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intervista 1 2
scheda
Patagonia by water
Riccardo Cassin

La leggenda narra che quando affrontò le Grandes Jorasses, andò dal guardiano del rifugio, mostrò una cartolina e si fece indicare lo Sperone. E' vero?

E' vero. Non ero mai stato al Monte Bianco, non sapevo dov’era. Ho mostrato al guardiano la cartolina e gli ho chiesto di indicarmi pressapoco dov’era la montagna...

E fu un altro successo.

Non sono mai stato sconfitto, la montagna mi ha sempre aiutato e mi ha sempre beneficiato di quello che volevo fare.

Lei a 78 anni ha ripetuto la sua via sulla nord del Pizzo Badile. Cosa ha significato per lei quel ritorno?

E’ stata un’avventura. L’ho ripetuta due volte in 15 giorni, perché una spedizione svizzera - ndr: di cineasti - mi ha detto: "Perché non ce l’hai detto? Ti avremmo seguito!” ho risposto loro: “Andiamo!”... 10 giorni dopo sono ritornato in parete e ho ripetuto la via un’altra volta.

Lei si è interessato a tutte le pareti nord più famose delle Alpi. Sulla parete Nord dell’Eiger partecipò al salvataggio di Claudio Corti durante la tragica spedizione del 1957 che costò la vita a Stefano Longhi. Come mai non ha mai salito la parete nord dell’Eiger?

Non mi ha mai voluto. Non ho mai trovato condizioni atmosferiche ideali. Io sono un arrampicatore della domenica, ho sempre lavorato durante la settimana e il sabato e la domenica erano gli unici giorni che dedicavo all’alpinismo – salvo evidentemente quando si partiva in spedizione. Purtroppo tutte le volte che sono partito per affrontare la parete Nord dell’Eiger, l’ho sempre trovata in pessime condizioni, non sono mai riuscito a salirla.

Le dispiace?

Beh, insomma, si vede che doveva andare così. Io sono un po’ fatalista... Mi sono sempre detto: “Se non mi vuole... pazienza!”

Dicevamo all’inizio di questa intervista del dolore che le ha provocato l’esclusione dalla spedizione del K2. C’è un’altra montagna che lei avrebbe voluto ma che non è riuscito a salire?

L’alpinista è un egoista, vorrebbe salire tutto. Tuttavia nella vita bisogna sapersi accontentare e non bisogna rimpiangere nulla. A 92 anni io mi accontento di quello che ho fatto nella mia vita.

Come valuta l’evoluzione conosciuta dall’alpinismo nel Novecento?

Come in tutte le cose del mondo c’è un progresso, e l’alpinismo ha avuto il suo. Ed è giusto che sia così.

Si è trattato di una evoluzione giusta, secondo lei?

Giusta o sbagliata è avvenuta così. Non si può andare contro alla natura… bisogna accettare quello che viene.

E qual è invece il messaggio di Riccardo Cassin ai giovani?

Di andare in montagna con prudenza e di rispettarla... assumendo questo atteggiamento la montagna ti ripetterà sempre.

Delle generazioni di alpinisti qual’è quello che l’ha maggiormente impressionata?

Tutti gli alpinisti mi piacciono e li ammiro per quello che hanno fatto.

Non c’è un nome in particolare?

Ognuno nella vita fa quello che si sente di fare. Io li rispetto e rispetto quello che hanno fatto.

Si parla molto negli ultimi anni di una grande commercializzazione, specialmente nell’Himalaya. Cosa ne pensa?.

Non faccio commenti. Ognuno nella vita fa quello che crede.

Loretan diceva che sarebbe bello poter ritornare a salire le pareti delle Alpi come si faceva all’inizio. Qual è secondo lei il futuro dell’alpinismo.

Sono domande balorde alle quali non riesco a dare una risposta...






Nord del Badile a 78 anni

E’ stata un’avventura. L’ho ripetuta due volte in 15 giorni, perché una spedizione svizzera - ndr: di cineasti - mi ha detto: "Perché non ce l’hai detto? Ti avremmo seguito!” ho risposto loro: “Andiamo!”... 10 giorni dopo sono ritornato in parete e ho ripetuto la via un’altra volta.





Riccardo Cassin

Aiguille de Leschaux, parete nord. Via Cassin - Tizzoni del 1939.



L'Eiger

Non mi ha mai voluto. Non ho mai trovato condizioni atmosferiche ideali. Io sono un arrampicatore della domenica, ho sempre lavorato durante la settimana e il sabato e la domenica erano gli unici giorni che dedicavo all’alpinismo – salvo evidentemente quando si partiva in spedizione. Purtroppo tutte le volte che sono partito per affrontare la parete Nord dell’Eiger, l’ho sempre trovata in pessime condizioni, non sono mai riuscito a salirla.




Riccardo Cassin

Spedizione McKinley


L’alpinista è un egoista, vorrebbe salire tutto. Tuttavia nella vita bisogna sapersi accontentare e non bisogna rimpiangere nulla. A 92 anni io mi accontento di quello che ho fatto nella mia vita.

Foto arch. Cassin

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