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Abruzzo verticale
Abruzzo verticale
di Tommaso Sciannella e Andrea Di Donato
SCHEDA LIBRO / info:
  • EDITORE: Verdone Editore
  • PREZZO: 28 euro
  • ANNO: 2011
  • LINGUA: Italiano Inglese
  • TIPOLOGIA: Guide
  • ATTIVITÀ: Arrampicata

Abruzzo verticale

1400 vie sparse in 40 siti tra le province di Teramo, Pescara, Chieti e l’Aquila

1400 vie sparse in 40 siti tra le province di Teramo, Pescara, Chieti e l’Aquila.

RECENSIONE a cura di Stefano Ardito

Abruzzo, terra di grandi montagne e non solo. La “regione verde” nel cuore dell’Appennino e d’Italia è famosa nel mondo per i suoi boschi, le sue chiese e i suoi castelli medievali, i suoi lupi e i suoi orsi. Gli alpinisti, non solamente italiani, conoscono anche il Paretone, il Monolito, le Spalle e le altre grandi pareti del Gran Sasso, e le cascate di ghiaccio che si formano nei fossi di arenaria della Laga.

Qualcuno ha sentito parlare anche delle difficili vie invernali del Sirente, o si è lasciato tentare dalle rocce friabili della Cima delle Murelle e del Camicia. Sciatori-alpinisti che arrivano da ogni parte d’Europa percorrono tra l’inverno e la primavera i canaloni e i pendii della Majella, del Gran Sasso, del Velino e delle altre montagne più imponenti.

L’avventura, però, si può trovare anche a quote più basse. E’ questo il messaggio che arriva dalla guida (e se ne sentiva la mancanza!) che Andrea Di Donato e Tommaso Sciannella hanno dedicato alle falesie sparse sull’intero territorio dell’Abruzzo. Pareti piccole o grandi, su roccia a volte buona, a volte ottima e a volte così così, spesso poco conosciute, quasi sempre sottovalutate rispetto a quelle del Lazio, dell’Umbria, delle Marche e del Molise.

Nell’elenco compaiono falesie spettacolari e celebri come Roccamorice e Pietrasecca, luoghi ricchi di storia come i torrioni di Pietracamela dove si sono formate generazioni di Aquilotti, templi dell’arrampicata moderna come il pilastro di Monte Aquila, affioramenti rocciosi modesti ma preziosi per i climber della zona come le rocce di Monticchio, della Madonna d’Appari, del Vallone d’Angri o di Civitella del Tronto.

Vuole un vecchio luogo comune che gli abruzzesi abbiano la “capa tosta”. Lo dimostra, nel senso migliore del termine, il modo in cui negli ultimi anni arrampicatori e alpinisti di ogni parte della regione si siano messi a cercare nuove rocce da attrezzare, e dove sfogare la loro passione per il verticale. Se i risultati più noti di questa ricerca sono tra la Majella e il Molise, dove si alzano le torri di Pizzoferrato e Pennadomo, la spettacolare falesia attrezzata da poco a Fano Adriano, in vista del Pizzo d’Intermèsoli e dei due Corni, dimostra che la roccia ancora da esplorare è dovunque.

L’invito per chi arrampica è ovvio. Andate in Abruzzo, cercate, seguite le indicazioni di questa guida. Troverete pareti con centinaia di vie, spesso immerse in ambienti magnifici, da frequentare in ogni momento dell’anno. L’altro invito, meno scontato, è per i responsabili dei Parchi e delle altre aree protette, nate anche grazie all’impegno di escursionisti e alpinisti, e che invece, negli ultimi anni, hanno trattato spesso l’arrampicata in falesia come un fastidio, se non come un pericolo da eliminare.

Non è così. L’arrampicata – come l’escursionismo, lo sci-alpinismo, la mountain-bike e le ciàspole – è un modo pacifico, non violento, giusto di godere della natura. In molte zone, poi, può essere (o già è, come a Roccamorice) una componente importante di quel turismo verde che si vuol portare nelle aree protette.

Invito da anni i presidenti e i direttori dei Parchi a buttare nel cestino i divieti a tappeto, a confrontarsi con i praticanti, con le guide alpine e con il CAI, a scoprire come è facile (basta togliere qualche catena e qualche spit) chiudere senza polemiche o litigi un pezzo di parete dove nidifica una specie rara di rapaci.

In casi estremi sono convinto che si possa e si debba vietare, ma che questo debba esser fatto con il sorriso sulle labbra, coinvolgendo i praticanti, ricordando che chi ha in tasca questa guida o un’altra simile non è un vandalo, ma un amico da accogliere a braccia aperte.

Credo che il contributo che il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga ha dato alla pubblicazione di questo volume sia un segnale di apertura, e un passo nella direzione giusta. Un buon segno per i climber, per l’economia dei piccoli centri, perfino per i rapaci. E anche per il sottoscritto, per quel poco che conta. Buone falesie per tutti!


Stefano Ardito

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