un alpinismo ai propri limiti può succedere di trovarsi improvvisamente al dì là dellinvisibile linea di non ritorno, oltre la quale non potrà che fare affidamento su se stesso. E molto difficile accettare i propri limiti senza nascondersi, gli spit evidenziano ed ingigantiscono le nostre paure, e forse rubano un futuro spazio prezioso ma in fondo, per capire anche gli errori, la cosa più obbligatoria dovrebbe essere quella di provare, non senza prima spogliarci da stupide retoriche. Lavventura è dentro di noi ma non tutti abbiamo il coraggio di affrontarla, è comprensibile... molto meno spacciarla per tale. |
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